Potatura tree climbing Milano

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

Non è infrequente che l’agronomo a Milano  sia chiamato per svolgere la direzione dei lavori di potatura. Ecco perché.

Quando potare gli alberi? Il momento migliore per potare gli alberi

L’inverno, si sa, è il periodo migliore per procedere con la potatura degli alberi. Le piante sono a riposo e, per lo meno per le specie caducifoglie, è possibile avere una visione migliore dell’architettura degli alberi e procedere a una corretta progettazione della potatura. Sì, perché la potatura comporta molte ferite e, quindi, deve essere svolta solo se serve, considerando che ogni specie ha esigenze differenti e che ogni singolo albero ha la propria storia. La potatura, insomma, non può essere improvvisata, né eseguita “a giro” come spesso si sente dire: come si possono rispettare le esigenze fisiologiche e morfologiche di una pianta se si programma di potarla a prescindere ogni X anni? La potatura deve quindi essere progettata.

Quanto potare?

A questa domanda si può rispondere solo con il più classico “dipende”. Per capire l’intensità della potatura occorre esaminare i singoli casi. In linea di massima, è bene evitare di asportare più del 15-20% delle gemme (ossia della massa fogliare) in modo da non privare la pianta delle risorse necessarie per la fotosintesi.

Come potare gli alberi? La corretta potatura fa anche risparmiare

Prima di tutto è bene dire come non potare gli alberi: la capitozzatura deve essere sempre evitata!

Il perché è presto detto: al di là dell’orrore paesaggistico e ornamentale, la capitozzatura provoca ferite che la pianta non è in grado di rimarginare, facilitando l’ingresso di patogeni fungini che indeboliscono la struttura dell’albero e, di fatto, lo rendono più pericoloso. “Abbassare” un albero per renderlo più stabile è un mito purtroppo molto ben radicato. Un mito che, per certi versi, ha origine nelle campagne, quando gli alberi erano “gabbati” per motivi colturali (es. per l’alimentazione animale) ma che non ha motivo di esistere in ambiente urbano.

Inoltre, gli ormoni che regolano la crescita vegetale sono prodotti dalla cosiddetta “gemma apicale” (quella che si trova più in alto per semplificare): eliminandola, si priva la pianta del controllo ormonale sul proprio sviluppo con la conseguenza di avere una vegetazione disordinata. In aggiunta, i rami che si formano a seguito del riscoppio vegetativo sono spesso debolmente inseriti sul fusto e quindi, ancora una volta, si vede come una potatura eccessiva compromette la stabilità della pianta più che migliorarla.

Come in ogni città densamente abitata e trafficata, anche a Milano si ricorre spesso alla potatura in tree climbing. Oltre che per motivi logistici, questa è la tecnica migliore per potare solo laddove serve. L’operatore ha un controllo visivo ravvicinato della pianta e riesce a spostarsi lungo le branche raggiungendo ogni punto, anche quelli meno facilmente raggiungibili con le tradizionali piattaforme. In questo modo, da terra, la direzione lavori può gestire al meglio la potatura, garantendo tempi di ritorno molto più lunghi: potare bene fa risparmiare perchè sarà necessario intervenire nuovamente solo a distanza di molti anni. In questo senso la collaborazione tra tree climber e dottore agronomo è fondamentale per avere un lavor svolto a regola d’arte.

Potatura tree climbing Milano

Ogni fase della vita di una pianta richiede interventi mirati.

Semplificando possiamo dire che esistono le seguenti tipologie di potatura.

Potatura di formazione

Serve per favorire il corretto sviluppo dei rami nelle fasi giovanili. Di solito si esegue in vivaio o nei primi anni di messa a dimora (se il materiale vivaistico non è dei migliori). Se occorre, una potatura di formazione è molto importante per eliminare i difetti strutturali della chioma prima che possano diventare un problema.

Potatura di rimonda

Serve per eliminare tutti i rami disseccati o compromessi. A seconda delle specie può essere molto importante per ridurre la propensione al cedimento dell’albero o di parte della chioma.

Potatura di contenimento

Serve per contenere lo sviluppo della chioma di un albero. Di norma si rende necessaria quando c’è stato un errore di progettazione (o non c’è stata alcuna progettazione) ed è stato messo a dimora l’albero sbagliato nel momento sbagliato. Si tratta di una potatura delicata perché incide su parti vitali dell’albero e deve essere eseguita con estrema attenzione.

Potatura di recupero

Serve per correggere precedenti interventi errati di potatura, quali la capitozzatura. Si rende necessaria per ripristinare una chioma danneggiata da potature eccessive. In questo caso è importante valutare la condizione fitosanitaria e fitostatica della pianta in modo da selezionare i migliori candidati per la formazione della chioma secondaria. Se l’albero non è stato in grado di cicatrizzare le vecchie ferite e i patogeni fungini hanno avuto la meglio, talvolta è meglio procedere all’abbattimento e alla sostituzione del soggetto per motivi di sicurezza.

L’agronomo a Milano: un esempio di potatura ben fatta

Ecco un caso pratico. Recentemente un Amministratore condominiale mi ha contattato per verificare le potature in fase di esecuzione. Un rapido sguardo alle foto inviatemi è stato sufficiente per chiedere di interrompere i lavori.

Successivamente, i lavori sono proseguiti – con la medesima impresa – con l’ausilio della mia direzione dei lavori. Il risultato è interessante: le potature eseguite con il supporto di un dottore agronomo hanno permesso di conservare l’architettura vegetale precedente agli interventi (si può confrontare l’albero potato in modo drastico, contrassegnato con una X, e quello potato correttamente, contrassegnato con OK). Al contempo, tuttavia, sono state rimosse notevoli quantità di rami disseccati o pericolosi in quanto danneggiati per motivi naturali. In questo modo, pur rispettando la conformazione degli alberi ante-intervento, è stata incrementata la permeabilità della chioma nei confronti del vento e della neve, riducendo sensibilmente la propensione al cedimento degli alberi o di porzioni di questi.

Agronomo Milano Direzione lavori potatura alberi

Per maggiori informazioni è possibile contattarmi al 333.4603805 oppure inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per eventi di divulgazione circa le corrette pratiche arboricolturali.

Agronomo Pavia

Giardini contro l’inquinamento

Giardini contro l’inquinamento

Blocco del traffico a Milano? Alberi e arbusti possono fare molto contro l’inquinamento delle nostre città

In questi giorni le centraline di rilevamento degli inquinanti atmosferici hanno superato per l’ennesima volta le soglie di guardia, tanto da spingere molte Amministrazioni ad approntare misure di emergenza quali il blocco del traffico. Ma cosa si può fare, oltre a queste impopolari – e chissà quanto utili – misure dell’ultimo minuto?

Tempo fa, nel corso di un convegno, gli alberi sono stati definiti il “fegato verde” delle città. La vegetazione, infatti, non è solo un polmone verde capace di assorbire anidride carbonica e restituirci prezioso ossigeno, ma è anche un alleato fondamentale in grado di trattenere le polveri sottili. In particolare, alberi e arbusti hanno un’efficacia diversificata: i primi, grazie alla chioma molto estesa, possono intercettare grandi quantità di polveri; gli arbusti, invece, sono un po’ meno efficienti ma, dal momento che loro malgrado sono a livello dei tubi di scappamento, possono bloccare gli inquinanti proprio dove si originano.

Come fanno gli alberi a bloccare gli inquinanti dell’aria?

Buona parte della capacità disinquinante di alberi e arbusti è data dalla loro capacità di adsorbire le particelle inquinanti, bloccandole sulla superficie fogliare e sequestrandole in attesa che una pioggia le dilavi. Non tutte le specie di alberi, tuttavia, sono in grado di sequestrare gli inquinanti nello stesso modo. Le specie più efficienti sono quelle che presentano una grande massa fogliare e quelle che dispongono di foglie dotate di tricomi (peli fogliari) o che comunque hanno una superficie scabra.

Ma le piante non si limitano a bloccare fisicamente le particelle fini. Sono in grado di assorbire inquinanti gassosi come il monossido di carbonio, il biossido d’azoto e l’anidride solforosa, ma anche l’ozono.

L’agronomo a Cinisello Balsamo: progettista dell’aria pulita!

Cinisello Balsamo è uno dei comuni dell’hinterland milanese che spesso deve affrontare la cosiddetta emergenza smog. Si tratta di un comune densamente abitato, dove il traffico è elevato, ma nel quale, fortunatamente, non sono pochi i polmoni (e i fegati) verdi capaci di depurare l’aria. In particolare, ho avuto modo di visitare molti complessi condominiali dotati di giardini, quasi tutti realizzati diversi decenni or sono e, quindi, bisognosi di cure arboricolturali e agronomiche adeguate. In città, infatti, gli alberi invecchiano precocemente e richiedono interventi di manutenzione accorti e solo quando occorre (soprattutto per quanto riguarda le potature sugli alberi d’alto fusto). Nei giardini e nei parchi condominiali di qualità un capitolato per la gestione del verde è quindi un elemento irrinunciabile, non solo per motivi di carattere ornamentale e paesaggistico ma anche per permettere alle piante di espletare le proprie funzioni ecosistemiche.

Agronomo Cinisello Balsamo


Nei nuovi interventi, invece, quando si progetta un nuovo giardino (o il rifacimento di parti di un giardino esistente), studiare un sistema vegetale complesso – a livello di villa singola o di giardino condominiale – è fondamentale per realizzare giardini capaci di contrastare l’inquinamento cittadino e per respirare aria più pulita nei pressi delle nostre abitazioni. La scelta delle specie da mettere a dimora è ancora la fase più importante nella vita di un giardino: meglio approfondire lo studio del sito e non limitarsi ad acquistare le piante che ci vuole vendere il giardiniere di turno. Il risparmio iniziale (ammesso che ci sia) sarebbe vanificato nel corso degli anni a causa di maggiori necessità manutentive e minori servizi ecosistemici. È importante sapere che le piante emettono naturalmente alcuni composti organici volatili che possono reagire con alcune molecole presenti nei contesti inquinati e aumentare così la deleteria concentrazione di azoto nella bassa atmosfera. Fortunatamente solo alcune specie sono responsabili di questi fenomeni: piante che vanno accuratamente evitate in città.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per informazioni e preventivi al numero 333 4603805 o via email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.
Tramite il marchio HD Garden realizzo giardini e terrazzi progettati su misura (www.hdgarden.it).

Alberi e clima: quale ruolo per l'agronomo a Milano?

Alberi e cambiamento climatico: cosa può fare l’agronomo a Milano?

Alberi e clima: cosa può fare l’agronomo a Milano?

Cosa possono davvero fare gli alberi contro il cambiamento climatico? E quale il ruolo del dottore agronomo a Milano?

Il cambiamento climatico non è un’opinione. Si misura ed è in atto. Lo ha ricordato recentemente anche Giampiero Maracchi, climatologo dell’Università degli Studi di Firenze e fondatore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr.

A Parigi (Cop 21) si discute in questi giorni per raggiungere un accordo volto a contrastare gli effetti negativi delle attività umane sull’ambiente. Accordi tra i “Grandi” della terra. Ma cosa si può fare nel piccolo dei nostri giardini e delle nostre città? Ha davvero senso mettere a dimora alberi per aiutare il clima o è solo un’illusione?

L’albero assorbe anidride carbonica (CO2)

L’albero costruisce da sé le molecole di cui è composto: tessuti di sostegno, sostanze di riserva, organelli intracellullari, ecc. Tutto deriva dall’assunzione di acqua e sostanze nutritive dal terreno, nonché di energia dal sole e di anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera. La CO2 viene trasformata in sostanze di riserva e tessuti necessari allo sviluppo della pianta in un processo, la fotosintesi clorofilliana, che porta alla liberazione di ossigeno nell’atmosfera. Quindi l’albero sottrae in modo naturale, gratuito ed efficiente una quantità importante di anidride carbonica, molta della quale è emessa nell’atmosfera a causa del consumo di combustibili fossili (come il petrolio) da parte dell’uomo. Un albero può essere così visto come una sorta di deposito di carbonio, sottratto all’atmosfera e conservato biologicamente per numerosi decenni. Certo l’anidride carbonica non è il gas serra più pericoloso ma una sua riduzione può certo contribuire a migliorare il clima del nostro pianeta.

Alberi in città. Agronomo a Milano

Quanta anidride carbonica (CO2) assorbe un albero?

A livello teorico tutto torna. Ma a livello pratico? Gli alberi sono un mezzo efficiente ed efficace per assorbire quantità importanti di anidride carbonica?

Uno studio molto interessante ha recentemente messo il luce come l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera abbia portato a una maggiore efficienza delle piante nell’assorbire la CO2: in un certo senso, grazie a meccanismi tipici della fisiologia della maggior parte delle piante, gli alberi si sono adattati per incamerare ancora più carbonio (il 35% in più rispetto a un secolo fa), riducendo gli effetti del cambiamento climatico dovuto all’uso massiccio di combustibili fossili. Lo stesso studio ricorda che la vegetazione terrestre riesce ad assorbire un terzo delle emissioni umane in atmosfera.

Ovviamente, dal momento che nel mondo esistono migliaia di specie arboree differenti, non è possibile fornire un valore esatto circa l’anidride carbonica sequestrata da un albero. Tuttavia, un valore medio attendibile, è di circa 25 kg all’anno pari a circa 1 tonnellata di CO2 nell’arco di 40 anni di accrescimento, una durata plausibile con buona parte delle specie. È interessante notare che mentre sottrae anidride carbonica, un albero produce anche ossigeno sufficiente per due persone.

Alberi e ozono

I benefici degli alberi sul clima non si fermano certo qui. Ne voglio citare un altro, messo in evidenza da uno studio condotto in Texas: è stato dimostrato che la realizzazione di foreste periurbane permette l’assorbimento di notevoli quantità di ozono e di biossido d’azoto (circa 58 tonnellate del primo e 310 tonnellate del secondo) nell’arco di 30 anni. Un quantitativo importante.

Non è certo auspicabile sottrarre terreno prezioso all’agricoltura, tuttavia è facile immaginare quale potrebbero essere gli effetti positivi derivanti da un’ampia forestazione urbana! Pensiamo a quante aree dismesse esistono, a quanti filari alberati si potrebbero realizzare. Il tutto con enormi benefici anche per quanto riguarda microclima urbano, risparmio energetico e riduzione dell’usura del manto stradale.

Quale il ruolo dell’agronomo a Milano?

Gli alberi sono quindi grandi alleati contro i cambiamenti climatici, sia in un’ottica micro sia in un’ottica di livello planetario.

Metterli a dimora e dimenticarsene, tuttavia, non è la strada ideale.

L’ambiente urbano, per un albero, è un ambiente inospitale: il terreno è spesso di cattiva qualità, il suolo è compattato, l’irrigazione spesso assente o inadeguata, la radiazione luminosa non ottimale.

Per questo la gestione del verde urbano deve essere svolta con professionalità. La scelta delle specie, lo studio delle migliori tecniche di messa a dimora, la programmazione di una buona manutenzione ordinaria e straordinaria sono decisioni delicate e fondamentali per il successo. L’improvvisazione può portare a scelte sbagliate con conseguenze non solo sul lato ornamentale, paesaggistico ed economico ma anche ecosistemici. In altri termini, una gestione scorretta può vanificare i benefici climatici degli alberi.

Per ulteriori informazioni potete contattarmi al 333 4603805 o via email all’indirizzo studio@lucamasotto.it. Sono a completa disposizione per eventi di divulgazione ambientale.

Riferimenti bibliografici

Gli studi citati nel post sono reperibili in formato integrale ai seguenti link:

Tetti verdi Minoprio

Tetti verdi. Appunti per un verde pensile di qualità

Tetti verdi. Spunti dal progetto LifeMedGreenRoof

La progettazione e la realizzazione dei tetti verdi richiedono un’accurata selezione delle piante e dei substrati.
Molte conferme dal recente convegno tenuto presso Fondazione Minoprio.

Garden grabbing, ossia accaparramento di giardini. È questa la felice definizione di un infelice fenomeno che Antoine Gatt ha utilizzato per descrivere l’ulteriore consumo di suolo nelle aree già urbanizzate: giardini, parchi e spazi aperti sottratti ai Cittadini per costruire una maglia residenziale sempre più fitta.
Gli effetti sul microclima urbano e, quindi, sulla qualità della vita e sui costi energetici sono ormai noti, ma durante il convegno “I tetti verdi nell’ambiente mediterraneo” tenutosi presso la Fondazione Minoprio il 12 novembre 2015 sono stati forniti interessanti dettagli e riferimenti tecnico-scientifici.

Tetti verdi e microclima urbano

Il microclima urbano può differire anche in modo sensibile dalle condizioni climatiche delle zone periurbane e rurali site a pochi chilometri di distanza. Questo per una serie di ragioni tra le quali:

  • la geometria particolarmente complessa delle aree cittadine che modifica la dinamica dei venti e quindi il naturale raffrescamento;

  • le caratteristiche tecniche dei materiali da costruzione che ostacolano l’allontanamento del calore;

  • la ridotta evapotraspirazione a opera della vegetazione sia perché le aree coperte dalla vegetazione sono molto limitate, sia perché le condizioni fitosanitarie delle stesse sono spesso carenti;

  • l’albedo delle arre urbane è inferiore a quello delle aree naturali.

L’isola termica urbana comporta un elevato dispendio energetico per le operazioni di raffrescamento e riscaldamento. Si tratta di numeri importanti, se si considera che gli edifici commerciali e residenziali sono responsabili di oltre il 30% delle emissioni complessive che si registrano in città. I tetti verdi “stabilizzano” la temperatura degli edifici, attenuando le escursioni termiche estive e invernali, e aumentano l’evapotraspirazione complessiva; pertanto, una maggiore diffusione del verde pensile avrebbe riflessi positivi non indifferenti sia a livello microclimatico sia a livello di sostenibilità energetica.
Non bisogna poi dimenticare che le città sono sempre più impermeabilizzate: il terreno libero, capace di attenuare il picco di deflusso in caso di eventi atmosferici intensi, è sempre meno e questo aumenta la vulnerabilità delle aree urbane ai nubifragi. Inoltre, l’acqua che ruscella dopo avere attraversato una copertura a verde risulta depurata da una serie di inquinanti che sono trattenuti dal terreno o direttamente dalle piante. È stato calcolato che se tutte le coperture piane del centro di Manchester fossero convertite a verde pensile si avrebbe una riduzione del 2,3% del pm10 (il particolato che affligge molte città): potrebbe sembrare poco ma, se si considera che i tetti verdi per definizione sono i situati a molti metri dal piano stradale, è un risultato da non trascurare.

Le piante e i substrati per un tetto verde

La progettazione e la realizzazione di un tetto verde non può prescindere da un accurato esame del luogo. A livello di Paesi mediterranei, ma anche limitando l’attenzione alle città italiane, il clima è molto diversificato con piogge distribuite in modo molto diverso nel corso delle stagioni. Lo stesso dicasi per quanto concerne le temperature, in particolare i picchi di caldo estivo e le gelate invernali.
Per questo motivo, è fuorviante fornire indicazioni – anche se di massima – circa i materiali da usare. Di certo è bene valutare con attenzione le proposte di coloro che offrono soluzioni preconfezionate, chiavi in mano, con substrati e specie vegetali standardizzate. Al contrario la scelta delle specie, del substrato e dello spessore del pacchetto costruttivo deve essere conseguenza di uno studio attento del microclima locale.
In particolare, è bene ponderare lo spessore del substrato: se nei Paesi del centro e del nord Europa sono tollerabili substrati molto sottili (si arriva a far vivere le piante in 3 cm di substrato), nei Paesi con condizioni climatiche più estreme è bene aumentare la profondità per rendere il sistema più resiliente, ossia meno soggetto alle bizze del tempo. Inoltre, è bene valutare con attenzione il contenuto di sostanza organica dei substrati: se da una parte è auspicabile per i suoi vantaggi agronomici, dall’altra si deve considerare che si tratta di un materiale soggetto a mineralizzazione quindi a una progressiva “scomparsa”. Occorre inoltre valutare il contenuto di calcare sia per i suoi riflessi sulla nutrizione vegetale sia per le potenziali conseguenze sul sistema di smaltimento delle acque.

Tetti verdi Milano

La manutenzione dei tetti verdi

Uno dei principali fattori che determinano il successo o l’insuccesso del verde pensile è costituito dalla manutenzione o, meglio, dai costi di manutenzione. Questi possono essere molto variabili.
Una prova comparata svolta dalla dottoressa Helga Salchegger del Centro di sperimentazione agraria e forestale di Laimburg ha dimostrato come la manutenzione ridotta a un intervento all’anno sia una pratica quasi utopica. Ne segue che, per un sistema a verde estensivo, sono da considerare almeno due interventi di manutenzione annuali che aumentano nel caso in cui si vogliano soluzioni di tipo più giardinistico nelle quali la manutenzione può richiedere interventi frequenti al pari di un giardino tradizionale.
Interventi di manutenzione particolari, ossia tipici del verde pensile, sono costituiti dalla verifica dell’attecchimento delle piantine dopo i rigori invernali. Dal momento che le piante sono coltivate in vivaio in substrati di tipo vivaistico che differiscono notevolmente da quelli impiegati per la realizzazione dei pacchetti costruttivi delle coperture verdi, non è infrequente assistere a fenomeni di “espulsione” dal substrato delle piante di recente messa a dimora, fenomeni dovuti alle differenti caratteristiche fisiche dei due substrati che si comportano in modo diverso a seguito del gelo. Qualora ciò avvenisse, le piante devono essere nuovamente rimesse in sede pena una ridotta percentuale di attecchimento.
In ogni caso, al di là di casi particolari, una delle principali voci di costo è rappresentata dalla lotta alle infestanti.

Le infestanti del verde pensile

Il tetto verde può essere visto come un “giardino in movimento” alla Gilles Clement. Si tratta infatti di un ambiente estremo, sottoposto a sensibili escursioni termiche, un ambiente dove le infestanti, grazie alla loro aggressività, possono avere vita facile nei confronti delle specie più desiderabili. È bene tuttavia considerare che alcune delle infestanti che possono svilupparsi in un tetto verde non costituiscono un problema perché presentano un buon interesse ornamentale; in questo caso la loro presenza può anzi essere incentivata evitando di rimuoverle e facilitando così l’ulteriore colonizzazione del tetto verde.
Di norma le infestanti – tra le quali si annidano anche piante arbustive e arboree, basta citare
Buddleja e Ailanthus – si diffondono a opera del vento e degli animali; tuttavia nel caso del verde pensile il fattore predominante è costituito dall’uomo: buona parte delle malerbe si annida nei substrati mal conservati prima della messa in opera oppure viene portato “in quota” nel corso delle operazioni di manutenzione.

Un tetto verde di qualità

Da quanto detto, un tetto verde di qualità non può essere una soluzione preconfezionata, adatta a tutte le esigenze e latitudini.
Al di là degli aspetti paesaggistici, infatti, un tetto verde di successo deve essere studiato nei dettagli, a partire dagli aspetti microclimatici, in modo da scegliere il substrato e la stratigrafia più adatta. La scelta delle specie sarà frutto di una ricerca attenta che non si limiti alla mera copiatura di altri interventi e che eviti la diffusione dell’ormai celebre deserto di
Sedum. Anche nelle coperture a verde, infatti, è bene porre a dimora un buon numero di specie vegetali in modo da aumentare la biodiversità e con essa la resilienza del sistema verde. Una biodiversità che non si limita al mondo vegetale, ma che si spinge sino ai funghi, ai batteri e alla microfauna che popolano i substrati, micro-ospiti fondamentali per garantire il ciclo dei nutrienti e la nutrizione vegetale.

Per ulteriori informazioni sono a disposizione ai recapiti di studio: tel. 333 4603805 e email studio@lucamasotto.it
Altri approfondimenti possono essere trovati anche nel blog di Green Service Italia, dove pubblico contributi circa i tetti verdi.

Giornata nazionale alberi 2015

La Via Verde – Giornata nazionale degli alberi 2015

In occasione della Giornata nazionale degli alberi 2015 parteciperò all’incontro divulgativo La Via Verde, organizzato a cura dell’Associazione Amici Parco Natura con il patrocinio del Comune di Cesano Boscone.

Quale l’importanza degli alberi nelle nostre città? Come leggere le aree verdi presenti sul territorio? Quali sono i metodi di indagine e le tecniche che possono essere adottate per salvaguardare e, ove possibile incrementare, il verde cittadino? Come procedere in caso di abbattimento di alberi d’alto fusto? Quali possibilità ci sono per mantenere in salute il nostro verde ornamentale senza ricorrere a un uso smodato di prodotti chimici? A cosa serve un dottore agronomo a Milano?

L’appuntamento è previsto per venerdì 20 novembre 2015 alle ore 21 a Cesano Boscone presso la Casa della Musica di via Matteotti 9.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito di una serie di incontri di divulgazione arboricolturale e ambientale che lo Studio porta avanti da diversi anni. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i valori (non ultimo quello economico) del patrimonio del verde urbano, dal momento che una cattiva gestione del verde (manutenzione e progettazione) causa danni notevoli al patrimonio verde e quindi alla qualità della vita dei cittadini. Aree verdi ben progettate e alberi ben curati sono infatti fattori fondamentali per migliorare il benessere psico-fisico di tutti noi: sono innumerevoli gli studi scientifici che lo dimostrano.

Per qualsiasi informazione è possibile scrivere un’email a studio@lucamasotto.it o telefonare al 333.4603805.
Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per eventi di divulgazione ambientale e naturalistica.

adottare verde pubblico milano

Adottare il verde pubblico: a Milano si può!

Sono sempre più numerose le Amministrazioni comunali che danno la possibilità di adottare un’aiuola pubblica a singoli cittadini o a Condomini. E sono sempre di più i cittadini e i Condomini che richiedono aree da curare, da rendere più belle e più verdi.
Un modo per prendersi cura di un pezzetto di città ma anche un’idea innovativa per rendere più decoroso l’ingresso del proprio stabile.
Non si tratta della classica sponsorizzazione che spesso caratterizza le rotonde stradali.

Adottare il verde pubblico a Milano

Adottare un’aiuola a Milano, per esempio, significa prendersi cura anche dei parterre sotto casa, spesso invasai da auto in sosta selvaggia. Infatti, anche i Condomini possono adottare un’aiuola: è sufficiente predisporre un progetto adeguato, corredato da una relazione tecnica, e presentarlo presso gli Uffici comunali entro le scadenze determinate dall’Amministrazione. La consulenza di un dottore agronomo a Milano è particolarmente utile perchè l’adozione delle aree verdi è soggetta a un bando e, pertanto, è bene che il progetto sia curato nei particolari e analizzi le caratteristiche dell’aiuola che si vuole adottare in modo da scegliere le specie vegetali più interessanti e adatte al luogo di messa a dimora.

Adottare un’aiuola in altre città

In altre città, le modalità di adozione del verde pubblico possono variare. Tuttavia, dal momento che la consapevolezza dell’importanza di vivere in città più verdi sta crescendo sempre di più, anche nelle città – e nei piccoli Comuni – che non prevedono specifiche procedure è possibile presentare progetti di adozione presso gli Uffici tecnici.

Ridurre i costi di manutenzione del verde adottato

Per ridurre al minimo i costi di manutenzione dello spazio verde adottato, è importante valutare le caratteristiche del terreno e l’esposizione, nonché scegliere specie adatte, rustiche, resistenti o tolleranti ai principali problemi fitosanitari presenti nell’area di riferimento. Risparmiare in fase progettuale può trasformarsi in un boomerang: scelte errate possono comportare costi di manutenzione elevati e vanificare in poco tempo l’economia iniziale. In particolare si dovrà prestare attenzione alla reazione del terreno (pH), alla dotazione di nutrienti, alla struttura e alla composizione granulometrica del suolo, alla disponibilità di acqua e di radiazione luminosa diretta e indiretta.

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Agricoltura biologica

L’agricoltura è una delle attività umane più primordiali e al tempo stesso più nobili. Tutti, almeno un paio di volte al giorno, dobbiamo nutrirci. Mai come in questi mesi, attorno al cibo – ed è dall’agricoltura che deriva il cibo che mangiamo – nascono e si sviluppano discussioni, spesso stucchevoli. Cibo è agricoltura, alimentazione, nutrizione; non gastronomia. Quest’ultima è una sovrastruttura, talvolta una depravazione, del cibo. Il cibo, e con questo le tecniche e i sistemi colturali che ne permettono la produzione, si riflette ed è parte integrante e sostanziale della cultura e dei valori di ogni comunità umana.
L’attività agricola, quindi, influisce direttamente o indirettamente su tutto quanto è vita, sulla terra, sull’acqua, sulle piante e sugli animali. L’agricoltura deve produrre cibo – questo è il suo compito principale, troppo spesso trascurato e travisato – ma deve farlo in modo sostenibile dal punto di vista ecologico, ambientale, etico, socioeconomico. Su questo non ci sono ormai dubbi.
L’agricoltura biologica è solo una delle diverse “modalità” di produzione del cibo. Ancora circondata da una spessa cortina ideologica è spesso vista con diffidenza dall’agricoltura cosiddetta “convenzionale”. Spetta all’agricoltura biologica aprirsi al mondo e al resto del mondo confrontarsi con essa in modo sereno, con grende onestà intellettuale.
Il dottore agronomo del terzo millennio non può trascurare questi metodi produttivi, declinandoli in funzione dell’ambiente agroclimatico di riferimento.
A tutti, addetti ai lavori e opinione pubblica, è richiesto uno sforzo di apertura mentale: gli agricoltori biologici seri esistono così come esistono i produttori “convenzionali” seri. Ridurre il tutto a uno scontro ideologico tra diverse scuole di pensiero non rende onore alla complessità dell’atto agricolo. Un atto solo apparentemente semplice ma che è informato da una incredibile varietà di scienze e tecniche di natura chimico-fisico-biologica, ambientale, ecologica ed economica.
Al dottore agronomo di oggi non spetta solo il compito di governare questa complessità, ma anche di comunicarla. Una sfida avvincente, come avvincente è produrre cibo in quantità e qualità sufficiente per una crescente popolazione mondiale.

Per approfondire questi temi, dal 5 al 9 ottobre 2015, lo Studio è impegnato in un percorso di approfondimento per la qualificazione a “Tecnico ispettore del biologico per le produzioni vegetali e animali” presso AccademiaBio, Scuola di specializzazione in agricoltura biologica di Bologna.
Lo Studio arricchisce così la gamma dei servizi offerti e si mette a disposizione di tutti coloro che volessero una consulenza indipendente circa i loro fornitori alimentari: mense, scuole, gruppi di acquisto solidale (Gas), ecc.
microcredito india

Microcredito in India

Venerdì 16 ottobre 2015 la libreria La Ghiringhella di Concorezzo organizza un incontro dal titolo “Prospettive sull’India”. Sarà l’occasione per esaminare il subcontinente indiano sotto vari punti di vista: culturale, sociosanitario, economico e letterario.

Lo Studio sará presente con un contributo circa il ruolo del microcredito negli ambienti rurali indiani, prendendo spunto dal libro “Il banchiere dei poveri” di Muhammad Yunus (ordinabile in libreria).

Per motivi organizzativi l’incontro si terrà presso Il Circolo Sant’Antonio di via Verdi a Concorezzo.

Alle 21 l’inizio del seminario che, tra gli altri interventi, prevede l’eccezionale partecipazione da remoto del dr. Abhishek Cukkemane del Bijasu agricultural research centre di Pune, India.

Locandina

albero-della-vita

Bioetico in Expo Milano

Dall’1 al 3 ottobre 2015 bioetico.net entra in Expo. Inizialmente pensavamo di non affrontare il tema Expo 2015. Non volevamo”urtare” la sensibilità di molti imprenditori agroalimentari che vedevano in Expo un nemico più che un’occasione.

Dopo un dibattito interno e dopo aver parlato con diversi agricoltori abbiamo cambiato idea.
Expo 2015 presenta elementi di criticità, è vero. Primo tra tutti un coinvolgimento degli agricoltori molto parziale e limitato. Un tema delicato quello di “Nutrire il pianeta, energia per la vita” non declinato sempre in modo sobrio.

Eppure è innegabile che Expo rappresenta un’occasione importante per portare il concetto di sostenibilità e l’agricoltura all’attenzione dell’opinione pubblica che per decenni è rimasta
“a digiuno” su questi temi. Con la convinzione che le battaglie si combattono fino in fondo con la forza delle idee e con la presenza, bioetico.net vi invita nei giorni 1-2-3 ottobre presso il padiglione degli agronomi dove con una presentazione di tre minuti esporremo il nostro progetto all’attenzione di agricoltori, imprenditori, appassionati, cultori, neofiti e tutti coloro disposti a un confronto schietto, sereno e…bioetico.

Vi aspettiamo al padiglione WAA-CONAF!

Agevolazioni fiscali per il verde | Luca Masotto dottore agronomo

Agevolazioni fiscali per il verde

Mercoledì 1 luglio 2015, è stato presentato il disegno di legge “Misure di agevolazione fiscale per interventi di sistemazione a verde di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari di proprietà privata”.
Secondo quanto riferito all’Ansa dall’Onorevole Gianluca Susta, primo firmatario del disegno di legge, “si tratta di ricostruire il rapporto tra uomo e natura” in quanto è ormai acclarato che i giardini “contribuiscono a contrastare l’inquinamento, favoriscono una buona climatizzazione, migliorano la qualità di vita delle persone. E rendono più belle le nostre città”.
Il provvedimento prevede la detraibilità del 36% in cinque anni per spese tra 2.000 e 30.000 euro (soglie innalzate da 5.000 a 50.000 per i condomini). La copertura è di 200 milioni di euro annui.