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Droni multispettrali e gestione del verde urbano

Droni e verde urbano

L’uso dei droni per valutare le colture in pieno campo è una pratica ormai ampiamente utilizzata, soprattutto nei Paesi dove maggiori sono le dimensioni delle imprese agricole. Parimenti i droni vengono utilizzati per monitoraggi di carattere ambientale. Pressoché inesplorato resta invece il mondo del verde urbano dove i droni, soprattutto se equipaggiati con camere multispettrali, possono fornire preziosi suggerimenti per la gestione di questa risorsa, la cui importanza viene sempre più compresa sia a livello pubblico sia a livello privato.

Droni e verde urbano: i rilievi

Per questo motivo alla fine di giugno 2018 sono stati svolti alcuni voli sperimentali in collaborazione con Drone Emotions, azienda leader nella progettazione e nella vendita di droni, e con il Comune di Concorezzo che ha messo a disposizione le aree per i rilievi.

In dettaglio sono stati esaminati:

  • un parco pubblico che vede la presenza di alberi di alto fusto in fase giovanile o di maturità a fianco di quella di un grande cedro monumentale la cui età si aggira intorno ai 200 anni,
  • un viale cittadino caratterizzato dalla presenza di tigli su entrambi i lati della carreggiata, tigli che tuttavia sono stati gestiti in modo profondamente diverso nel corso degli ultimi anni.

Sono stati eseguiti rilievi nel visibile e, particolarmente interessanti, anche con l’ausilio di camere multispettrali grazie alle quali è stato successivamente calcolato l’indice NDVI, ad oggi il più diffuso e importante indice di vigoria vegetazionale utilizzato nel mondo.

Successivamente al volo e all’elaborazione dei dati per la determinazione dell’indice di vigoria, è stato eseguito un riscontro sul campo al fine di verificare la corrispondenza dei dati raccolti tramite le camere multispettrali con le condizioni vegetazionali rilevate da due dottori agronomi.

Droni e verde urbano: i risultati

I risultati ottenuti sono molto interessanti in quanto:

  • sono state individuate precise corrispondenze tra alberi in gravi difficoltà fisiologiche e indice di vigoria calcolato,
  • l’indice di vigoria ha permesso di esaltare le possibili difficoltà vegetazionali di alcuni soggetti arborei che sarebbero passate pressoché inosservate a una valutazione ordinaria di campo,
  • sono state rilevate differenze di vigoria tra specie afferenti al medesimo genere botanico e, addirittura, sono state riscontrate differenze di vigoria tra varietà della medesima specie,
  • è stato possibile valutare la vigoria, risultata scarsa, di alcune nuove messe a dimora, evidenziando stress post trapianto da monitorare;
  • l’esame della vegetazione del viale dimostra e conferma, sebbene con risultati in parte inattesi, l’influenza della potatura sullo stato fisiologico delle piante anche a distanza di quasi due stagioni vegetative dall’intervento.

I risultati ottenuti sono certamente incoraggianti e si prestano ad essere utilizzati in chiave gestionale secondo un’ottica pluriennale. In particolare, dal momento che si tratta di piante arboree, sarebbe interessante valutare riprese aeree ottenute a distanza di 1 o 2 anni l’una dall’altra, al fine di monitorare la vigoria delle piante e la loro risposta a eventuali interventi arboricolturalì, in primis biostimolazioni radicali.

Resta confermato il ruolo del consulente dottore agronomo che, in ogni caso, deve intervenire con riscontri in campo per individuare gli interventi più corretti.

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Drone e verde urbano

Sperimentazione e innovazione: droni e verde urbano

Impiego di droni nel verde urbano

“Singolare studio quello che vuole mettere in atto l’agronomo Luca Masotto”

Così apre l’articolo del Giornale di Vimercate del 31 ottobre 2017 a firma di Rodrigo Ferrario che ringrazio per la chiacchierata.
In effetti, lo studio, svolto in collaborazione con Agrosurvey – brand di Drone Emotions specializzato nell’agricoltura di precisione – è decisamente innovativo e mira a introdurre l’uso di droni nel campo della gestione del verde urbano. Lo scopo è quello di valutare lo stato fisiologico delle piante di alto fusto in due aree della città di Concorezzo aventi caratteristiche stazionali molto diverse:

  • Parco di Villa Zoia, ottimo banco di prova grazie alle oltre 200 piante di alto fusto appartenenti a svariate specie e varietà;
  • Via Kennedy, dove vi è un filare di tigli in parte potato a inizio 2017 in parte potato diversi anni or sono.

Droni: nuova frontiera nella gestione degli alberi

Gli esami – già autorizzati dalla Giunta comunale – saranno svolti grazie a droni (ad ala fissa o ad ala rotante) in grado di trasportare fotocamere ad alta risoluzione per lo sviluppo di modelli tridimensionali del terreno e camere multispettrali capaci di leggere lunghezze d’onda invisibili all’occhio umano. A seconda dello stato fitosanitario e fisiologico, infatti, le piante presentano caratteristiche di riflettanza differenti: i sensori delle camere multispettrali catturano le onde elettromagnetiche riflesse dalle foglie e li inviano a un computer. I dati raccolti saranno quindi elaborati tramite particolari algoritmi dai quali si otterranno indici di vigoria sotto forma di mappe in falsi colori. Per avere un’idea della mappa in falsi colori, l’immagine seguente riporta i risultati di uno studio in campo agricolo recentemente svolto insieme ad Agrosurvey in provincia di Latina.

Droni e verde urbano

 

I dati rilevati ed elaborati in falsi colori dovranno essere successivamente validati da indagini agronomiche e arboricolturali di campo.
In questi giorni sono in via di definizione i piani di volo in attesa delle condizioni operative e stagionali più adatte per dare il via alla sperimentazione.

Per qualsiasi informazione o approfondimento potete contattarmi ai recapiti di Studio: mob. 333 4603805 o email studio@lucamasotto.it

Lo studio è svolto in stretta collaborazione con Agrosurvey, azienda specializzata nell’agricoltura di precisione (www.agrosurvey.farm)

Giornale di Vimercate

 

Agronomo Milano un piano del verde per le nostre città

L’agronomo a Milano: un piano del verde per le nostre città

Articolo originale pubblicato su Intersezioni, 73 , 2016, a questa pagina

La sottile differenza tra cura e manutenzione

Nella gestione del verde urbano è ancora ampia la forbice tra possibilità tecniche e applicazioni pratiche.

Il Vocabolario Treccani definisce il termine cura come “interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività”. Molto diversa è, invece, la definizione del termine manutenzione: “il mantenere in buono stato; in particolare, insieme di operazioni che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti, un edificio, una strada, una nave, una macchina, un impianto, ecc”.
La differenza è evidente: nella manutenzione prevale l’aspetto freddamente gestionale, la volontà di rispettare parametri, regolamenti, computi metrici. La cura implica invece una partecipazione informata, attiva, volta non solo all’esecuzione di un “lavoro da sbrigare” ma anche, e soprattutto, alla consapevolezza di dover conservare – e se possibile accrescere – il valore dei beni in gestione. Vi è quindi un un maggiore risvolto intellettuale oltre che un interessamento premuroso.
Quest’ultimo, in ogni caso, non deve sfociare in vero e proprio trasporto emotivo, bensì ricompreso entro limiti ben precisi, delineati dalle buone pratiche colturali o, meglio, dall’insieme di scienze che informano la gestione professionale del verde. Per questo motivo occorre prestare grande attenzione al fenomeno dei guerrilla gardeners, pollici verdi d’assalto che scagliano bombe di semi nelle aiuole pubbliche, nelle rotatorie, negli spazi aperti più o meno abbandonati. Si può ritenere cura del verde pubblico? Non è forse più simile a una qualche forma di bio-inquinamento? Spesso sono diffusi semi di piante erbacee molto aggressive, se non infestanti, piante che si moltiplicano rapidamente, si annidano ovunque, rischiano di diffondersi ben oltre gli spazi urbani o, comunque, gli spazi voluti. Anche per istituzionalizzare queste pulsioni, molti Comuni hanno introdotto la possibilità di adottare aiuole pubbliche da parte di privati, condomini e associazioni. In questo modo, il contributo dei cittadini alla cura del verde pubblico può dirsi veramente tale, a patto, tuttavia, che i progetti di adozione siano vagliati attentamente anche dal punto di vista tecnico e paesaggistico. In altri termini, l’adozione dell’aiuola non deve essere vista unicamente come auspicata sottrazione di verde pubblico da “manutenere” da parte dei Comuni, fonte di risparmio per l’Amministrazione pubblica, bensì come opportunità per una sinergia pubblico-privato volta alla cura della cosa pubblica, al democratico miglioramento degli spazi, alla volontà di ricomposizione paesaggistica delle città. Perché anche di questo si tratta: non è più sufficiente – se mai lo sia stato – mettere a dimora qualunque cosa purché verde; è importante valutare l’inserimento paesaggistico dei nuovi assetti vegetazionali in modo da valorizzare viste a allineamenti e migliorare la percezione paesaggistica di parchi e viali. Si pensi a cosa accadrebbe se ogni condominio adottasse l’aiuola posta di fronte al proprio ingresso mettendo a dimora specie o combinazioni di specie completamente differenti: in un viale di poche centinaia di metri potremmo assistere a decine di assetti vegetazionali differenti.
Nella (ri)costruzione del paesaggio delle nostre città, così come nella salvaguardia del delicato ecosistema urbano e nella conservazione di soggetti arborei di pregio, non si può procedere con improvvisazione. Non è più possibile, di fronte a un’opinione pubblica sempre più formata e informata, confondere le finalità della cura del verde con quelle tipiche di altri settori, pur meritevoli, quali l’assistenza sociale. Né, d’altra parte, la natura urbana può essere inquadrata esclusivamente con lo sguardo angusto del profitto. Di questo le pubbliche amministrazioni devono essere consapevoli quando, soprattutto nelle città di minori dimensioni, assegnano i lavori di “manutenzione del verde” al massimo ribasso (più o meno esplicito) oppure a cooperative sociali, talvolta con l’obbligo di inserimento lavorativo – almeno per tutta la durata dell’appalto – di persone con difficoltà di vario genere. Non è solo una questione di competizione tra imprese e professionisti di diversi (e non confrontabili) settori, bensì di efficienza dell’operato pubblico e di competenze e preparazione professionale nell’esecuzione dell’appalto. Il verde, al pari di strade ed edifici, è un vero e proprio patrimonio a disposizione dei cittadini, un patrimonio che eroga servizi ecosistemici, ambientali, sociali. Perché non prendersene cura? Perché limitarsi a una manutenzione il cui unico scopo sembra essere quello di riempire una lista di controllo con le operazioni via via svolte?
Sono ormai molti gli studi che dimostrano che nelle città dotate di un verde pubblico (e privato) ben curato diminuiscono i reati, aumenta il benessere personale, migliora la qualità della vita. C’è chi si è spinto a parlare di “Servizio sanitario naturale”.
Perché dilapidare questo patrimonio, questa fonte di benessere collettivo, perché lasciarlo in gestione a giardinieri improvvisati o a volontari che, per quanto motivati, non sempre sono in grado di approcciare una pianta, capirne la fisiologia, gestirne le risposte alle cure colturali da svolgere? Si tratta di considerazioni evidenti soprattutto per gli alberi d’alto fusto: quanti esempi di alberi potati male, capitozzati, ingiustamente costretti ad assumere sgraziate architetture? Quanti milioni di euro di patrimonio pubblico sono dilapidati in questo modo tutti gli anni? Sì, perché si giunge sovente al paradosso di pagare imprese per distruggere valore tramite interventi azzardati, contrari alle buone pratiche colturali.
Occorre una presa di coscienza collettiva che metta a fuoco priorità e mezzi da mettere in campo per tutelare e incrementare il patrimonio verde delle nostre città. È giunto il momento che anche nei centri di dimensioni minori si giunga a forme integrate di programmazione delle cure colturali, dove i professionisti siano chiamati a coordinare il lavoro sul campo svolto da imprese qualificate – o per lo meno opportunamente seguite da un direttore lavori – e a confrontarsi con i tecnici della Pubblica amministrazione per individuare le modalità tecnicamente appropriate per la cura del verde nel perimetro delle risorse finanziarie disponibili.
La ricerca ha messo a disposizione a prezzi accessibili tecniche e soluzioni che permettono di gestire al meglio il verde delle città, nel rispetto dell’ambiente e della fisiologia delle piante, nell’ottica della valorizzazione del paesaggio e delle città in senso lato. Le competenze professionali dei dottori agronomi permettono la redazione e l’applicazione su grande e piccola scala di Piani del verde capaci di pianificare e programmare gli interventi necessari nel medio-lungo periodo, al fine di individuare le priorità e migliorare l’allocazione delle risorse tecniche ed economiche.
Se le risorse finanziare sono poche, la cosa migliore da fare è trasformare le spese in investimenti: il verde è una di quelle che offre rendimenti più elevati. Perché non provarci?

Potatura tree climbing Milano

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

Non è infrequente che l’agronomo a Milano  sia chiamato per svolgere la direzione dei lavori di potatura. Ecco perché.

Quando potare gli alberi? Il momento migliore per potare gli alberi

L’inverno, si sa, è il periodo migliore per procedere con la potatura degli alberi. Le piante sono a riposo e, per lo meno per le specie caducifoglie, è possibile avere una visione migliore dell’architettura degli alberi e procedere a una corretta progettazione della potatura. Sì, perché la potatura comporta molte ferite e, quindi, deve essere svolta solo se serve, considerando che ogni specie ha esigenze differenti e che ogni singolo albero ha la propria storia. La potatura, insomma, non può essere improvvisata, né eseguita “a giro” come spesso si sente dire: come si possono rispettare le esigenze fisiologiche e morfologiche di una pianta se si programma di potarla a prescindere ogni X anni? La potatura deve quindi essere progettata.

Quanto potare?

A questa domanda si può rispondere solo con il più classico “dipende”. Per capire l’intensità della potatura occorre esaminare i singoli casi. In linea di massima, è bene evitare di asportare più del 15-20% delle gemme (ossia della massa fogliare) in modo da non privare la pianta delle risorse necessarie per la fotosintesi.

Come potare gli alberi? La corretta potatura fa anche risparmiare

Prima di tutto è bene dire come non potare gli alberi: la capitozzatura deve essere sempre evitata!

Il perché è presto detto: al di là dell’orrore paesaggistico e ornamentale, la capitozzatura provoca ferite che la pianta non è in grado di rimarginare, facilitando l’ingresso di patogeni fungini che indeboliscono la struttura dell’albero e, di fatto, lo rendono più pericoloso. “Abbassare” un albero per renderlo più stabile è un mito purtroppo molto ben radicato. Un mito che, per certi versi, ha origine nelle campagne, quando gli alberi erano “gabbati” per motivi colturali (es. per l’alimentazione animale) ma che non ha motivo di esistere in ambiente urbano.

Inoltre, gli ormoni che regolano la crescita vegetale sono prodotti dalla cosiddetta “gemma apicale” (quella che si trova più in alto per semplificare): eliminandola, si priva la pianta del controllo ormonale sul proprio sviluppo con la conseguenza di avere una vegetazione disordinata. In aggiunta, i rami che si formano a seguito del riscoppio vegetativo sono spesso debolmente inseriti sul fusto e quindi, ancora una volta, si vede come una potatura eccessiva compromette la stabilità della pianta più che migliorarla.

Come in ogni città densamente abitata e trafficata, anche a Milano si ricorre spesso alla potatura in tree climbing. Oltre che per motivi logistici, questa è la tecnica migliore per potare solo laddove serve. L’operatore ha un controllo visivo ravvicinato della pianta e riesce a spostarsi lungo le branche raggiungendo ogni punto, anche quelli meno facilmente raggiungibili con le tradizionali piattaforme. In questo modo, da terra, la direzione lavori può gestire al meglio la potatura, garantendo tempi di ritorno molto più lunghi: potare bene fa risparmiare perchè sarà necessario intervenire nuovamente solo a distanza di molti anni. In questo senso la collaborazione tra tree climber e dottore agronomo è fondamentale per avere un lavor svolto a regola d’arte.

Potatura tree climbing Milano

Ogni fase della vita di una pianta richiede interventi mirati.

Semplificando possiamo dire che esistono le seguenti tipologie di potatura.

Potatura di formazione

Serve per favorire il corretto sviluppo dei rami nelle fasi giovanili. Di solito si esegue in vivaio o nei primi anni di messa a dimora (se il materiale vivaistico non è dei migliori). Se occorre, una potatura di formazione è molto importante per eliminare i difetti strutturali della chioma prima che possano diventare un problema.

Potatura di rimonda

Serve per eliminare tutti i rami disseccati o compromessi. A seconda delle specie può essere molto importante per ridurre la propensione al cedimento dell’albero o di parte della chioma.

Potatura di contenimento

Serve per contenere lo sviluppo della chioma di un albero. Di norma si rende necessaria quando c’è stato un errore di progettazione (o non c’è stata alcuna progettazione) ed è stato messo a dimora l’albero sbagliato nel momento sbagliato. Si tratta di una potatura delicata perché incide su parti vitali dell’albero e deve essere eseguita con estrema attenzione.

Potatura di recupero

Serve per correggere precedenti interventi errati di potatura, quali la capitozzatura. Si rende necessaria per ripristinare una chioma danneggiata da potature eccessive. In questo caso è importante valutare la condizione fitosanitaria e fitostatica della pianta in modo da selezionare i migliori candidati per la formazione della chioma secondaria. Se l’albero non è stato in grado di cicatrizzare le vecchie ferite e i patogeni fungini hanno avuto la meglio, talvolta è meglio procedere all’abbattimento e alla sostituzione del soggetto per motivi di sicurezza.

L’agronomo a Milano: un esempio di potatura ben fatta

Ecco un caso pratico. Recentemente un Amministratore condominiale mi ha contattato per verificare le potature in fase di esecuzione. Un rapido sguardo alle foto inviatemi è stato sufficiente per chiedere di interrompere i lavori.

Successivamente, i lavori sono proseguiti – con la medesima impresa – con l’ausilio della mia direzione dei lavori. Il risultato è interessante: le potature eseguite con il supporto di un dottore agronomo hanno permesso di conservare l’architettura vegetale precedente agli interventi (si può confrontare l’albero potato in modo drastico, contrassegnato con una X, e quello potato correttamente, contrassegnato con OK). Al contempo, tuttavia, sono state rimosse notevoli quantità di rami disseccati o pericolosi in quanto danneggiati per motivi naturali. In questo modo, pur rispettando la conformazione degli alberi ante-intervento, è stata incrementata la permeabilità della chioma nei confronti del vento e della neve, riducendo sensibilmente la propensione al cedimento degli alberi o di porzioni di questi.

Agronomo Milano Direzione lavori potatura alberi

Per maggiori informazioni è possibile contattarmi al 333.4603805 oppure inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per eventi di divulgazione circa le corrette pratiche arboricolturali.

Agronomo Pavia

Giardini contro l’inquinamento

Giardini contro l’inquinamento

Blocco del traffico a Milano? Alberi e arbusti possono fare molto contro l’inquinamento delle nostre città

In questi giorni le centraline di rilevamento degli inquinanti atmosferici hanno superato per l’ennesima volta le soglie di guardia, tanto da spingere molte Amministrazioni ad approntare misure di emergenza quali il blocco del traffico. Ma cosa si può fare, oltre a queste impopolari – e chissà quanto utili – misure dell’ultimo minuto?

Tempo fa, nel corso di un convegno, gli alberi sono stati definiti il “fegato verde” delle città. La vegetazione, infatti, non è solo un polmone verde capace di assorbire anidride carbonica e restituirci prezioso ossigeno, ma è anche un alleato fondamentale in grado di trattenere le polveri sottili. In particolare, alberi e arbusti hanno un’efficacia diversificata: i primi, grazie alla chioma molto estesa, possono intercettare grandi quantità di polveri; gli arbusti, invece, sono un po’ meno efficienti ma, dal momento che loro malgrado sono a livello dei tubi di scappamento, possono bloccare gli inquinanti proprio dove si originano.

Come fanno gli alberi a bloccare gli inquinanti dell’aria?

Buona parte della capacità disinquinante di alberi e arbusti è data dalla loro capacità di adsorbire le particelle inquinanti, bloccandole sulla superficie fogliare e sequestrandole in attesa che una pioggia le dilavi. Non tutte le specie di alberi, tuttavia, sono in grado di sequestrare gli inquinanti nello stesso modo. Le specie più efficienti sono quelle che presentano una grande massa fogliare e quelle che dispongono di foglie dotate di tricomi (peli fogliari) o che comunque hanno una superficie scabra.

Ma le piante non si limitano a bloccare fisicamente le particelle fini. Sono in grado di assorbire inquinanti gassosi come il monossido di carbonio, il biossido d’azoto e l’anidride solforosa, ma anche l’ozono.

L’agronomo a Cinisello Balsamo: progettista dell’aria pulita!

Cinisello Balsamo è uno dei comuni dell’hinterland milanese che spesso deve affrontare la cosiddetta emergenza smog. Si tratta di un comune densamente abitato, dove il traffico è elevato, ma nel quale, fortunatamente, non sono pochi i polmoni (e i fegati) verdi capaci di depurare l’aria. In particolare, ho avuto modo di visitare molti complessi condominiali dotati di giardini, quasi tutti realizzati diversi decenni or sono e, quindi, bisognosi di cure arboricolturali e agronomiche adeguate. In città, infatti, gli alberi invecchiano precocemente e richiedono interventi di manutenzione accorti e solo quando occorre (soprattutto per quanto riguarda le potature sugli alberi d’alto fusto). Nei giardini e nei parchi condominiali di qualità un capitolato per la gestione del verde è quindi un elemento irrinunciabile, non solo per motivi di carattere ornamentale e paesaggistico ma anche per permettere alle piante di espletare le proprie funzioni ecosistemiche.

Agronomo Cinisello Balsamo


Nei nuovi interventi, invece, quando si progetta un nuovo giardino (o il rifacimento di parti di un giardino esistente), studiare un sistema vegetale complesso – a livello di villa singola o di giardino condominiale – è fondamentale per realizzare giardini capaci di contrastare l’inquinamento cittadino e per respirare aria più pulita nei pressi delle nostre abitazioni. La scelta delle specie da mettere a dimora è ancora la fase più importante nella vita di un giardino: meglio approfondire lo studio del sito e non limitarsi ad acquistare le piante che ci vuole vendere il giardiniere di turno. Il risparmio iniziale (ammesso che ci sia) sarebbe vanificato nel corso degli anni a causa di maggiori necessità manutentive e minori servizi ecosistemici. È importante sapere che le piante emettono naturalmente alcuni composti organici volatili che possono reagire con alcune molecole presenti nei contesti inquinati e aumentare così la deleteria concentrazione di azoto nella bassa atmosfera. Fortunatamente solo alcune specie sono responsabili di questi fenomeni: piante che vanno accuratamente evitate in città.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per informazioni e preventivi al numero 333 4603805 o via email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.
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Alberi e clima: quale ruolo per l'agronomo a Milano?

Alberi e cambiamento climatico: cosa può fare l’agronomo a Milano?

Alberi e clima: cosa può fare l’agronomo a Milano?

Cosa possono davvero fare gli alberi contro il cambiamento climatico? E quale il ruolo del dottore agronomo a Milano?

Il cambiamento climatico non è un’opinione. Si misura ed è in atto. Lo ha ricordato recentemente anche Giampiero Maracchi, climatologo dell’Università degli Studi di Firenze e fondatore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr.

A Parigi (Cop 21) si discute in questi giorni per raggiungere un accordo volto a contrastare gli effetti negativi delle attività umane sull’ambiente. Accordi tra i “Grandi” della terra. Ma cosa si può fare nel piccolo dei nostri giardini e delle nostre città? Ha davvero senso mettere a dimora alberi per aiutare il clima o è solo un’illusione?

L’albero assorbe anidride carbonica (CO2)

L’albero costruisce da sé le molecole di cui è composto: tessuti di sostegno, sostanze di riserva, organelli intracellullari, ecc. Tutto deriva dall’assunzione di acqua e sostanze nutritive dal terreno, nonché di energia dal sole e di anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera. La CO2 viene trasformata in sostanze di riserva e tessuti necessari allo sviluppo della pianta in un processo, la fotosintesi clorofilliana, che porta alla liberazione di ossigeno nell’atmosfera. Quindi l’albero sottrae in modo naturale, gratuito ed efficiente una quantità importante di anidride carbonica, molta della quale è emessa nell’atmosfera a causa del consumo di combustibili fossili (come il petrolio) da parte dell’uomo. Un albero può essere così visto come una sorta di deposito di carbonio, sottratto all’atmosfera e conservato biologicamente per numerosi decenni. Certo l’anidride carbonica non è il gas serra più pericoloso ma una sua riduzione può certo contribuire a migliorare il clima del nostro pianeta.

Alberi in città. Agronomo a Milano

Quanta anidride carbonica (CO2) assorbe un albero?

A livello teorico tutto torna. Ma a livello pratico? Gli alberi sono un mezzo efficiente ed efficace per assorbire quantità importanti di anidride carbonica?

Uno studio molto interessante ha recentemente messo il luce come l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera abbia portato a una maggiore efficienza delle piante nell’assorbire la CO2: in un certo senso, grazie a meccanismi tipici della fisiologia della maggior parte delle piante, gli alberi si sono adattati per incamerare ancora più carbonio (il 35% in più rispetto a un secolo fa), riducendo gli effetti del cambiamento climatico dovuto all’uso massiccio di combustibili fossili. Lo stesso studio ricorda che la vegetazione terrestre riesce ad assorbire un terzo delle emissioni umane in atmosfera.

Ovviamente, dal momento che nel mondo esistono migliaia di specie arboree differenti, non è possibile fornire un valore esatto circa l’anidride carbonica sequestrata da un albero. Tuttavia, un valore medio attendibile, è di circa 25 kg all’anno pari a circa 1 tonnellata di CO2 nell’arco di 40 anni di accrescimento, una durata plausibile con buona parte delle specie. È interessante notare che mentre sottrae anidride carbonica, un albero produce anche ossigeno sufficiente per due persone.

Alberi e ozono

I benefici degli alberi sul clima non si fermano certo qui. Ne voglio citare un altro, messo in evidenza da uno studio condotto in Texas: è stato dimostrato che la realizzazione di foreste periurbane permette l’assorbimento di notevoli quantità di ozono e di biossido d’azoto (circa 58 tonnellate del primo e 310 tonnellate del secondo) nell’arco di 30 anni. Un quantitativo importante.

Non è certo auspicabile sottrarre terreno prezioso all’agricoltura, tuttavia è facile immaginare quale potrebbero essere gli effetti positivi derivanti da un’ampia forestazione urbana! Pensiamo a quante aree dismesse esistono, a quanti filari alberati si potrebbero realizzare. Il tutto con enormi benefici anche per quanto riguarda microclima urbano, risparmio energetico e riduzione dell’usura del manto stradale.

Quale il ruolo dell’agronomo a Milano?

Gli alberi sono quindi grandi alleati contro i cambiamenti climatici, sia in un’ottica micro sia in un’ottica di livello planetario.

Metterli a dimora e dimenticarsene, tuttavia, non è la strada ideale.

L’ambiente urbano, per un albero, è un ambiente inospitale: il terreno è spesso di cattiva qualità, il suolo è compattato, l’irrigazione spesso assente o inadeguata, la radiazione luminosa non ottimale.

Per questo la gestione del verde urbano deve essere svolta con professionalità. La scelta delle specie, lo studio delle migliori tecniche di messa a dimora, la programmazione di una buona manutenzione ordinaria e straordinaria sono decisioni delicate e fondamentali per il successo. L’improvvisazione può portare a scelte sbagliate con conseguenze non solo sul lato ornamentale, paesaggistico ed economico ma anche ecosistemici. In altri termini, una gestione scorretta può vanificare i benefici climatici degli alberi.

Per ulteriori informazioni potete contattarmi al 333 4603805 o via email all’indirizzo studio@lucamasotto.it. Sono a completa disposizione per eventi di divulgazione ambientale.

Riferimenti bibliografici

Gli studi citati nel post sono reperibili in formato integrale ai seguenti link:

Giornata nazionale alberi 2015

La Via Verde – Giornata nazionale degli alberi 2015

In occasione della Giornata nazionale degli alberi 2015 parteciperò all’incontro divulgativo La Via Verde, organizzato a cura dell’Associazione Amici Parco Natura con il patrocinio del Comune di Cesano Boscone.

Quale l’importanza degli alberi nelle nostre città? Come leggere le aree verdi presenti sul territorio? Quali sono i metodi di indagine e le tecniche che possono essere adottate per salvaguardare e, ove possibile incrementare, il verde cittadino? Come procedere in caso di abbattimento di alberi d’alto fusto? Quali possibilità ci sono per mantenere in salute il nostro verde ornamentale senza ricorrere a un uso smodato di prodotti chimici? A cosa serve un dottore agronomo a Milano?

L’appuntamento è previsto per venerdì 20 novembre 2015 alle ore 21 a Cesano Boscone presso la Casa della Musica di via Matteotti 9.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito di una serie di incontri di divulgazione arboricolturale e ambientale che lo Studio porta avanti da diversi anni. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i valori (non ultimo quello economico) del patrimonio del verde urbano, dal momento che una cattiva gestione del verde (manutenzione e progettazione) causa danni notevoli al patrimonio verde e quindi alla qualità della vita dei cittadini. Aree verdi ben progettate e alberi ben curati sono infatti fattori fondamentali per migliorare il benessere psico-fisico di tutti noi: sono innumerevoli gli studi scientifici che lo dimostrano.

Per qualsiasi informazione è possibile scrivere un’email a studio@lucamasotto.it o telefonare al 333.4603805.
Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per eventi di divulgazione ambientale e naturalistica.

Alberi in città | Luca Masotto dottore agronomo

Milano, 31 gennaio 2015. Noi, gli alberi e la città

Il verde pubblico e privato è una risorsa preziosa per chi vive in città: dagli innumerevoli benefici ambientali e sociali, al netto miglioramento dell’estetica e del decoro, alberi e arbusti sono le componenti vitali di parchi, giardini, strade e viali.
Eppure una vera cultura dell’albero fatica a farsi spazio nella società italiana.
Sabato 31 gennaio 2015, alle ore 10.30, in Corso Garibaldi 27 a Milano, si terrà un incontro che vuole fare corretta informazione circa la gestione degli alberi in città.
Il Comune di Milano, in collaborazione con i dottori agronomi Andrea Bucci e Luca Masotto, organizza un incontro dedicato alla sensibilizzazione sulle migliori pratiche di gestione degli alberi in città.
Una mostra fotografica narrata illustrerà le tecniche più moderne per avere alberi sani e vitali.
La presentazione si concluderà con un’esibizione di tree climbing e con un momento di confronto con il pubblico durante il quale si parlerà di perizie sugli alberi, di analisi di stabilità, di progettazione sostenibile del verde.
Per qualsiasi informazione potete contattarmi cliccando qui.

Milano zona1. 31 gennaio 2015. Incontro alberi agronomo Milano Masotto

L'Agronomo a Milano: stabilità degli alberi

L’agronomo a Milano: neve e valutazione di stabilità degli alberi

La valutazione di stabilità degli alberi… invernale

La valutazione di stabilità degli alberi è un esame che si può praticare in tutte le stagioni.
In ottica invernale, tuttavia, occorre qualche accorgimento in più.

Ormai l’inverno sta per entrare nel vivo, le temperature si abbassano, le piante raggiungono il meritato riposo vegetativo e anche i patogeni si preparano a svernare.
Sembrerebbe quindi che gli alberi possano dormire sonni tranquilli. Il condizionale è dovuto al fatto che gli aspetti da valutare riguardo la salute delle piante vanno ben oltre le avversità cosiddette biotiche (ossia derivanti da organismi vivi quali, appunto, i funghi patogeni): in questo periodo è in agguato il problema neve.

Neve e stabilità degli alberi

Dal punto di vista biomeccanico la neve può costituire un carico aggiuntivo notevole, capace di provocare il cedimento di un albero o di porzioni di questo. Gli schianti possono interessare anche gli alberi caratterizzati da un’architettura vegetale ottimale in quanto la neve, depositandosi tra i rami e trattenuta dalle eventuali foglie presenti, può rappresentare una sollecitazione meccanica eccessiva per la pianta (o la branca).
La natura adotta una modalità di crescita a minima energia: per un albero è inutile depositare tessuti di sostegno in quantità molto superiore a quella necessaria per dispiegare le foglie. Ogni carico aggiuntivo, quindi, può risultare eccessivo da sostenere anche per alberi ben conformati; nel caso di alberi sbilanciati le cose si complicano perchè la neve aumenta in modo sensibile l’eccentricità del carico.
Il carico da neve è funzione di molti fattori; tuttavia i principali elementi da considerare sono costituiti dallo spessore del manto, dalla densità della neve, dalla forma della chioma e dall’area di insidenza della chioma. Inoltre, è necessario considerare una serie di fattori che possono modificare il carico da neve quali il vento, la temperatura e l’esposizione della pianta.

Come proteggere le piante dalla neve?

Attenzione quindi a mantenere in buone condizioni biomeccaniche i nostri alberi al fine di evitare sbrancamenti che, oltre a compromettere la valenza ornamentale e paesaggistica della pianta, possono provocare danni a persone e cose. Interventi di potatura, purchè opportunamente studiati e progettati in funzione delle caratteristiche specifiche della pianta, possono ridurre il rischio di cedimenti. Assolutamente da evitare ogni forma di capitozzatura o riduzione drastica della chioma: al di là degli aspetti fisiologici e ornamentali, le piante risponderebbero producendo una vegetazione fitta, disordinata e debole, riducendo la propria resistenza al carico da neve nelle stagioni successive.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) offre servizi di gestione di patrimoni verdi privati e condominiali e analisi di stabilità degli alberi. Per ogni  informazione è possibile scrivere una email a studio@lucamasotto.it o telefonare al numero 333.4603805