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Droni multispettrali e gestione del verde urbano

Droni e verde urbano

L’uso dei droni per valutare le colture in pieno campo è una pratica ormai ampiamente utilizzata, soprattutto nei Paesi dove maggiori sono le dimensioni delle imprese agricole. Parimenti i droni vengono utilizzati per monitoraggi di carattere ambientale. Pressoché inesplorato resta invece il mondo del verde urbano dove i droni, soprattutto se equipaggiati con camere multispettrali, possono fornire preziosi suggerimenti per la gestione di questa risorsa, la cui importanza viene sempre più compresa sia a livello pubblico sia a livello privato.

Droni e verde urbano: i rilievi

Per questo motivo alla fine di giugno 2018 sono stati svolti alcuni voli sperimentali in collaborazione con Drone Emotions, azienda leader nella progettazione e nella vendita di droni, e con il Comune di Concorezzo che ha messo a disposizione le aree per i rilievi.

In dettaglio sono stati esaminati:

  • un parco pubblico che vede la presenza di alberi di alto fusto in fase giovanile o di maturità a fianco di quella di un grande cedro monumentale la cui età si aggira intorno ai 200 anni,
  • un viale cittadino caratterizzato dalla presenza di tigli su entrambi i lati della carreggiata, tigli che tuttavia sono stati gestiti in modo profondamente diverso nel corso degli ultimi anni.

Sono stati eseguiti rilievi nel visibile e, particolarmente interessanti, anche con l’ausilio di camere multispettrali grazie alle quali è stato successivamente calcolato l’indice NDVI, ad oggi il più diffuso e importante indice di vigoria vegetazionale utilizzato nel mondo.

Successivamente al volo e all’elaborazione dei dati per la determinazione dell’indice di vigoria, è stato eseguito un riscontro sul campo al fine di verificare la corrispondenza dei dati raccolti tramite le camere multispettrali con le condizioni vegetazionali rilevate da due dottori agronomi.

Droni e verde urbano: i risultati

I risultati ottenuti sono molto interessanti in quanto:

  • sono state individuate precise corrispondenze tra alberi in gravi difficoltà fisiologiche e indice di vigoria calcolato,
  • l’indice di vigoria ha permesso di esaltare le possibili difficoltà vegetazionali di alcuni soggetti arborei che sarebbero passate pressoché inosservate a una valutazione ordinaria di campo,
  • sono state rilevate differenze di vigoria tra specie afferenti al medesimo genere botanico e, addirittura, sono state riscontrate differenze di vigoria tra varietà della medesima specie,
  • è stato possibile valutare la vigoria, risultata scarsa, di alcune nuove messe a dimora, evidenziando stress post trapianto da monitorare;
  • l’esame della vegetazione del viale dimostra e conferma, sebbene con risultati in parte inattesi, l’influenza della potatura sullo stato fisiologico delle piante anche a distanza di quasi due stagioni vegetative dall’intervento.

I risultati ottenuti sono certamente incoraggianti e si prestano ad essere utilizzati in chiave gestionale secondo un’ottica pluriennale. In particolare, dal momento che si tratta di piante arboree, sarebbe interessante valutare riprese aeree ottenute a distanza di 1 o 2 anni l’una dall’altra, al fine di monitorare la vigoria delle piante e la loro risposta a eventuali interventi arboricolturalì, in primis biostimolazioni radicali.

Resta confermato il ruolo del consulente dottore agronomo che, in ogni caso, deve intervenire con riscontri in campo per individuare gli interventi più corretti.

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progettare le potature dottore agronomo Milano

La progettazione delle potature: l’agronomo a Pavia

Agronomo a Pavia: La progettazione delle potature

La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine è il titolo dell’intervento che mi è stato affidato nell’ambito dell’evento formativo della Scuola di AltRa Amministrazione dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, evento organizzato in collaborazione con i Comuni di Borgarello e Torre d’Isola (Borgarello, Villa Mezzabarba, 6 aprile 2018).

In fondo alla pagina è reperibile la presentazione proiettata nel corso dell’intervento. Di seguito alcune note per facilitarne la comprensione.

Perché potare?

Gli alberi esistono da molti milioni di anni prima che l’Uomo facesse la propria comparsa sulla Terra e si sono evoluti sino a pochi secoli or sono senza la necessità di essere regolarmente potati. In assenza di interventi umani, gli alberi si autoregolano secondo il fenomeno cosiddetto di autopotatura che consente loro di conservare un equilibrio energetico e morfofisiologico e che consiste nell’abbandonare (lasciandoli seccare e quindi cadere al suolo) i rami inefficienti dal punto di vista energetico.

In un contesto antropizzato, ovviamente, occorre gestire il rischio e, quindi, giocare di anticipo rispetto all’autopotatura per evitare danni a cose e persone. Occorre inoltre gestire i conflitti tra piante e costruito. Tutto questo, tuttavia, non deve tradursi in scompensi energetici e morfofisiologici per gli alberi poiché altrimenti si innesca una spirale di interventi frequenti con maggiori costi e minori servizi ecosistemici.

Dal calendario al cronoprogramma

Di norma, in ambito pubblico (ma anche in contesti privati), le potature sono eseguite “a giro” ossia a intervalli pressochè regolari dettati dalle esigenze di bilancio. Di solito, quindi, il fattore limitante è fornito dal bilancio finanziario il quale regola il numero di potature che vengono eseguite nel corso della stagione.

Se in luogo delle disponibilità di cassa si ponesse al centro un bilancio arboricolturale, associato a una valutazione del rischio delle singole aree verdi, si andrebbero a definire le effettive necessità di cure colturali su base progettuale. In altri termini, si interverrebbe solo laddove necessario, lasciando liberi gli alberi di esprimere la propria architettura vegetale (e gli eventuali fenomeni di autopotatura) ogni volta che questo non incide sul rischio fruitivo e sul costruito.

Una visione di insieme

Per ottenere questi risultati occorre svolgere un’accurata ricognizione territoriale al fine di mappare – anche per via qualitativa – il verde comunale nelle sue e di valutare l’effettivo livello di fruizione delle aree verdi.

Sulla base di questi dati è possibile stilare una scala delle priorità, ossia individuare le aree che richiedono interventi urgenti rispetto a quelle nelle quali le cure colturali possono essere procrastinate.

Una progettazione di dettaglio

Il livello di approfondimento deve essere aumentato nel momento in cui si passa alla progettazione esecutiva, tanto più se l’incarico non include la direzione dell’esecuzione del contratto. In questa sede, per ogni albero, deve essere individuata la lavorazione da eseguire, valutando attentamente le possibilità tecniche (arboricolturalmente corrette) e stimando il più probabile decorso fisiologico di breve periodo. Quest’ultimo aspetto è molto utile in un’ottica di ottimizzazione delle risorse in quanto consente di evitare investimenti su alberi privi di prospettive.

Dal dire al fare: la Direzione dei lavori

La Direzione dell’esecuzione del contratto è di fondamentale importanza – ed è auspicabile sia sempre assegnata a un dottore agronomo competente in materia – per trasferire sul campo le indicazioni arboricolturali progettate.

La Direzione dei lavori deve garantire una presenza puntuale in cantiere in modo da correggere in corso d’opera ogni eventuale errore di intervento: le cosiddette piante campione non sono sempre sufficienti. Ogni soggetto arboreo, infatti, rappresenta un caso a sé stante e come tale deve essere trattato.

Esempio 1. Comune di Concorezzo (MB)

La metodologia sopra brevemente descritta è stata applicata nel caso della progettazione delle potature del triennio 2017-2019 del Comune di Concorezzo. Rispetto alla cifra inizialmente messa a disposizione dal Comune (150 mila euro di potature sul triennio), sono stati progettati interventi per circa 123.000 euro con un risparmio di 27.000 euro. In realtà, a parità di perimetro, il risparmio sarebbe stato ancora maggiore in quanto i 123.000 euro comprendono anche interventi extra (es. biostimolazioni radicali). Se si considera che la parcella per progettazione e direzione dei lavori ammonta a circa 8.000 euro, ne segue che il risparmio complessivo è di 19.000 euro (27.000 – 8.000) con un ritorno dell’investimento pari al 238% (19.000/8.000). In altri termini, ogni euro speso in progettazione e direzione dei lavori ha generato 2,38 euro di risparmi.

Agronomo Monza risparmi Concorezzo

Esempio 2. Comune di Lodi Vecchio (LO)

Analogamente a quanto esposto per le potature a Concorezzo, anche a Lodi Vecchio è stata eseguita un’attenta progettazione delle potature da realizzare all’interno dei complessi scolastici cittadini. A fronte dei 40.000 euro che sarebbero stati spesi in assenza di progettazione, il computo metrico estimativo si è assestato su 21.500 euro con un risparmio del 46% e un ritorno dell’investimento pari al 1133% (ogni euro speso in progettazione e direzione dei lavori ha generato 11,33 euro di risparmi). A onore del vero, in questo caso, la parcella era sottostimata in quanto si trattava di un’estensione di un altro incarico. Tuttavia, anche ipotizzando un raddoppio della parcella il ritorno dell’investimento avrebbe superato il 550%.

Agronomo Lodi risparmi Lodi Vecchio

Benefici duraturi

Un intervento ben progettato e bene eseguito allunga i tempi di ritorno ossia il periodo di tempo che intercorre tra una potatura e la successiva. Il motivo risiede nel rispetto delle esigenze energetiche e morfofisiologiche di un albero che si traduce in un’architettura più regolare e in minori riscoppi vegetativi. Ne segue che i benefici della progettazione si estendono per un periodo di tempo molto superiore a quello dell’incarico. Tra i benefici duraturi sono da annoverare anche quelli derivanti dalla “scelta di non fare”, ossia, per esempio, dalla volontà progettuale di non intervenire (se non necessario) su alberi non ancora potati in modo da non alterare l’equilibrio che ne governa lo sviluppo.

Riprendendo i dati esposti in precedenza per le potature a Concorezzo e ipotizzando cautelativamente un allungamento dei tempi di ritorno medi tra due potature successive dai 4 anni (in assenza di progettazione e DL) ai 6 anni (in presenza di progettazione e DL), si otterrebbe un costo medio annuo delle potature pari a 30.000 euro circa rispetto ai 50.000 euro/anno stanziati dal Comune. Un risparmio netto del 40% che, se considerato in un’ottica poco più che decennale, consentirebbe di riqualificare profondamente un parco cittadino.

Agronomo Brianza risparmi potature Concorezzo

Verde e qualità della vita

Al di là degli indubbi risparmi finanziari, una corretta gestione del verde urbano consente di ottenere benefici di carattere non monetario (paesaggio, servizi ecosistemici, regolazione microclimatica e idraulica, adsorbimento degli inquinanti, ecc.) che in buona sostanza si traducono in qualità della vita dei cittadini, senza dimenticare la trasversalità del verde urbano: investire nel verde significa fornire aree dove bambini e ragazzi possono esercitare attività ludico-sportive, dove le famiglie possono giocare con i figli, dove gli studenti possono confrontarsi e gli anziani rinfrescarsi all’ombra degli alberi.

Scarica la presentazione cliccando qui sotto

Luca Masotto dottore agronomo Progettare le potature

Agronomo Pavia

Verde urbano. Soluzioni a portata di buone prassi.

L’Agronomo a Pavia: La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine, esempi virtuosi di razionalizzazione

Venerdì 6 aprile 2018, presso Villa Mezzabarba (via Principale 2, Borgarello PV), si terrà il convegno “Soluzioni per un uso efficiente delle risorse, salvaguardia e gestione del patrimonio arboreo”. Un incontro formativo all’insegna della gestione del verde con eccellenze a confronto e comunità che si contaminano per risolvere, al meglio, problemi.
L’incontro sarà organizzato dai Comuni di Borgarello e Torre d’Isola, insieme all’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi.

Avrò il piacere di proporre un intervento circa La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine, esempi virtuosi di razionalizzazione dove citerò anche recenti lavori pubblici che ho seguito come esempio di risparmi finanziari derivati da un’allocazione delle risorse guidata da elementi tecnico-arboricolturali.

PROGRAMMA COMPLETO

6 APRILE 2018

Ore 8.30 – Registrazione partecipanti

Ore 9.00 – Saluti della Associazione Nazionale Comuni Virtuosi e dei Sindaci

Ore 9.30 – Prof. Sartori – Il parco di Villa Mezzabarba e il progetto di recupero

Ore 9.45 – Dott. Agr. Gianni Azzali – PAN, la normativa per l’uso dei prodotti fitosanitari in aree pubbliche

Ore 10.15 – Dott. Agr. Mattia Marchesi – Controllo del contratto di manutenzione ordinaria del verde

Ore 10.35 – Silvestro Acampora – Gestione delle alberature urbane: esempi dalla città di Milano e cenni normativi

Ore 11.15 – Dott. Agr. Andrea Marin – la valutazione della stabilità delle alberature, la valutazione del rischio e Cenni sulle metodologie di analisi

Ore 11.35 – Dott. Agr. Luca Masotto – La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine, esempi virtuosi di razionalizzazione

Ore 12.00 – Dott. Ivana Casciano – Paderno Dugnano, il recupero ambientale di aree degradate. L’esempio del Parco Lago Nord

Ore 12.30 – Dibattito tra pubblico e relatori

Ore 13.00 – Pranzo a buffet

Ore 13.15 – Banco informativo – L’utilizzo del drone in arboricoltura urbana

Ore 14.00 – A. Zanin ETW, soci AIPV: esempi di potatura in tree climbing e cestello Dott. Agr. Marin e Dott. Agr. Masotto esempio di valutazione di stabilità delle alberature

Ore 16.00 – Chiusura lavori

Droni e verde urbano agronomo Milano

Droni multispettrali: un supporto per la gestione del verde urbano

L’impiego di droni nell’ambito del verde urbano è un ottimo punto di partenza e di completamento per tutti quegli interventi che mirano al contenimento dell’impiego di prodotti chimici e alla gestione del rischio associato alla presenza di alberi.

 

Un nuovo strumento per l’agronomo di città

È ormai di moda parlare di dati. Qualunque sia l’obiettivo di un progetto, la raccolta e l’esame di una grande quantità di dati è un elemento imprescindibile per una consulenza moderna ed efficace. Parlare di dati, quindi, non è un fenomeno passeggero, bensì un vero e proprio cambio di paradigma: con l’avanzare della tecnologia, ogni tipo di consulenza sta modificando il proprio approccio tanto che gli aspetti quantitativi stanno assumendo un peso predominante rispetto a quelli qualitativi. Ovviamente, nessuna macchina – per quanto sofisticata – potrà mai prendere il posto del professionista nell’ambito dell’analisi di sistemi complessi (soprattutto se “aperti” come il caso di un ecosistema urbano). Ma se ben utilizzate, le tecnologie di ultima generazione possono aiutare le consulenze libero professionali a compiere un notevole salto di qualità.

Il Progetto Parco di Villa Zoia a Concorezzo (Monza)

È per questo che ha preso avvio il Progetto Zoia che prevede la raccolta di grandi quantità di dati spaziali e puntuali al fine di una loro successiva analisi per comprendere nei minimi dettagli lo stato di fatto relativo a un parco cittadino della bassa Brianza. In questi giorni è stato svolto un rilievo tramite drone per la mappatura tridimensionale del Parco che permetterà di ottenere un modello digitale del terreno. Questo, a sua volta, consentirà di approfondire le dinamiche idrauliche con tutte le conseguenti implicazioni in materia di irrigazione, fitopatologia, nutrizione.

Droni e riprese multispettrali

Ma la restituzione dei dati raccolti nel campo del visibile è solo il primo passo per una conoscenza completa dell’ecosistema urbano. In primavera, una volta che le piante avranno rimesso completamente le foglie, si procederà a uno o più voli di completamento, volti alla raccolta di dati multispettrali: speciali camere rileveranno la quantità di radiazione riflessa a particolari lunghezze d’onda. I dati, rielaborati da appositi algoritmi in fase di affinamento, metteranno in evidenza la naturale variabilità di condizione fisiologica in funzione della specie, del luogo di messa a dimora, dell’esposizione nei confronti dei punti cardinali. Sulla base di successivi sopralluoghi di validazione in campo, si potranno individuare sul nascere le difficoltà fisiologiche o patologiche della vegetazione, intervenendo in modo rapido, mirato ed efficace.

Uno strumento, tante applicazioni

In ultima analisi, quindi, l’impiego di droni nell’ambito del verde urbano è un ottimo punto di partenza e di completamento per tutti quegli interventi ad alto contenuto consulenziale che mirano al contenimento dell’impiego di prodotti chimici e alla gestione del rischio associato alla presenza di alberi. Si pensi, per esempio, alla possibilità di individuare tempestivamente eventuali difficoltà radicali di alberi di alto fusto, introducendo programmi di lotta biologica nonché verifiche di stabilità con strumenti avanzati quali la prova dinamica di tenuta dell’apparato radicale.

Droni e verde urbano agronomo Milano

Per qualsiasi informazione sono a disposizione al numero 333.4603805 o all’indirizzo di posta studio@lucamasotto.it
I rilievi sono stati realizzati grazie alla collaborazione dei tecnici agrosurvey.farm

Drone e verde urbano

Sperimentazione e innovazione: droni e verde urbano

Impiego di droni nel verde urbano

“Singolare studio quello che vuole mettere in atto l’agronomo Luca Masotto”

Così apre l’articolo del Giornale di Vimercate del 31 ottobre 2017 a firma di Rodrigo Ferrario che ringrazio per la chiacchierata.
In effetti, lo studio, svolto in collaborazione con Agrosurvey – brand di Drone Emotions specializzato nell’agricoltura di precisione – è decisamente innovativo e mira a introdurre l’uso di droni nel campo della gestione del verde urbano. Lo scopo è quello di valutare lo stato fisiologico delle piante di alto fusto in due aree della città di Concorezzo aventi caratteristiche stazionali molto diverse:

  • Parco di Villa Zoia, ottimo banco di prova grazie alle oltre 200 piante di alto fusto appartenenti a svariate specie e varietà;
  • Via Kennedy, dove vi è un filare di tigli in parte potato a inizio 2017 in parte potato diversi anni or sono.

Droni: nuova frontiera nella gestione degli alberi

Gli esami – già autorizzati dalla Giunta comunale – saranno svolti grazie a droni (ad ala fissa o ad ala rotante) in grado di trasportare fotocamere ad alta risoluzione per lo sviluppo di modelli tridimensionali del terreno e camere multispettrali capaci di leggere lunghezze d’onda invisibili all’occhio umano. A seconda dello stato fitosanitario e fisiologico, infatti, le piante presentano caratteristiche di riflettanza differenti: i sensori delle camere multispettrali catturano le onde elettromagnetiche riflesse dalle foglie e li inviano a un computer. I dati raccolti saranno quindi elaborati tramite particolari algoritmi dai quali si otterranno indici di vigoria sotto forma di mappe in falsi colori. Per avere un’idea della mappa in falsi colori, l’immagine seguente riporta i risultati di uno studio in campo agricolo recentemente svolto insieme ad Agrosurvey in provincia di Latina.

Droni e verde urbano

 

I dati rilevati ed elaborati in falsi colori dovranno essere successivamente validati da indagini agronomiche e arboricolturali di campo.
In questi giorni sono in via di definizione i piani di volo in attesa delle condizioni operative e stagionali più adatte per dare il via alla sperimentazione.

Per qualsiasi informazione o approfondimento potete contattarmi ai recapiti di Studio: mob. 333 4603805 o email studio@lucamasotto.it

Lo studio è svolto in stretta collaborazione con Agrosurvey, azienda specializzata nell’agricoltura di precisione (www.agrosurvey.farm)

Giornale di Vimercate

 

Milano Progettazione del verde

L’importanza del verde nel contesto urbano: intervista a Pronto Pro.

Oggi ho avuto il piacere di rilasciare un’intervista al blog di ProntoPro.
Una chiacchierata veloce a proposito dell’importanza del verde nel contesto urbano: dalla regolazione del microclima urbano al ruolo del verde pensile, dalla valutazione di stabilità degli alberi e dei rischi loro connessi alla divulgazione ambientale.
L’intervista completa alla pagina internet del blog di ProntoPro disponibile al seguente link: https://www.prontopro.it/blog/ecco-come-il-verde-puo-migliorare-la-qualita-della-nostra-vita/

QTRA Aboricoltore Milano Agronomo

Arboricoltore Milano: dall’analisi di stabilità alla valutazione del rischio

L’arboricoltore a Milano: dall’analisi di stabilità alla valutazione del rischio

Siamo spesso abituati a gestire gli alberi in funzione delle loro condizioni intrinseche. Hanno difetti strutturali? Hanno problemi fisiologici o malattie fungine?
Soprattutto, di solito, vogliamo scongiurare schianti o sbrancamenti, quasi fosse automatico il nesso tra caduta di un albero (o di una branca) e danni a persone e cose. Se la branca cadesse proprio mentre passa qualcuno? Se quell’albero inclinato cedesse proprio mentre sta uscendo qualcuno con l’automobile?

Arboricoltore Milano

Valutazione di stabilità degli alberi. Una scienza evoluta

La valutazione di stabilità degli alberi ha fatto notevoli progressi negli ultimi decenni. Metodi, prassi e protocolli hanno affinato le procedure di indagine.
Sofisticati strumenti tecnologici permettono oggi di indagare la consistenza dei tessuti legnosi in modo poco o per nulla invasivo.
Tuttavia solo ora si sta affacciando in Italia un approccio diverso alla coesistenza degli alberi con le attività umane.

QTRA. Un approccio quantitativo all’esame di stabilità degli alberi

Si tratta della valutazione del rischio associato alla presenza di alberi. Uno degli approcci più diffusi è il QTRA (Quantified tree risk assessment); si tratta di una valutazione quantitativa del rischio, quindi indipendente da ragionamenti di carattere qualitativo, talvolta emotivo, che sono tradizionalmente applicati alla materia.
Il metodo QTRA si basa su solide basi statistiche capaci di calcolare la probabilità che un albero possa provocare danni nel corso dei successivi 12 mesi. I parametri da valutare sono lo stato morfofisiologico e biomeccanico degli alberi, la frequentazione della potenziale area di schianto, le condizioni meteoclimatiche locali, le sollecitazioni cui l’albero è sottoposto e la probabile evoluzione dei fattori precedenti.
In questo modo viene stimata una probabilità di danno traducibile in termini monetari in modo da valutare se il costo degli eventuali interventi arboricolturali (potature, abbattimenti, ecc.) sia giustificabile o meno.

Valutazione del rischio degli alberi. I vantaggi

La valutazione del rischio degli alberi, in ultima analisi, può quindi essere vista come una razionalizzazione degli interventi in grado di allocare al meglio le risorse finanziarie destinate alla cura del verde, tanto in ambito pubblico quanto in ambito privato.

Luca Masotto è registered user per l’applicazione del metodo QTRA in Italia. Per maggiori informazioni è possibile inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it oppure contattarmi direttamente al 333 4603805.
La metodologia QTRA è descritta in dettaglio sulla pagina ufficiale www.qtra.co.uk

Arboricoltura | Luca Masotto

Schianto di alberi: chi paga i danni?

Comprendere le cause biomeccaniche che hanno provocato lo schianto di un albero è di fondamentale importanza per inquadrare il responsabile dei danni

Di questi tempi si rincorrono in continuazione notizie circa lo schianto di alberi o di grandi branche con conseguenti danni ad abitazioni, strade, automobili. I temporali estivi o le nevicate invernali hanno certo un ruolo importante nella vicenda, tuttavia gran parte delle responsabilità deve essere spesso ricercata in una cattiva cura dei soggetti arborei. Comprendere le cause biomeccaniche che hanno provocato lo schianto di un albero è di fondamentale importanza per inquadrare il responsabile dei danni provocati e, quindi, per capire a chi rivolgersi per ottenere un risarcimento (oppure come procedere per avviare un procedimento legale). Si ricorda, infatti, che nel nostro ordinamento il proprietario di un bene è responsabile della sua corretta manutenzione e, al contempo, è responsabile dei danni che detto bene può cagionare a terzi.
I temporali estivi sono talvolta violenti, ma molto spesso presentano raffiche di vento che possono essere considerate del tutto ordinarie. Pertanto, non sempre il proprietario della pianta può appellarsi al caso fortuito ossia alla “calamità naturale” contro la quale anche un comportamento “da buon padre di famiglia” e una buona manutenzione possono ben poco. Più frequentemente, lo schianto di alberi o di grandi branche è da ricondurre a una cattiva gestione: scavi in prossimità dell’apparato radicale o potature male eseguite possono compromettere in modo spesso irrimediabile la tenuta biomeccanica dei soggetti.
In caso di schianto, quindi, è importante effettuare subito numerose riprese fotografiche dell’albero, delle parti schiantate e dell’intorno, prima che il tutto venga rimosso da chi di dovere. È infatti possibile avviare un procedimento di richiesta danni entro due anni dal momento dell’evento. Un buon tecnico, inoltre, già a partire dall’analisi delle immagini può rendersi conto delle motivazioni di carattere biomeccanico che hanno provocato lo schianto e quindi iniziare a raccogliere prove e indizi per ricostruire l’accaduto con dovizia di particolari. La conoscenza del territorio e degli attori tecnici che vi operano – per esempio in campo meteoclimatico – è fondamentale per ottenere il quadro completo delle condizioni intrinseche ed estrinseche all’albero nel giorno e all’ora dello schianto. Tali condizioni possono essere ricostruite anche a distanza di tempo: grazie all’osservazione dei tessuti legnosi (o di quello che ne rimane), il dottore agronomo è in grado di determinare, per esempio, se un albero ha subito potature sconsiderate oppure se è stato abbandonato a se stesso da lungo tempo, fattori indispensabili nell’ambito di un processo di risarcimento danni.
Altrettanto importante è valutare l’intorno dell’albero: vi sono state modifiche significative che possono avere comportato una variazione sostanziale del “giro dei venti”? Sono stati costruiti edifici di recente oppure sono stati demoliti edifici o abbattuti alberi nelle vicinanze? Aspetti sovente sottovalutati anche dai periti delle assicurazioni con i quali ho avuto modo di interfacciarmi nel corso degli anni; aspetti che tuttavia possono modificare l’esito di un evento da “caso fortuito” a colpevole mancanza di cura per l’albero caduto.

In ogni caso, la consulenza del dottore agronomo non si esaurisce nella mera fotografia e ricostruzione di quanto occorso: il confronto continuo con il Legale del Committente è indispensabile in quanto la materia, estremamente tecnica, può diventare scivolosa qualora non affrontata con la dovuta attenzione a tanti piccoli dettagli che, se trattati senza cognizione di causa, possono diventare controproducenti per la Parte assistita.

Articolo pubblicato originariamente sul portale Prontoprofessionista.it

Agronomo Milano un piano del verde per le nostre città

L’agronomo a Milano: un piano del verde per le nostre città

Articolo originale pubblicato su Intersezioni, 73 , 2016, a questa pagina

La sottile differenza tra cura e manutenzione

Nella gestione del verde urbano è ancora ampia la forbice tra possibilità tecniche e applicazioni pratiche.

Il Vocabolario Treccani definisce il termine cura come “interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività”. Molto diversa è, invece, la definizione del termine manutenzione: “il mantenere in buono stato; in particolare, insieme di operazioni che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti, un edificio, una strada, una nave, una macchina, un impianto, ecc”.
La differenza è evidente: nella manutenzione prevale l’aspetto freddamente gestionale, la volontà di rispettare parametri, regolamenti, computi metrici. La cura implica invece una partecipazione informata, attiva, volta non solo all’esecuzione di un “lavoro da sbrigare” ma anche, e soprattutto, alla consapevolezza di dover conservare – e se possibile accrescere – il valore dei beni in gestione. Vi è quindi un un maggiore risvolto intellettuale oltre che un interessamento premuroso.
Quest’ultimo, in ogni caso, non deve sfociare in vero e proprio trasporto emotivo, bensì ricompreso entro limiti ben precisi, delineati dalle buone pratiche colturali o, meglio, dall’insieme di scienze che informano la gestione professionale del verde. Per questo motivo occorre prestare grande attenzione al fenomeno dei guerrilla gardeners, pollici verdi d’assalto che scagliano bombe di semi nelle aiuole pubbliche, nelle rotatorie, negli spazi aperti più o meno abbandonati. Si può ritenere cura del verde pubblico? Non è forse più simile a una qualche forma di bio-inquinamento? Spesso sono diffusi semi di piante erbacee molto aggressive, se non infestanti, piante che si moltiplicano rapidamente, si annidano ovunque, rischiano di diffondersi ben oltre gli spazi urbani o, comunque, gli spazi voluti. Anche per istituzionalizzare queste pulsioni, molti Comuni hanno introdotto la possibilità di adottare aiuole pubbliche da parte di privati, condomini e associazioni. In questo modo, il contributo dei cittadini alla cura del verde pubblico può dirsi veramente tale, a patto, tuttavia, che i progetti di adozione siano vagliati attentamente anche dal punto di vista tecnico e paesaggistico. In altri termini, l’adozione dell’aiuola non deve essere vista unicamente come auspicata sottrazione di verde pubblico da “manutenere” da parte dei Comuni, fonte di risparmio per l’Amministrazione pubblica, bensì come opportunità per una sinergia pubblico-privato volta alla cura della cosa pubblica, al democratico miglioramento degli spazi, alla volontà di ricomposizione paesaggistica delle città. Perché anche di questo si tratta: non è più sufficiente – se mai lo sia stato – mettere a dimora qualunque cosa purché verde; è importante valutare l’inserimento paesaggistico dei nuovi assetti vegetazionali in modo da valorizzare viste a allineamenti e migliorare la percezione paesaggistica di parchi e viali. Si pensi a cosa accadrebbe se ogni condominio adottasse l’aiuola posta di fronte al proprio ingresso mettendo a dimora specie o combinazioni di specie completamente differenti: in un viale di poche centinaia di metri potremmo assistere a decine di assetti vegetazionali differenti.
Nella (ri)costruzione del paesaggio delle nostre città, così come nella salvaguardia del delicato ecosistema urbano e nella conservazione di soggetti arborei di pregio, non si può procedere con improvvisazione. Non è più possibile, di fronte a un’opinione pubblica sempre più formata e informata, confondere le finalità della cura del verde con quelle tipiche di altri settori, pur meritevoli, quali l’assistenza sociale. Né, d’altra parte, la natura urbana può essere inquadrata esclusivamente con lo sguardo angusto del profitto. Di questo le pubbliche amministrazioni devono essere consapevoli quando, soprattutto nelle città di minori dimensioni, assegnano i lavori di “manutenzione del verde” al massimo ribasso (più o meno esplicito) oppure a cooperative sociali, talvolta con l’obbligo di inserimento lavorativo – almeno per tutta la durata dell’appalto – di persone con difficoltà di vario genere. Non è solo una questione di competizione tra imprese e professionisti di diversi (e non confrontabili) settori, bensì di efficienza dell’operato pubblico e di competenze e preparazione professionale nell’esecuzione dell’appalto. Il verde, al pari di strade ed edifici, è un vero e proprio patrimonio a disposizione dei cittadini, un patrimonio che eroga servizi ecosistemici, ambientali, sociali. Perché non prendersene cura? Perché limitarsi a una manutenzione il cui unico scopo sembra essere quello di riempire una lista di controllo con le operazioni via via svolte?
Sono ormai molti gli studi che dimostrano che nelle città dotate di un verde pubblico (e privato) ben curato diminuiscono i reati, aumenta il benessere personale, migliora la qualità della vita. C’è chi si è spinto a parlare di “Servizio sanitario naturale”.
Perché dilapidare questo patrimonio, questa fonte di benessere collettivo, perché lasciarlo in gestione a giardinieri improvvisati o a volontari che, per quanto motivati, non sempre sono in grado di approcciare una pianta, capirne la fisiologia, gestirne le risposte alle cure colturali da svolgere? Si tratta di considerazioni evidenti soprattutto per gli alberi d’alto fusto: quanti esempi di alberi potati male, capitozzati, ingiustamente costretti ad assumere sgraziate architetture? Quanti milioni di euro di patrimonio pubblico sono dilapidati in questo modo tutti gli anni? Sì, perché si giunge sovente al paradosso di pagare imprese per distruggere valore tramite interventi azzardati, contrari alle buone pratiche colturali.
Occorre una presa di coscienza collettiva che metta a fuoco priorità e mezzi da mettere in campo per tutelare e incrementare il patrimonio verde delle nostre città. È giunto il momento che anche nei centri di dimensioni minori si giunga a forme integrate di programmazione delle cure colturali, dove i professionisti siano chiamati a coordinare il lavoro sul campo svolto da imprese qualificate – o per lo meno opportunamente seguite da un direttore lavori – e a confrontarsi con i tecnici della Pubblica amministrazione per individuare le modalità tecnicamente appropriate per la cura del verde nel perimetro delle risorse finanziarie disponibili.
La ricerca ha messo a disposizione a prezzi accessibili tecniche e soluzioni che permettono di gestire al meglio il verde delle città, nel rispetto dell’ambiente e della fisiologia delle piante, nell’ottica della valorizzazione del paesaggio e delle città in senso lato. Le competenze professionali dei dottori agronomi permettono la redazione e l’applicazione su grande e piccola scala di Piani del verde capaci di pianificare e programmare gli interventi necessari nel medio-lungo periodo, al fine di individuare le priorità e migliorare l’allocazione delle risorse tecniche ed economiche.
Se le risorse finanziare sono poche, la cosa migliore da fare è trasformare le spese in investimenti: il verde è una di quelle che offre rendimenti più elevati. Perché non provarci?

Potatura tree climbing Milano

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

Non è infrequente che l’agronomo a Milano  sia chiamato per svolgere la direzione dei lavori di potatura. Ecco perché.

Quando potare gli alberi? Il momento migliore per potare gli alberi

L’inverno, si sa, è il periodo migliore per procedere con la potatura degli alberi. Le piante sono a riposo e, per lo meno per le specie caducifoglie, è possibile avere una visione migliore dell’architettura degli alberi e procedere a una corretta progettazione della potatura. Sì, perché la potatura comporta molte ferite e, quindi, deve essere svolta solo se serve, considerando che ogni specie ha esigenze differenti e che ogni singolo albero ha la propria storia. La potatura, insomma, non può essere improvvisata, né eseguita “a giro” come spesso si sente dire: come si possono rispettare le esigenze fisiologiche e morfologiche di una pianta se si programma di potarla a prescindere ogni X anni? La potatura deve quindi essere progettata.

Quanto potare?

A questa domanda si può rispondere solo con il più classico “dipende”. Per capire l’intensità della potatura occorre esaminare i singoli casi. In linea di massima, è bene evitare di asportare più del 15-20% delle gemme (ossia della massa fogliare) in modo da non privare la pianta delle risorse necessarie per la fotosintesi.

Come potare gli alberi? La corretta potatura fa anche risparmiare

Prima di tutto è bene dire come non potare gli alberi: la capitozzatura deve essere sempre evitata!

Il perché è presto detto: al di là dell’orrore paesaggistico e ornamentale, la capitozzatura provoca ferite che la pianta non è in grado di rimarginare, facilitando l’ingresso di patogeni fungini che indeboliscono la struttura dell’albero e, di fatto, lo rendono più pericoloso. “Abbassare” un albero per renderlo più stabile è un mito purtroppo molto ben radicato. Un mito che, per certi versi, ha origine nelle campagne, quando gli alberi erano “gabbati” per motivi colturali (es. per l’alimentazione animale) ma che non ha motivo di esistere in ambiente urbano.

Inoltre, gli ormoni che regolano la crescita vegetale sono prodotti dalla cosiddetta “gemma apicale” (quella che si trova più in alto per semplificare): eliminandola, si priva la pianta del controllo ormonale sul proprio sviluppo con la conseguenza di avere una vegetazione disordinata. In aggiunta, i rami che si formano a seguito del riscoppio vegetativo sono spesso debolmente inseriti sul fusto e quindi, ancora una volta, si vede come una potatura eccessiva compromette la stabilità della pianta più che migliorarla.

Come in ogni città densamente abitata e trafficata, anche a Milano si ricorre spesso alla potatura in tree climbing. Oltre che per motivi logistici, questa è la tecnica migliore per potare solo laddove serve. L’operatore ha un controllo visivo ravvicinato della pianta e riesce a spostarsi lungo le branche raggiungendo ogni punto, anche quelli meno facilmente raggiungibili con le tradizionali piattaforme. In questo modo, da terra, la direzione lavori può gestire al meglio la potatura, garantendo tempi di ritorno molto più lunghi: potare bene fa risparmiare perchè sarà necessario intervenire nuovamente solo a distanza di molti anni. In questo senso la collaborazione tra tree climber e dottore agronomo è fondamentale per avere un lavor svolto a regola d’arte.

Potatura tree climbing Milano

Ogni fase della vita di una pianta richiede interventi mirati.

Semplificando possiamo dire che esistono le seguenti tipologie di potatura.

Potatura di formazione

Serve per favorire il corretto sviluppo dei rami nelle fasi giovanili. Di solito si esegue in vivaio o nei primi anni di messa a dimora (se il materiale vivaistico non è dei migliori). Se occorre, una potatura di formazione è molto importante per eliminare i difetti strutturali della chioma prima che possano diventare un problema.

Potatura di rimonda

Serve per eliminare tutti i rami disseccati o compromessi. A seconda delle specie può essere molto importante per ridurre la propensione al cedimento dell’albero o di parte della chioma.

Potatura di contenimento

Serve per contenere lo sviluppo della chioma di un albero. Di norma si rende necessaria quando c’è stato un errore di progettazione (o non c’è stata alcuna progettazione) ed è stato messo a dimora l’albero sbagliato nel momento sbagliato. Si tratta di una potatura delicata perché incide su parti vitali dell’albero e deve essere eseguita con estrema attenzione.

Potatura di recupero

Serve per correggere precedenti interventi errati di potatura, quali la capitozzatura. Si rende necessaria per ripristinare una chioma danneggiata da potature eccessive. In questo caso è importante valutare la condizione fitosanitaria e fitostatica della pianta in modo da selezionare i migliori candidati per la formazione della chioma secondaria. Se l’albero non è stato in grado di cicatrizzare le vecchie ferite e i patogeni fungini hanno avuto la meglio, talvolta è meglio procedere all’abbattimento e alla sostituzione del soggetto per motivi di sicurezza.

L’agronomo a Milano: un esempio di potatura ben fatta

Ecco un caso pratico. Recentemente un Amministratore condominiale mi ha contattato per verificare le potature in fase di esecuzione. Un rapido sguardo alle foto inviatemi è stato sufficiente per chiedere di interrompere i lavori.

Successivamente, i lavori sono proseguiti – con la medesima impresa – con l’ausilio della mia direzione dei lavori. Il risultato è interessante: le potature eseguite con il supporto di un dottore agronomo hanno permesso di conservare l’architettura vegetale precedente agli interventi (si può confrontare l’albero potato in modo drastico, contrassegnato con una X, e quello potato correttamente, contrassegnato con OK). Al contempo, tuttavia, sono state rimosse notevoli quantità di rami disseccati o pericolosi in quanto danneggiati per motivi naturali. In questo modo, pur rispettando la conformazione degli alberi ante-intervento, è stata incrementata la permeabilità della chioma nei confronti del vento e della neve, riducendo sensibilmente la propensione al cedimento degli alberi o di porzioni di questi.

Agronomo Milano Direzione lavori potatura alberi

Per maggiori informazioni è possibile contattarmi al 333.4603805 oppure inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per eventi di divulgazione circa le corrette pratiche arboricolturali.