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Luca Masotto agronomo milano Intervistailsalvagente

Piante e danni da freddo: come recuperare?

Piante e freddo: intervista a Il Salvagente

Il rischio di gelate è ormai passato. Anche se qualche ritorno di freddo è ancora possibile, questo è il momento di pensare a recuperare i danni con opportuni accorgimenti.

Ho incontrato Carla Tropia, giornalista del mensile Il Salvagente, per una breve intervista che inizia così: Come ogni essere umano, ci spiega l’agronomo, le piante sono in grado di raccontarci le loro sofferenze. Bisogna però saperle osservare, valutando la chioma. I consigli per intervenire senza creare altri “guai”.

Sì, perché anche le piante hanno il loro particolarissimo modo di comunicare. Il loro alfabeto, però, è muto, fatto di segni e di segnali che occorre saper cogliere con tempestività. Arricciamenti fogliari, discolorazioni e imbrunimenti sono alcuni dei silenziosi campanelli di allarme che dovremmo notare. Importante porsi in ascolto, osservandole attentamente in modo da correre per tempo ai ripari.

Qualche pillola discussa nell’intervista:

  1. Fondamentale è la prevenzione dei danni da freddo, prevenzione che passa in primo luogo da un’accorta progettazione al fine di mettere a dimora la classica pianta giusta nel posto giusto. Inutile cercare l’esostismo a tutti i costi se abbiamo una casa in montagna, per quante attenzioni potremo riservare a una pianta, il rischio è quello di una morte ingloriosa.
  2. Per aiutare tutte le piante, anche quelle più acclimatate, è bene proteggere l’apparato radicale (soprattutto per le piante in vaso): se qualche ramo può seccare ed essere rimosso senza problemi, meno facile è ripristinare la vitalità e il corretto funzionamento delle radici che devono quindi essere adeguatamente pacciamate.
  3. Attenzione alla concimazione, evitando eccessi di concimazione azotata che favoriscono un eccessivo sviluppo vegetativo, “intenerendo” i tessuti; con l’approssimarsi della stagione fredda è bene calibrare il potassio che al contrario ha un effetto “indurente” e aiuta le piante a superare i rigori invernali.

L’intervista completa è disponibile nella copia in uscita de Il Salvagente.

Droni e verde urbano agronomo Milano

Droni multispettrali: un supporto per la gestione del verde urbano

L’impiego di droni nell’ambito del verde urbano è un ottimo punto di partenza e di completamento per tutti quegli interventi che mirano al contenimento dell’impiego di prodotti chimici e alla gestione del rischio associato alla presenza di alberi.

 

Un nuovo strumento per l’agronomo di città

È ormai di moda parlare di dati. Qualunque sia l’obiettivo di un progetto, la raccolta e l’esame di una grande quantità di dati è un elemento imprescindibile per una consulenza moderna ed efficace. Parlare di dati, quindi, non è un fenomeno passeggero, bensì un vero e proprio cambio di paradigma: con l’avanzare della tecnologia, ogni tipo di consulenza sta modificando il proprio approccio tanto che gli aspetti quantitativi stanno assumendo un peso predominante rispetto a quelli qualitativi. Ovviamente, nessuna macchina – per quanto sofisticata – potrà mai prendere il posto del professionista nell’ambito dell’analisi di sistemi complessi (soprattutto se “aperti” come il caso di un ecosistema urbano). Ma se ben utilizzate, le tecnologie di ultima generazione possono aiutare le consulenze libero professionali a compiere un notevole salto di qualità.

Il Progetto Parco di Villa Zoia a Concorezzo (Monza)

È per questo che ha preso avvio il Progetto Zoia che prevede la raccolta di grandi quantità di dati spaziali e puntuali al fine di una loro successiva analisi per comprendere nei minimi dettagli lo stato di fatto relativo a un parco cittadino della bassa Brianza. In questi giorni è stato svolto un rilievo tramite drone per la mappatura tridimensionale del Parco che permetterà di ottenere un modello digitale del terreno. Questo, a sua volta, consentirà di approfondire le dinamiche idrauliche con tutte le conseguenti implicazioni in materia di irrigazione, fitopatologia, nutrizione.

Droni e riprese multispettrali

Ma la restituzione dei dati raccolti nel campo del visibile è solo il primo passo per una conoscenza completa dell’ecosistema urbano. In primavera, una volta che le piante avranno rimesso completamente le foglie, si procederà a uno o più voli di completamento, volti alla raccolta di dati multispettrali: speciali camere rileveranno la quantità di radiazione riflessa a particolari lunghezze d’onda. I dati, rielaborati da appositi algoritmi in fase di affinamento, metteranno in evidenza la naturale variabilità di condizione fisiologica in funzione della specie, del luogo di messa a dimora, dell’esposizione nei confronti dei punti cardinali. Sulla base di successivi sopralluoghi di validazione in campo, si potranno individuare sul nascere le difficoltà fisiologiche o patologiche della vegetazione, intervenendo in modo rapido, mirato ed efficace.

Uno strumento, tante applicazioni

In ultima analisi, quindi, l’impiego di droni nell’ambito del verde urbano è un ottimo punto di partenza e di completamento per tutti quegli interventi ad alto contenuto consulenziale che mirano al contenimento dell’impiego di prodotti chimici e alla gestione del rischio associato alla presenza di alberi. Si pensi, per esempio, alla possibilità di individuare tempestivamente eventuali difficoltà radicali di alberi di alto fusto, introducendo programmi di lotta biologica nonché verifiche di stabilità con strumenti avanzati quali la prova dinamica di tenuta dell’apparato radicale.

Droni e verde urbano agronomo Milano

Per qualsiasi informazione sono a disposizione al numero 333.4603805 o all’indirizzo di posta studio@lucamasotto.it
I rilievi sono stati realizzati grazie alla collaborazione dei tecnici agrosurvey.farm

Drone e verde urbano

Sperimentazione e innovazione: droni e verde urbano

Impiego di droni nel verde urbano

“Singolare studio quello che vuole mettere in atto l’agronomo Luca Masotto”

Così apre l’articolo del Giornale di Vimercate del 31 ottobre 2017 a firma di Rodrigo Ferrario che ringrazio per la chiacchierata.
In effetti, lo studio, svolto in collaborazione con Agrosurvey – brand di Drone Emotions specializzato nell’agricoltura di precisione – è decisamente innovativo e mira a introdurre l’uso di droni nel campo della gestione del verde urbano. Lo scopo è quello di valutare lo stato fisiologico delle piante di alto fusto in due aree della città di Concorezzo aventi caratteristiche stazionali molto diverse:

  • Parco di Villa Zoia, ottimo banco di prova grazie alle oltre 200 piante di alto fusto appartenenti a svariate specie e varietà;
  • Via Kennedy, dove vi è un filare di tigli in parte potato a inizio 2017 in parte potato diversi anni or sono.

Droni: nuova frontiera nella gestione degli alberi

Gli esami – già autorizzati dalla Giunta comunale – saranno svolti grazie a droni (ad ala fissa o ad ala rotante) in grado di trasportare fotocamere ad alta risoluzione per lo sviluppo di modelli tridimensionali del terreno e camere multispettrali capaci di leggere lunghezze d’onda invisibili all’occhio umano. A seconda dello stato fitosanitario e fisiologico, infatti, le piante presentano caratteristiche di riflettanza differenti: i sensori delle camere multispettrali catturano le onde elettromagnetiche riflesse dalle foglie e li inviano a un computer. I dati raccolti saranno quindi elaborati tramite particolari algoritmi dai quali si otterranno indici di vigoria sotto forma di mappe in falsi colori. Per avere un’idea della mappa in falsi colori, l’immagine seguente riporta i risultati di uno studio in campo agricolo recentemente svolto insieme ad Agrosurvey in provincia di Latina.

Droni e verde urbano

 

I dati rilevati ed elaborati in falsi colori dovranno essere successivamente validati da indagini agronomiche e arboricolturali di campo.
In questi giorni sono in via di definizione i piani di volo in attesa delle condizioni operative e stagionali più adatte per dare il via alla sperimentazione.

Per qualsiasi informazione o approfondimento potete contattarmi ai recapiti di Studio: mob. 333 4603805 o email studio@lucamasotto.it

Lo studio è svolto in stretta collaborazione con Agrosurvey, azienda specializzata nell’agricoltura di precisione (www.agrosurvey.farm)

Giornale di Vimercate

 

QTRA Aboricoltore Milano Agronomo

Arboricoltore Milano: dall’analisi di stabilità alla valutazione del rischio

L’arboricoltore a Milano: dall’analisi di stabilità alla valutazione del rischio

Siamo spesso abituati a gestire gli alberi in funzione delle loro condizioni intrinseche. Hanno difetti strutturali? Hanno problemi fisiologici o malattie fungine?
Soprattutto, di solito, vogliamo scongiurare schianti o sbrancamenti, quasi fosse automatico il nesso tra caduta di un albero (o di una branca) e danni a persone e cose. Se la branca cadesse proprio mentre passa qualcuno? Se quell’albero inclinato cedesse proprio mentre sta uscendo qualcuno con l’automobile?

Arboricoltore Milano

Valutazione di stabilità degli alberi. Una scienza evoluta

La valutazione di stabilità degli alberi ha fatto notevoli progressi negli ultimi decenni. Metodi, prassi e protocolli hanno affinato le procedure di indagine.
Sofisticati strumenti tecnologici permettono oggi di indagare la consistenza dei tessuti legnosi in modo poco o per nulla invasivo.
Tuttavia solo ora si sta affacciando in Italia un approccio diverso alla coesistenza degli alberi con le attività umane.

QTRA. Un approccio quantitativo all’esame di stabilità degli alberi

Si tratta della valutazione del rischio associato alla presenza di alberi. Uno degli approcci più diffusi è il QTRA (Quantified tree risk assessment); si tratta di una valutazione quantitativa del rischio, quindi indipendente da ragionamenti di carattere qualitativo, talvolta emotivo, che sono tradizionalmente applicati alla materia.
Il metodo QTRA si basa su solide basi statistiche capaci di calcolare la probabilità che un albero possa provocare danni nel corso dei successivi 12 mesi. I parametri da valutare sono lo stato morfofisiologico e biomeccanico degli alberi, la frequentazione della potenziale area di schianto, le condizioni meteoclimatiche locali, le sollecitazioni cui l’albero è sottoposto e la probabile evoluzione dei fattori precedenti.
In questo modo viene stimata una probabilità di danno traducibile in termini monetari in modo da valutare se il costo degli eventuali interventi arboricolturali (potature, abbattimenti, ecc.) sia giustificabile o meno.

Valutazione del rischio degli alberi. I vantaggi

La valutazione del rischio degli alberi, in ultima analisi, può quindi essere vista come una razionalizzazione degli interventi in grado di allocare al meglio le risorse finanziarie destinate alla cura del verde, tanto in ambito pubblico quanto in ambito privato.

Luca Masotto è registered user per l’applicazione del metodo QTRA in Italia. Per maggiori informazioni è possibile inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it oppure contattarmi direttamente al 333 4603805.
La metodologia QTRA è descritta in dettaglio sulla pagina ufficiale www.qtra.co.uk

Progettazione del verde | Luca Masotto

Agronomo Monza: l’accertamento tecnico preventivo

L’accertamento tecnico preventivo

L’ATP è uno strumento di urgenza utile a chiarire gli aspetti tecnici che hanno provocato un vizio. L’importanza di porre un buon quesito al CTU

Negli ultimi anni, nei procedimenti giudiziari, gli aspetti tecnici hanno assunto un ruolo via via crescente. Capita spesso che il tasso tecnico dei motivi di una controversia sia tanto elevato da dover ricorrere a un consulente in grado di chiarire gli aspetti tecnici di un vizio, affinché i Legali delle Parti dapprima, e il Giudice poi, possano arrivare a conclusioni sufficientemente informate.

Non sempre la questione può essere risolta tramite una consueta Consulenza tecnica di ufficio. Talvolta può essere necessario procedere di urgenza in quanto, per esempio, occorre ripristinare lo stato di fatto dei luoghi in tempi molto brevi, incompatibili con i tempi di un procedimento giudiziario. La casistica è molto ampia: dalla determinazione dei motivi che hanno portato allo schianto di un albero – che deve essere rimosso per consentire la ristrutturazione dell’edificio colpito – alla valutazione dei problemi di drenaggio di un campo da calcio che deve tornare alla piena funzionalità prima dell’inizio del campionato.

In casi simili, il Legale può ricorrere all’accertamento tecnico preventivo (ATP) disciplinato dall’articolo 696 del codice di procedura civile. L’ATP è un procedimento di istruzione preventiva che si svolge quindi prima dell’avvio del processo avvalendosi di tecnici di particolare competenza che intervengono immediatamente e con celerità in tutti i casi in cui una tradizionale CTU (Consulenza tecnica di ufficio) avrebbe tempi di svolgimento eccessivamente lunghi. In altri termini, l’ATP svolge la funzione di fotografare in dettaglio lo stato dei luoghi prima che questi siano irrimediabilmente modificati vuoi per eliminare una situazione di pericolo, vuoi per ripristinare lo status quo ante.

Prima di richiedere un ATP al Giudice è bene che Legale e Cliente si consultino con un Consulente tecnico di propria fiducia affinché sia valutata nel dettaglio la sussistenza dei presupposti tecnici necessari per avviare il procedimento. Ovviamente, al di là del merito prettamente tecnico, occorre verificare anche ogni presupposto giuridico. Questa fase è fondamentale per il buon esito della pronuncia del Giudice. Si consideri, infatti, che il Giudice, non essendo tecnico, poggerà buona parte delle proprie conclusioni sugli elaborati del Consulente tecnico di parte e del Consulente tecnico di ufficio. Vero è che l’operato di quest’ultimo è certamente indipendente dal controllo delle Parti, tuttavia si consideri che la Parte che richiede l’accertamento tecnico ha la possibilità di “indirizzare” il CTU, ponendo un quesito pertinente agli aspetti tecnici che si desiderano approfondire. Ne segue che il Consulente tecnico di fiducia riveste un ruolo fondamentale per tutto il procedimento e che, pertanto, il suo operato dovrebbe sempre iniziare ancora prima dell’avvio di qualsiasi atto legale. Questo soprattutto se si considera che, da qualche anno a questa parte, l’accertamento tecnico preventivo non ha più funzione di mero rilievo (per esempio produzione di planimetrie o raccolte fotografiche) ma comprende anche valutazioni in ordine alle cause e ai danni relativi all’oggetto della verifica.

Articolo originariamente pubblicato sul portale Pronto professionista.

Arboricoltura | Luca Masotto

Schianto di alberi: chi paga i danni?

Comprendere le cause biomeccaniche che hanno provocato lo schianto di un albero è di fondamentale importanza per inquadrare il responsabile dei danni

Di questi tempi si rincorrono in continuazione notizie circa lo schianto di alberi o di grandi branche con conseguenti danni ad abitazioni, strade, automobili. I temporali estivi o le nevicate invernali hanno certo un ruolo importante nella vicenda, tuttavia gran parte delle responsabilità deve essere spesso ricercata in una cattiva cura dei soggetti arborei. Comprendere le cause biomeccaniche che hanno provocato lo schianto di un albero è di fondamentale importanza per inquadrare il responsabile dei danni provocati e, quindi, per capire a chi rivolgersi per ottenere un risarcimento (oppure come procedere per avviare un procedimento legale). Si ricorda, infatti, che nel nostro ordinamento il proprietario di un bene è responsabile della sua corretta manutenzione e, al contempo, è responsabile dei danni che detto bene può cagionare a terzi.
I temporali estivi sono talvolta violenti, ma molto spesso presentano raffiche di vento che possono essere considerate del tutto ordinarie. Pertanto, non sempre il proprietario della pianta può appellarsi al caso fortuito ossia alla “calamità naturale” contro la quale anche un comportamento “da buon padre di famiglia” e una buona manutenzione possono ben poco. Più frequentemente, lo schianto di alberi o di grandi branche è da ricondurre a una cattiva gestione: scavi in prossimità dell’apparato radicale o potature male eseguite possono compromettere in modo spesso irrimediabile la tenuta biomeccanica dei soggetti.
In caso di schianto, quindi, è importante effettuare subito numerose riprese fotografiche dell’albero, delle parti schiantate e dell’intorno, prima che il tutto venga rimosso da chi di dovere. È infatti possibile avviare un procedimento di richiesta danni entro due anni dal momento dell’evento. Un buon tecnico, inoltre, già a partire dall’analisi delle immagini può rendersi conto delle motivazioni di carattere biomeccanico che hanno provocato lo schianto e quindi iniziare a raccogliere prove e indizi per ricostruire l’accaduto con dovizia di particolari. La conoscenza del territorio e degli attori tecnici che vi operano – per esempio in campo meteoclimatico – è fondamentale per ottenere il quadro completo delle condizioni intrinseche ed estrinseche all’albero nel giorno e all’ora dello schianto. Tali condizioni possono essere ricostruite anche a distanza di tempo: grazie all’osservazione dei tessuti legnosi (o di quello che ne rimane), il dottore agronomo è in grado di determinare, per esempio, se un albero ha subito potature sconsiderate oppure se è stato abbandonato a se stesso da lungo tempo, fattori indispensabili nell’ambito di un processo di risarcimento danni.
Altrettanto importante è valutare l’intorno dell’albero: vi sono state modifiche significative che possono avere comportato una variazione sostanziale del “giro dei venti”? Sono stati costruiti edifici di recente oppure sono stati demoliti edifici o abbattuti alberi nelle vicinanze? Aspetti sovente sottovalutati anche dai periti delle assicurazioni con i quali ho avuto modo di interfacciarmi nel corso degli anni; aspetti che tuttavia possono modificare l’esito di un evento da “caso fortuito” a colpevole mancanza di cura per l’albero caduto.

In ogni caso, la consulenza del dottore agronomo non si esaurisce nella mera fotografia e ricostruzione di quanto occorso: il confronto continuo con il Legale del Committente è indispensabile in quanto la materia, estremamente tecnica, può diventare scivolosa qualora non affrontata con la dovuta attenzione a tanti piccoli dettagli che, se trattati senza cognizione di causa, possono diventare controproducenti per la Parte assistita.

Articolo pubblicato originariamente sul portale Prontoprofessionista.it

Agronomo Milano Orto giardino

Orto giardino, utile e dilettevole

Orto giardino: perché rinunciare ai piaceri del giardino se si vuole fare l’orto?

L’orto giardino è sempre più diffuso, vuoi per la crescente passione verde degli italiani, vuoi per gli spazi ridotti che costringono a concentrare tutto in pochi metri quadrati. L’orto giardino è una delle tendenze del verde contemporaneo, spazi aperti (anche terrazzi) dove lo svago e la contemplazione sono associati all’utilità di coltivare ortaggi, frutti e aromi. Da una parte ci sono i proprietari di giardini – numerosissimi – che vogliono arricchire il giardino di piante a uso culinario, dall’altra ci sono i conduttori dei tradizionali orti che desiderano aumentare la valenza estetica e paesaggistica della proprietà grazie all’introduzione di specie ornamentali.

Occorre ripensare gli spazi, scombinare i percorsi, abbandonare le rigide geometrie delle aree coltivate, aprire il giardino a piante “insolite”. Non si deve avere paura di sbagliare perché, come spesso si dice, nel giardinaggio non esistono errori, solo esperimenti.

Un orto giardino non è la semplice commistione tra i due tradizionali assetti vegetazionali: non è sufficiente inserire pomodori in un’aiuola! È importante (ri)disegnare le varie zone in modo che queste possano accogliere in modo armonico e ragionato le diverse specie vegetali al fine di ricreare uno spazio fruibile e, al contempo, utile dal punto di vista produttivo.

Laddove lo spazio dovesse essere esiguo, tuttavia, il consiglio è quello di segmentare la proprietà in due zone funzionalmente distinte con l’area a giardino, di norma, posta nei pressi dell’ingresso e quella a orto in una posizione più defilata. La separazione tra le due zone potrà essere realizzata con piante aromatiche opportunamente scelte al fine di rendere graduale la transizione tra gli ambienti: lavanda, elicriso, salvia (in tutte le sue infinite varietà) e rosmarino – anche nella forma prostrata, ossia ricadente – sono le specie che fanno al caso nostro. In alternativa, si può optare per separare in modo netto le due aree funzionali, per esempio con una piccola recinzione colorata oppure con una siepe bassa di aromatiche oppure ancora – come ho scelto di fare a casa mia – con vasi di recupero riverniciati ad hoc. Nel mio caso, le fioriere riciclate hanno il triplice scopo di delimitare l’orto, di creare geometrie lineari in contrasto con le curve morbide delle aiuole ornamentali e di individuare una serie di accessi informali all’area coltivata.

Se abbiamo a disposizione spazi regolari e importanti – nell’ordine di alcune centinaia di metri quadrati – possiamo aspirare a risultati ancora più interessanti. In questo caso, l’orto e il giardino potranno essere espressione di un unico ambiente dove il disegno di aiuole floreali e commestibili deve essere unitario. Perché non sviluppare l’orto lungo un percorso profumato di aromatiche? Un orto da coltivare, da guardare, da “passeggiare”. Così, dopo il raccolto, porteremo in casa non solo pomodori e zucchine ma anche margheritone colorate, fiori di ortensia e steli di hemerocallis con i quali rallegrare gli interni dell’abitazione.

L’importante è non concedere troppo alla fantasia, pena la perdita di funzionalità e fruibilità dell’orto giardino. In particolare, se lo spazio ce lo consente, dobbiamo ricordarci di ritagliare due elementi fondamentali per la vita all’aperto: un’area relax destinata al gioco, alla tintarella o alla lettura di un buon libro e un’area da pranzo dove intrattenere gli ospiti con pietanze leggere e saporite a base dei frutti dell’orto. Un pergolato rustico o hi-tech con una vite da tavola, alcune piccole piante da frutto e, sullo sfondo, file ordinate di pomodori – da cogliere al volo – nonché melanzane e peperoni da grigliare al momento. Il tutto immersi nel profumo di rosmarino, santoreggia, timo, salvia, origano e maggiorana.

Per i più grandi una foglia di menta cade in un bicchiere da cocktail pestato (ottima la varietà ‘Yerba Buena’ ma… attenzione al caldo!), per i più piccoli, la stessa menta potrà aromatizzare un rinfrescante tè freddo.

E le vacanze iniziano prima ancora di lasciare casa!

(Articolo redatto per il numero 8/2016 del mensile RatioFamiglia, www.ratiofamiglia.it)

Vedi anche l’articolo “L’orto terrazzo, coltivare fino al cielo

Progettazione giardini Milano

Estate a tutto colore!

Progettazione giardini Milano: le piante giuste per dipingere balconi e terrazzi.

L’estate si avvicina, il caldo inizia a farsi sentire, il pensiero corre veloce ai pomeriggi e alle serate passate in giardino o sul terrazzo in compagnia di ospiti e amici. In queste occasioni non è infrequente che l’argomento cada sulle piante che ci circondano e allora… come possiamo fare bella figura? Quali piante scegliere per avere una fioritura continua nel corso dell’estate?
Le possibilità non mancano! Sono molti gli arbusti e le specie erbacee perenni che possiamo utilizzare, ricordando che prima di qualsiasi acquisto è bene verificare sia le caratteristiche del terreno sia l’esposizione dell’aiuola o del vaso, altrimenti la tanto desiderata fioritura potrebbe risolversi in ben poca cosa. Le fioriture, infatti, sono condizionate in modo rilevante dal “benessere” della pianta e, soprattutto, dalla radiazione luminosa che possono intercettare: anche la più fiorifera delle rose farebbe scena muta se posta in un angolo buio.
La potentilla, per esempio, è un arbusto dimenticato. Minuta e caducifoglia, di forma tondeggiante, da maggio ai primi freddi produce una grande quantità di fiori a coppa di colore variabile tra il giallo, il rosso e il rosa a seconda delle varietà. Sebbene la fioritura non sia particolarmente appariscente, ha il vantaggio di essere continua e duratura: un ottimo sfondo per altre piante da fiore.
La tamerice, invece, è un arbusto o piccolo albero che si prodiga in una fioritura vaporosa e leggera, di colore rosa, che si manifesta in primavera, in estate o in autunno a seconda delle specie. Se vogliamo stupire i nostri ospiti con una nuvola rosa estiva, allora dobbiamo orientarci su Tamarix pentandra, ottima anche per i giardini “dimenticati” – magari nelle seconde case al mare – perché sopporta bene sia l’aria salmastra sia le condizioni di aridità.
Se poi vogliamo avventurarci nel mondo pressoché sconfinato delle piante erbacee allora le possibilità di scelta aumentano considerevolmente.
Una delle prime specie che vengono alla mente pensando all’estate è Rudbeckia fulgida, un’asteracea dal tipico aspetto di “margheritona” dove l’infiorescenza è costituita da grandi capolini con “petali” di colore giallo intenso, riuniti attorno a un bottone scuro. Rudbeckia occupa lentamente le aree circostanti a quelle dove è messa a dimora, un ottimo rimedio per contrastare le infestanti estive. Il rovescio della medaglia, così come per le altre erbacee di cui si dirà, è che in inverno secca e deve essere recisa; ma la primavera successiva tornerà senza indugio, preceduta da un letto di foglioline verdi.
Con varietà che sfoggiano colori compresi tra il verde pallido e il giallo intenso, tra il rosa tenue e il rosso fuoco, il genere Hemerocallis è una vera e propria macchina da fiori. Sul mercato sono disponibili centinaia di varietà, alcune delle quali sempreverdi o semisempreverdi (ossia le foglie sopravvivono alla stagione fredda se l’inverno non è troppo rigido). I fiori non durano molto ma vengono prodotti in continuazione.
Rudbeckia e, soprattutto, Hemerocallis sono erbacee già abbastanza diffuse e che possono essere trovate con relativa facilità nei vivai. Un po’ più insolite, invece, sono le ultime due piante che vi presento: Kniphofia e Crocosmia. La prima è un fiammeggiante punto esclamativo in giardino, originario dei climi caldi sudafricani ma ottimamente adattata anche alle nostre temperature. Crocosmia è invece una delle più eleganti tuberose da fiore, ottima anche come fiore reciso, le cui foglie, in primavera, tagliano l’aria fresca del mattino con raffinatissime pennellate di colore verde intenso.

Articolo pubblicato originariamente su RatioFamiglia del 13 giugno 2016 (www.ratiofamiglia.it)

Luca Masotto, dottore agronomo Milano n. 1212, si occupa di progettazione e gestione di giardini e terrazzi a Milano e in tutta la Lombardia.

Agronomo Milano un piano del verde per le nostre città

L’agronomo a Milano: un piano del verde per le nostre città

Articolo originale pubblicato su Intersezioni, 73 , 2016, a questa pagina

La sottile differenza tra cura e manutenzione

Nella gestione del verde urbano è ancora ampia la forbice tra possibilità tecniche e applicazioni pratiche.

Il Vocabolario Treccani definisce il termine cura come “interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività”. Molto diversa è, invece, la definizione del termine manutenzione: “il mantenere in buono stato; in particolare, insieme di operazioni che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti, un edificio, una strada, una nave, una macchina, un impianto, ecc”.
La differenza è evidente: nella manutenzione prevale l’aspetto freddamente gestionale, la volontà di rispettare parametri, regolamenti, computi metrici. La cura implica invece una partecipazione informata, attiva, volta non solo all’esecuzione di un “lavoro da sbrigare” ma anche, e soprattutto, alla consapevolezza di dover conservare – e se possibile accrescere – il valore dei beni in gestione. Vi è quindi un un maggiore risvolto intellettuale oltre che un interessamento premuroso.
Quest’ultimo, in ogni caso, non deve sfociare in vero e proprio trasporto emotivo, bensì ricompreso entro limiti ben precisi, delineati dalle buone pratiche colturali o, meglio, dall’insieme di scienze che informano la gestione professionale del verde. Per questo motivo occorre prestare grande attenzione al fenomeno dei guerrilla gardeners, pollici verdi d’assalto che scagliano bombe di semi nelle aiuole pubbliche, nelle rotatorie, negli spazi aperti più o meno abbandonati. Si può ritenere cura del verde pubblico? Non è forse più simile a una qualche forma di bio-inquinamento? Spesso sono diffusi semi di piante erbacee molto aggressive, se non infestanti, piante che si moltiplicano rapidamente, si annidano ovunque, rischiano di diffondersi ben oltre gli spazi urbani o, comunque, gli spazi voluti. Anche per istituzionalizzare queste pulsioni, molti Comuni hanno introdotto la possibilità di adottare aiuole pubbliche da parte di privati, condomini e associazioni. In questo modo, il contributo dei cittadini alla cura del verde pubblico può dirsi veramente tale, a patto, tuttavia, che i progetti di adozione siano vagliati attentamente anche dal punto di vista tecnico e paesaggistico. In altri termini, l’adozione dell’aiuola non deve essere vista unicamente come auspicata sottrazione di verde pubblico da “manutenere” da parte dei Comuni, fonte di risparmio per l’Amministrazione pubblica, bensì come opportunità per una sinergia pubblico-privato volta alla cura della cosa pubblica, al democratico miglioramento degli spazi, alla volontà di ricomposizione paesaggistica delle città. Perché anche di questo si tratta: non è più sufficiente – se mai lo sia stato – mettere a dimora qualunque cosa purché verde; è importante valutare l’inserimento paesaggistico dei nuovi assetti vegetazionali in modo da valorizzare viste a allineamenti e migliorare la percezione paesaggistica di parchi e viali. Si pensi a cosa accadrebbe se ogni condominio adottasse l’aiuola posta di fronte al proprio ingresso mettendo a dimora specie o combinazioni di specie completamente differenti: in un viale di poche centinaia di metri potremmo assistere a decine di assetti vegetazionali differenti.
Nella (ri)costruzione del paesaggio delle nostre città, così come nella salvaguardia del delicato ecosistema urbano e nella conservazione di soggetti arborei di pregio, non si può procedere con improvvisazione. Non è più possibile, di fronte a un’opinione pubblica sempre più formata e informata, confondere le finalità della cura del verde con quelle tipiche di altri settori, pur meritevoli, quali l’assistenza sociale. Né, d’altra parte, la natura urbana può essere inquadrata esclusivamente con lo sguardo angusto del profitto. Di questo le pubbliche amministrazioni devono essere consapevoli quando, soprattutto nelle città di minori dimensioni, assegnano i lavori di “manutenzione del verde” al massimo ribasso (più o meno esplicito) oppure a cooperative sociali, talvolta con l’obbligo di inserimento lavorativo – almeno per tutta la durata dell’appalto – di persone con difficoltà di vario genere. Non è solo una questione di competizione tra imprese e professionisti di diversi (e non confrontabili) settori, bensì di efficienza dell’operato pubblico e di competenze e preparazione professionale nell’esecuzione dell’appalto. Il verde, al pari di strade ed edifici, è un vero e proprio patrimonio a disposizione dei cittadini, un patrimonio che eroga servizi ecosistemici, ambientali, sociali. Perché non prendersene cura? Perché limitarsi a una manutenzione il cui unico scopo sembra essere quello di riempire una lista di controllo con le operazioni via via svolte?
Sono ormai molti gli studi che dimostrano che nelle città dotate di un verde pubblico (e privato) ben curato diminuiscono i reati, aumenta il benessere personale, migliora la qualità della vita. C’è chi si è spinto a parlare di “Servizio sanitario naturale”.
Perché dilapidare questo patrimonio, questa fonte di benessere collettivo, perché lasciarlo in gestione a giardinieri improvvisati o a volontari che, per quanto motivati, non sempre sono in grado di approcciare una pianta, capirne la fisiologia, gestirne le risposte alle cure colturali da svolgere? Si tratta di considerazioni evidenti soprattutto per gli alberi d’alto fusto: quanti esempi di alberi potati male, capitozzati, ingiustamente costretti ad assumere sgraziate architetture? Quanti milioni di euro di patrimonio pubblico sono dilapidati in questo modo tutti gli anni? Sì, perché si giunge sovente al paradosso di pagare imprese per distruggere valore tramite interventi azzardati, contrari alle buone pratiche colturali.
Occorre una presa di coscienza collettiva che metta a fuoco priorità e mezzi da mettere in campo per tutelare e incrementare il patrimonio verde delle nostre città. È giunto il momento che anche nei centri di dimensioni minori si giunga a forme integrate di programmazione delle cure colturali, dove i professionisti siano chiamati a coordinare il lavoro sul campo svolto da imprese qualificate – o per lo meno opportunamente seguite da un direttore lavori – e a confrontarsi con i tecnici della Pubblica amministrazione per individuare le modalità tecnicamente appropriate per la cura del verde nel perimetro delle risorse finanziarie disponibili.
La ricerca ha messo a disposizione a prezzi accessibili tecniche e soluzioni che permettono di gestire al meglio il verde delle città, nel rispetto dell’ambiente e della fisiologia delle piante, nell’ottica della valorizzazione del paesaggio e delle città in senso lato. Le competenze professionali dei dottori agronomi permettono la redazione e l’applicazione su grande e piccola scala di Piani del verde capaci di pianificare e programmare gli interventi necessari nel medio-lungo periodo, al fine di individuare le priorità e migliorare l’allocazione delle risorse tecniche ed economiche.
Se le risorse finanziare sono poche, la cosa migliore da fare è trasformare le spese in investimenti: il verde è una di quelle che offre rendimenti più elevati. Perché non provarci?

Agronomo Monza espropri stime valutazioni

Estimo immobiliare e fondiario: mercato, redditività e valore

La valutazione di terreni, aziende agricole e immobili

Quali sono gli elementi imprescindibili per la stima di terreni o aziende agricole? Quali principi seguire per un consulenza estimativa corretta? Quale il ruolo del dottore agronomo nella stima degli immobili rurali, commerciali e residenziali?

Estimo immobiliare e fondiario

Il corso Estimo immobiliare e fondiario: mercato, redditività e valore, organizzato da Ordine dei Dottori agronomi e dei Dottori forestali di Milano e TeMA – Territori, Mercati e Ambiente, Società della Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, si propone come un percorso di formazione professionale continua per la valutazione di immobili e proprietà fondiarie con un approccio multidisciplinare che prevede la trattazione di temi tecnici, giuridici e finanziari.

Esproprio, redditività, mercati, valore

Il corso approfondisce i vari aspetti della stima degli immobili urbani e rurali a partire dai fondamenti dell’estimo fondiario di origine agraria fino all’uso delle banche dati per le analisi multicriteriali. Argomenti come catasto e servizi di pubblicità immobiliare sono prodromi alla conoscenza del bene insieme alla “due diligence’’ e alle verifiche precontrattuali. Lo studio dei mercati e l’analisi dell’eventuale redditività costituiscono la base per l’identificazione dei riferimenti valoriali. Il tutto nel quadro giuridico della tutela della proprietà, con i vincoli e le opportunità della pianificazione per il governo del territorio e i limiti circa le finalità di pubblica utilità che conducono all’asservimento e all’espropriazione.

Per informazioni potete contattarmi al numero 333.4603805 o inviare una email a studio@lucamasotto.it

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