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Luca Masotto agronomo milano Intervistailsalvagente

Piante e danni da freddo: come recuperare?

Piante e freddo: intervista a Il Salvagente

Il rischio di gelate è ormai passato. Anche se qualche ritorno di freddo è ancora possibile, questo è il momento di pensare a recuperare i danni con opportuni accorgimenti.

Ho incontrato Carla Tropia, giornalista del mensile Il Salvagente, per una breve intervista che inizia così: Come ogni essere umano, ci spiega l’agronomo, le piante sono in grado di raccontarci le loro sofferenze. Bisogna però saperle osservare, valutando la chioma. I consigli per intervenire senza creare altri “guai”.

Sì, perché anche le piante hanno il loro particolarissimo modo di comunicare. Il loro alfabeto, però, è muto, fatto di segni e di segnali che occorre saper cogliere con tempestività. Arricciamenti fogliari, discolorazioni e imbrunimenti sono alcuni dei silenziosi campanelli di allarme che dovremmo notare. Importante porsi in ascolto, osservandole attentamente in modo da correre per tempo ai ripari.

Qualche pillola discussa nell’intervista:

  1. Fondamentale è la prevenzione dei danni da freddo, prevenzione che passa in primo luogo da un’accorta progettazione al fine di mettere a dimora la classica pianta giusta nel posto giusto. Inutile cercare l’esostismo a tutti i costi se abbiamo una casa in montagna, per quante attenzioni potremo riservare a una pianta, il rischio è quello di una morte ingloriosa.
  2. Per aiutare tutte le piante, anche quelle più acclimatate, è bene proteggere l’apparato radicale (soprattutto per le piante in vaso): se qualche ramo può seccare ed essere rimosso senza problemi, meno facile è ripristinare la vitalità e il corretto funzionamento delle radici che devono quindi essere adeguatamente pacciamate.
  3. Attenzione alla concimazione, evitando eccessi di concimazione azotata che favoriscono un eccessivo sviluppo vegetativo, “intenerendo” i tessuti; con l’approssimarsi della stagione fredda è bene calibrare il potassio che al contrario ha un effetto “indurente” e aiuta le piante a superare i rigori invernali.

L’intervista completa è disponibile nella copia in uscita de Il Salvagente.

Milano Progettazione del verde

L’importanza del verde nel contesto urbano: intervista a Pronto Pro.

Oggi ho avuto il piacere di rilasciare un’intervista al blog di ProntoPro.
Una chiacchierata veloce a proposito dell’importanza del verde nel contesto urbano: dalla regolazione del microclima urbano al ruolo del verde pensile, dalla valutazione di stabilità degli alberi e dei rischi loro connessi alla divulgazione ambientale.
L’intervista completa alla pagina internet del blog di ProntoPro disponibile al seguente link: https://www.prontopro.it/blog/ecco-come-il-verde-puo-migliorare-la-qualita-della-nostra-vita/

Agronomo Milano Orto giardino

Orto giardino, utile e dilettevole

Orto giardino: perché rinunciare ai piaceri del giardino se si vuole fare l’orto?

L’orto giardino è sempre più diffuso, vuoi per la crescente passione verde degli italiani, vuoi per gli spazi ridotti che costringono a concentrare tutto in pochi metri quadrati. L’orto giardino è una delle tendenze del verde contemporaneo, spazi aperti (anche terrazzi) dove lo svago e la contemplazione sono associati all’utilità di coltivare ortaggi, frutti e aromi. Da una parte ci sono i proprietari di giardini – numerosissimi – che vogliono arricchire il giardino di piante a uso culinario, dall’altra ci sono i conduttori dei tradizionali orti che desiderano aumentare la valenza estetica e paesaggistica della proprietà grazie all’introduzione di specie ornamentali.

Occorre ripensare gli spazi, scombinare i percorsi, abbandonare le rigide geometrie delle aree coltivate, aprire il giardino a piante “insolite”. Non si deve avere paura di sbagliare perché, come spesso si dice, nel giardinaggio non esistono errori, solo esperimenti.

Un orto giardino non è la semplice commistione tra i due tradizionali assetti vegetazionali: non è sufficiente inserire pomodori in un’aiuola! È importante (ri)disegnare le varie zone in modo che queste possano accogliere in modo armonico e ragionato le diverse specie vegetali al fine di ricreare uno spazio fruibile e, al contempo, utile dal punto di vista produttivo.

Laddove lo spazio dovesse essere esiguo, tuttavia, il consiglio è quello di segmentare la proprietà in due zone funzionalmente distinte con l’area a giardino, di norma, posta nei pressi dell’ingresso e quella a orto in una posizione più defilata. La separazione tra le due zone potrà essere realizzata con piante aromatiche opportunamente scelte al fine di rendere graduale la transizione tra gli ambienti: lavanda, elicriso, salvia (in tutte le sue infinite varietà) e rosmarino – anche nella forma prostrata, ossia ricadente – sono le specie che fanno al caso nostro. In alternativa, si può optare per separare in modo netto le due aree funzionali, per esempio con una piccola recinzione colorata oppure con una siepe bassa di aromatiche oppure ancora – come ho scelto di fare a casa mia – con vasi di recupero riverniciati ad hoc. Nel mio caso, le fioriere riciclate hanno il triplice scopo di delimitare l’orto, di creare geometrie lineari in contrasto con le curve morbide delle aiuole ornamentali e di individuare una serie di accessi informali all’area coltivata.

Se abbiamo a disposizione spazi regolari e importanti – nell’ordine di alcune centinaia di metri quadrati – possiamo aspirare a risultati ancora più interessanti. In questo caso, l’orto e il giardino potranno essere espressione di un unico ambiente dove il disegno di aiuole floreali e commestibili deve essere unitario. Perché non sviluppare l’orto lungo un percorso profumato di aromatiche? Un orto da coltivare, da guardare, da “passeggiare”. Così, dopo il raccolto, porteremo in casa non solo pomodori e zucchine ma anche margheritone colorate, fiori di ortensia e steli di hemerocallis con i quali rallegrare gli interni dell’abitazione.

L’importante è non concedere troppo alla fantasia, pena la perdita di funzionalità e fruibilità dell’orto giardino. In particolare, se lo spazio ce lo consente, dobbiamo ricordarci di ritagliare due elementi fondamentali per la vita all’aperto: un’area relax destinata al gioco, alla tintarella o alla lettura di un buon libro e un’area da pranzo dove intrattenere gli ospiti con pietanze leggere e saporite a base dei frutti dell’orto. Un pergolato rustico o hi-tech con una vite da tavola, alcune piccole piante da frutto e, sullo sfondo, file ordinate di pomodori – da cogliere al volo – nonché melanzane e peperoni da grigliare al momento. Il tutto immersi nel profumo di rosmarino, santoreggia, timo, salvia, origano e maggiorana.

Per i più grandi una foglia di menta cade in un bicchiere da cocktail pestato (ottima la varietà ‘Yerba Buena’ ma… attenzione al caldo!), per i più piccoli, la stessa menta potrà aromatizzare un rinfrescante tè freddo.

E le vacanze iniziano prima ancora di lasciare casa!

(Articolo redatto per il numero 8/2016 del mensile RatioFamiglia, www.ratiofamiglia.it)

Vedi anche l’articolo “L’orto terrazzo, coltivare fino al cielo

Progettazione giardini Milano

Estate a tutto colore!

Progettazione giardini Milano: le piante giuste per dipingere balconi e terrazzi.

L’estate si avvicina, il caldo inizia a farsi sentire, il pensiero corre veloce ai pomeriggi e alle serate passate in giardino o sul terrazzo in compagnia di ospiti e amici. In queste occasioni non è infrequente che l’argomento cada sulle piante che ci circondano e allora… come possiamo fare bella figura? Quali piante scegliere per avere una fioritura continua nel corso dell’estate?
Le possibilità non mancano! Sono molti gli arbusti e le specie erbacee perenni che possiamo utilizzare, ricordando che prima di qualsiasi acquisto è bene verificare sia le caratteristiche del terreno sia l’esposizione dell’aiuola o del vaso, altrimenti la tanto desiderata fioritura potrebbe risolversi in ben poca cosa. Le fioriture, infatti, sono condizionate in modo rilevante dal “benessere” della pianta e, soprattutto, dalla radiazione luminosa che possono intercettare: anche la più fiorifera delle rose farebbe scena muta se posta in un angolo buio.
La potentilla, per esempio, è un arbusto dimenticato. Minuta e caducifoglia, di forma tondeggiante, da maggio ai primi freddi produce una grande quantità di fiori a coppa di colore variabile tra il giallo, il rosso e il rosa a seconda delle varietà. Sebbene la fioritura non sia particolarmente appariscente, ha il vantaggio di essere continua e duratura: un ottimo sfondo per altre piante da fiore.
La tamerice, invece, è un arbusto o piccolo albero che si prodiga in una fioritura vaporosa e leggera, di colore rosa, che si manifesta in primavera, in estate o in autunno a seconda delle specie. Se vogliamo stupire i nostri ospiti con una nuvola rosa estiva, allora dobbiamo orientarci su Tamarix pentandra, ottima anche per i giardini “dimenticati” – magari nelle seconde case al mare – perché sopporta bene sia l’aria salmastra sia le condizioni di aridità.
Se poi vogliamo avventurarci nel mondo pressoché sconfinato delle piante erbacee allora le possibilità di scelta aumentano considerevolmente.
Una delle prime specie che vengono alla mente pensando all’estate è Rudbeckia fulgida, un’asteracea dal tipico aspetto di “margheritona” dove l’infiorescenza è costituita da grandi capolini con “petali” di colore giallo intenso, riuniti attorno a un bottone scuro. Rudbeckia occupa lentamente le aree circostanti a quelle dove è messa a dimora, un ottimo rimedio per contrastare le infestanti estive. Il rovescio della medaglia, così come per le altre erbacee di cui si dirà, è che in inverno secca e deve essere recisa; ma la primavera successiva tornerà senza indugio, preceduta da un letto di foglioline verdi.
Con varietà che sfoggiano colori compresi tra il verde pallido e il giallo intenso, tra il rosa tenue e il rosso fuoco, il genere Hemerocallis è una vera e propria macchina da fiori. Sul mercato sono disponibili centinaia di varietà, alcune delle quali sempreverdi o semisempreverdi (ossia le foglie sopravvivono alla stagione fredda se l’inverno non è troppo rigido). I fiori non durano molto ma vengono prodotti in continuazione.
Rudbeckia e, soprattutto, Hemerocallis sono erbacee già abbastanza diffuse e che possono essere trovate con relativa facilità nei vivai. Un po’ più insolite, invece, sono le ultime due piante che vi presento: Kniphofia e Crocosmia. La prima è un fiammeggiante punto esclamativo in giardino, originario dei climi caldi sudafricani ma ottimamente adattata anche alle nostre temperature. Crocosmia è invece una delle più eleganti tuberose da fiore, ottima anche come fiore reciso, le cui foglie, in primavera, tagliano l’aria fresca del mattino con raffinatissime pennellate di colore verde intenso.

Articolo pubblicato originariamente su RatioFamiglia del 13 giugno 2016 (www.ratiofamiglia.it)

Luca Masotto, dottore agronomo Milano n. 1212, si occupa di progettazione e gestione di giardini e terrazzi a Milano e in tutta la Lombardia.

Agronomo Milano un piano del verde per le nostre città

L’agronomo a Milano: un piano del verde per le nostre città

Articolo originale pubblicato su Intersezioni, 73 , 2016, a questa pagina

La sottile differenza tra cura e manutenzione

Nella gestione del verde urbano è ancora ampia la forbice tra possibilità tecniche e applicazioni pratiche.

Il Vocabolario Treccani definisce il termine cura come “interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività”. Molto diversa è, invece, la definizione del termine manutenzione: “il mantenere in buono stato; in particolare, insieme di operazioni che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti, un edificio, una strada, una nave, una macchina, un impianto, ecc”.
La differenza è evidente: nella manutenzione prevale l’aspetto freddamente gestionale, la volontà di rispettare parametri, regolamenti, computi metrici. La cura implica invece una partecipazione informata, attiva, volta non solo all’esecuzione di un “lavoro da sbrigare” ma anche, e soprattutto, alla consapevolezza di dover conservare – e se possibile accrescere – il valore dei beni in gestione. Vi è quindi un un maggiore risvolto intellettuale oltre che un interessamento premuroso.
Quest’ultimo, in ogni caso, non deve sfociare in vero e proprio trasporto emotivo, bensì ricompreso entro limiti ben precisi, delineati dalle buone pratiche colturali o, meglio, dall’insieme di scienze che informano la gestione professionale del verde. Per questo motivo occorre prestare grande attenzione al fenomeno dei guerrilla gardeners, pollici verdi d’assalto che scagliano bombe di semi nelle aiuole pubbliche, nelle rotatorie, negli spazi aperti più o meno abbandonati. Si può ritenere cura del verde pubblico? Non è forse più simile a una qualche forma di bio-inquinamento? Spesso sono diffusi semi di piante erbacee molto aggressive, se non infestanti, piante che si moltiplicano rapidamente, si annidano ovunque, rischiano di diffondersi ben oltre gli spazi urbani o, comunque, gli spazi voluti. Anche per istituzionalizzare queste pulsioni, molti Comuni hanno introdotto la possibilità di adottare aiuole pubbliche da parte di privati, condomini e associazioni. In questo modo, il contributo dei cittadini alla cura del verde pubblico può dirsi veramente tale, a patto, tuttavia, che i progetti di adozione siano vagliati attentamente anche dal punto di vista tecnico e paesaggistico. In altri termini, l’adozione dell’aiuola non deve essere vista unicamente come auspicata sottrazione di verde pubblico da “manutenere” da parte dei Comuni, fonte di risparmio per l’Amministrazione pubblica, bensì come opportunità per una sinergia pubblico-privato volta alla cura della cosa pubblica, al democratico miglioramento degli spazi, alla volontà di ricomposizione paesaggistica delle città. Perché anche di questo si tratta: non è più sufficiente – se mai lo sia stato – mettere a dimora qualunque cosa purché verde; è importante valutare l’inserimento paesaggistico dei nuovi assetti vegetazionali in modo da valorizzare viste a allineamenti e migliorare la percezione paesaggistica di parchi e viali. Si pensi a cosa accadrebbe se ogni condominio adottasse l’aiuola posta di fronte al proprio ingresso mettendo a dimora specie o combinazioni di specie completamente differenti: in un viale di poche centinaia di metri potremmo assistere a decine di assetti vegetazionali differenti.
Nella (ri)costruzione del paesaggio delle nostre città, così come nella salvaguardia del delicato ecosistema urbano e nella conservazione di soggetti arborei di pregio, non si può procedere con improvvisazione. Non è più possibile, di fronte a un’opinione pubblica sempre più formata e informata, confondere le finalità della cura del verde con quelle tipiche di altri settori, pur meritevoli, quali l’assistenza sociale. Né, d’altra parte, la natura urbana può essere inquadrata esclusivamente con lo sguardo angusto del profitto. Di questo le pubbliche amministrazioni devono essere consapevoli quando, soprattutto nelle città di minori dimensioni, assegnano i lavori di “manutenzione del verde” al massimo ribasso (più o meno esplicito) oppure a cooperative sociali, talvolta con l’obbligo di inserimento lavorativo – almeno per tutta la durata dell’appalto – di persone con difficoltà di vario genere. Non è solo una questione di competizione tra imprese e professionisti di diversi (e non confrontabili) settori, bensì di efficienza dell’operato pubblico e di competenze e preparazione professionale nell’esecuzione dell’appalto. Il verde, al pari di strade ed edifici, è un vero e proprio patrimonio a disposizione dei cittadini, un patrimonio che eroga servizi ecosistemici, ambientali, sociali. Perché non prendersene cura? Perché limitarsi a una manutenzione il cui unico scopo sembra essere quello di riempire una lista di controllo con le operazioni via via svolte?
Sono ormai molti gli studi che dimostrano che nelle città dotate di un verde pubblico (e privato) ben curato diminuiscono i reati, aumenta il benessere personale, migliora la qualità della vita. C’è chi si è spinto a parlare di “Servizio sanitario naturale”.
Perché dilapidare questo patrimonio, questa fonte di benessere collettivo, perché lasciarlo in gestione a giardinieri improvvisati o a volontari che, per quanto motivati, non sempre sono in grado di approcciare una pianta, capirne la fisiologia, gestirne le risposte alle cure colturali da svolgere? Si tratta di considerazioni evidenti soprattutto per gli alberi d’alto fusto: quanti esempi di alberi potati male, capitozzati, ingiustamente costretti ad assumere sgraziate architetture? Quanti milioni di euro di patrimonio pubblico sono dilapidati in questo modo tutti gli anni? Sì, perché si giunge sovente al paradosso di pagare imprese per distruggere valore tramite interventi azzardati, contrari alle buone pratiche colturali.
Occorre una presa di coscienza collettiva che metta a fuoco priorità e mezzi da mettere in campo per tutelare e incrementare il patrimonio verde delle nostre città. È giunto il momento che anche nei centri di dimensioni minori si giunga a forme integrate di programmazione delle cure colturali, dove i professionisti siano chiamati a coordinare il lavoro sul campo svolto da imprese qualificate – o per lo meno opportunamente seguite da un direttore lavori – e a confrontarsi con i tecnici della Pubblica amministrazione per individuare le modalità tecnicamente appropriate per la cura del verde nel perimetro delle risorse finanziarie disponibili.
La ricerca ha messo a disposizione a prezzi accessibili tecniche e soluzioni che permettono di gestire al meglio il verde delle città, nel rispetto dell’ambiente e della fisiologia delle piante, nell’ottica della valorizzazione del paesaggio e delle città in senso lato. Le competenze professionali dei dottori agronomi permettono la redazione e l’applicazione su grande e piccola scala di Piani del verde capaci di pianificare e programmare gli interventi necessari nel medio-lungo periodo, al fine di individuare le priorità e migliorare l’allocazione delle risorse tecniche ed economiche.
Se le risorse finanziare sono poche, la cosa migliore da fare è trasformare le spese in investimenti: il verde è una di quelle che offre rendimenti più elevati. Perché non provarci?

Potatura tree climbing Milano

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

L’agronomo a Milano: potatura degli alberi

Non è infrequente che l’agronomo a Milano  sia chiamato per svolgere la direzione dei lavori di potatura. Ecco perché.

Quando potare gli alberi? Il momento migliore per potare gli alberi

L’inverno, si sa, è il periodo migliore per procedere con la potatura degli alberi. Le piante sono a riposo e, per lo meno per le specie caducifoglie, è possibile avere una visione migliore dell’architettura degli alberi e procedere a una corretta progettazione della potatura. Sì, perché la potatura comporta molte ferite e, quindi, deve essere svolta solo se serve, considerando che ogni specie ha esigenze differenti e che ogni singolo albero ha la propria storia. La potatura, insomma, non può essere improvvisata, né eseguita “a giro” come spesso si sente dire: come si possono rispettare le esigenze fisiologiche e morfologiche di una pianta se si programma di potarla a prescindere ogni X anni? La potatura deve quindi essere progettata.

Quanto potare?

A questa domanda si può rispondere solo con il più classico “dipende”. Per capire l’intensità della potatura occorre esaminare i singoli casi. In linea di massima, è bene evitare di asportare più del 15-20% delle gemme (ossia della massa fogliare) in modo da non privare la pianta delle risorse necessarie per la fotosintesi.

Come potare gli alberi? La corretta potatura fa anche risparmiare

Prima di tutto è bene dire come non potare gli alberi: la capitozzatura deve essere sempre evitata!

Il perché è presto detto: al di là dell’orrore paesaggistico e ornamentale, la capitozzatura provoca ferite che la pianta non è in grado di rimarginare, facilitando l’ingresso di patogeni fungini che indeboliscono la struttura dell’albero e, di fatto, lo rendono più pericoloso. “Abbassare” un albero per renderlo più stabile è un mito purtroppo molto ben radicato. Un mito che, per certi versi, ha origine nelle campagne, quando gli alberi erano “gabbati” per motivi colturali (es. per l’alimentazione animale) ma che non ha motivo di esistere in ambiente urbano.

Inoltre, gli ormoni che regolano la crescita vegetale sono prodotti dalla cosiddetta “gemma apicale” (quella che si trova più in alto per semplificare): eliminandola, si priva la pianta del controllo ormonale sul proprio sviluppo con la conseguenza di avere una vegetazione disordinata. In aggiunta, i rami che si formano a seguito del riscoppio vegetativo sono spesso debolmente inseriti sul fusto e quindi, ancora una volta, si vede come una potatura eccessiva compromette la stabilità della pianta più che migliorarla.

Come in ogni città densamente abitata e trafficata, anche a Milano si ricorre spesso alla potatura in tree climbing. Oltre che per motivi logistici, questa è la tecnica migliore per potare solo laddove serve. L’operatore ha un controllo visivo ravvicinato della pianta e riesce a spostarsi lungo le branche raggiungendo ogni punto, anche quelli meno facilmente raggiungibili con le tradizionali piattaforme. In questo modo, da terra, la direzione lavori può gestire al meglio la potatura, garantendo tempi di ritorno molto più lunghi: potare bene fa risparmiare perchè sarà necessario intervenire nuovamente solo a distanza di molti anni. In questo senso la collaborazione tra tree climber e dottore agronomo è fondamentale per avere un lavor svolto a regola d’arte.

Potatura tree climbing Milano

Ogni fase della vita di una pianta richiede interventi mirati.

Semplificando possiamo dire che esistono le seguenti tipologie di potatura.

Potatura di formazione

Serve per favorire il corretto sviluppo dei rami nelle fasi giovanili. Di solito si esegue in vivaio o nei primi anni di messa a dimora (se il materiale vivaistico non è dei migliori). Se occorre, una potatura di formazione è molto importante per eliminare i difetti strutturali della chioma prima che possano diventare un problema.

Potatura di rimonda

Serve per eliminare tutti i rami disseccati o compromessi. A seconda delle specie può essere molto importante per ridurre la propensione al cedimento dell’albero o di parte della chioma.

Potatura di contenimento

Serve per contenere lo sviluppo della chioma di un albero. Di norma si rende necessaria quando c’è stato un errore di progettazione (o non c’è stata alcuna progettazione) ed è stato messo a dimora l’albero sbagliato nel momento sbagliato. Si tratta di una potatura delicata perché incide su parti vitali dell’albero e deve essere eseguita con estrema attenzione.

Potatura di recupero

Serve per correggere precedenti interventi errati di potatura, quali la capitozzatura. Si rende necessaria per ripristinare una chioma danneggiata da potature eccessive. In questo caso è importante valutare la condizione fitosanitaria e fitostatica della pianta in modo da selezionare i migliori candidati per la formazione della chioma secondaria. Se l’albero non è stato in grado di cicatrizzare le vecchie ferite e i patogeni fungini hanno avuto la meglio, talvolta è meglio procedere all’abbattimento e alla sostituzione del soggetto per motivi di sicurezza.

L’agronomo a Milano: un esempio di potatura ben fatta

Ecco un caso pratico. Recentemente un Amministratore condominiale mi ha contattato per verificare le potature in fase di esecuzione. Un rapido sguardo alle foto inviatemi è stato sufficiente per chiedere di interrompere i lavori.

Successivamente, i lavori sono proseguiti – con la medesima impresa – con l’ausilio della mia direzione dei lavori. Il risultato è interessante: le potature eseguite con il supporto di un dottore agronomo hanno permesso di conservare l’architettura vegetale precedente agli interventi (si può confrontare l’albero potato in modo drastico, contrassegnato con una X, e quello potato correttamente, contrassegnato con OK). Al contempo, tuttavia, sono state rimosse notevoli quantità di rami disseccati o pericolosi in quanto danneggiati per motivi naturali. In questo modo, pur rispettando la conformazione degli alberi ante-intervento, è stata incrementata la permeabilità della chioma nei confronti del vento e della neve, riducendo sensibilmente la propensione al cedimento degli alberi o di porzioni di questi.

Agronomo Milano Direzione lavori potatura alberi

Per maggiori informazioni è possibile contattarmi al 333.4603805 oppure inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per eventi di divulgazione circa le corrette pratiche arboricolturali.

Agronomo Pavia

Giardini contro l’inquinamento

Giardini contro l’inquinamento

Blocco del traffico a Milano? Alberi e arbusti possono fare molto contro l’inquinamento delle nostre città

In questi giorni le centraline di rilevamento degli inquinanti atmosferici hanno superato per l’ennesima volta le soglie di guardia, tanto da spingere molte Amministrazioni ad approntare misure di emergenza quali il blocco del traffico. Ma cosa si può fare, oltre a queste impopolari – e chissà quanto utili – misure dell’ultimo minuto?

Tempo fa, nel corso di un convegno, gli alberi sono stati definiti il “fegato verde” delle città. La vegetazione, infatti, non è solo un polmone verde capace di assorbire anidride carbonica e restituirci prezioso ossigeno, ma è anche un alleato fondamentale in grado di trattenere le polveri sottili. In particolare, alberi e arbusti hanno un’efficacia diversificata: i primi, grazie alla chioma molto estesa, possono intercettare grandi quantità di polveri; gli arbusti, invece, sono un po’ meno efficienti ma, dal momento che loro malgrado sono a livello dei tubi di scappamento, possono bloccare gli inquinanti proprio dove si originano.

Come fanno gli alberi a bloccare gli inquinanti dell’aria?

Buona parte della capacità disinquinante di alberi e arbusti è data dalla loro capacità di adsorbire le particelle inquinanti, bloccandole sulla superficie fogliare e sequestrandole in attesa che una pioggia le dilavi. Non tutte le specie di alberi, tuttavia, sono in grado di sequestrare gli inquinanti nello stesso modo. Le specie più efficienti sono quelle che presentano una grande massa fogliare e quelle che dispongono di foglie dotate di tricomi (peli fogliari) o che comunque hanno una superficie scabra.

Ma le piante non si limitano a bloccare fisicamente le particelle fini. Sono in grado di assorbire inquinanti gassosi come il monossido di carbonio, il biossido d’azoto e l’anidride solforosa, ma anche l’ozono.

L’agronomo a Cinisello Balsamo: progettista dell’aria pulita!

Cinisello Balsamo è uno dei comuni dell’hinterland milanese che spesso deve affrontare la cosiddetta emergenza smog. Si tratta di un comune densamente abitato, dove il traffico è elevato, ma nel quale, fortunatamente, non sono pochi i polmoni (e i fegati) verdi capaci di depurare l’aria. In particolare, ho avuto modo di visitare molti complessi condominiali dotati di giardini, quasi tutti realizzati diversi decenni or sono e, quindi, bisognosi di cure arboricolturali e agronomiche adeguate. In città, infatti, gli alberi invecchiano precocemente e richiedono interventi di manutenzione accorti e solo quando occorre (soprattutto per quanto riguarda le potature sugli alberi d’alto fusto). Nei giardini e nei parchi condominiali di qualità un capitolato per la gestione del verde è quindi un elemento irrinunciabile, non solo per motivi di carattere ornamentale e paesaggistico ma anche per permettere alle piante di espletare le proprie funzioni ecosistemiche.

Agronomo Cinisello Balsamo


Nei nuovi interventi, invece, quando si progetta un nuovo giardino (o il rifacimento di parti di un giardino esistente), studiare un sistema vegetale complesso – a livello di villa singola o di giardino condominiale – è fondamentale per realizzare giardini capaci di contrastare l’inquinamento cittadino e per respirare aria più pulita nei pressi delle nostre abitazioni. La scelta delle specie da mettere a dimora è ancora la fase più importante nella vita di un giardino: meglio approfondire lo studio del sito e non limitarsi ad acquistare le piante che ci vuole vendere il giardiniere di turno. Il risparmio iniziale (ammesso che ci sia) sarebbe vanificato nel corso degli anni a causa di maggiori necessità manutentive e minori servizi ecosistemici. È importante sapere che le piante emettono naturalmente alcuni composti organici volatili che possono reagire con alcune molecole presenti nei contesti inquinati e aumentare così la deleteria concentrazione di azoto nella bassa atmosfera. Fortunatamente solo alcune specie sono responsabili di questi fenomeni: piante che vanno accuratamente evitate in città.

Luca Masotto (dottore agronomo Milano n. 1212) è a disposizione per informazioni e preventivi al numero 333 4603805 o via email all’indirizzo studio@lucamasotto.it.
Tramite il marchio HD Garden realizzo giardini e terrazzi progettati su misura (www.hdgarden.it).

Alberi e clima: quale ruolo per l'agronomo a Milano?

Alberi e cambiamento climatico: cosa può fare l’agronomo a Milano?

Alberi e clima: cosa può fare l’agronomo a Milano?

Cosa possono davvero fare gli alberi contro il cambiamento climatico? E quale il ruolo del dottore agronomo a Milano?

Il cambiamento climatico non è un’opinione. Si misura ed è in atto. Lo ha ricordato recentemente anche Giampiero Maracchi, climatologo dell’Università degli Studi di Firenze e fondatore dell’Istituto di biometeorologia del Cnr.

A Parigi (Cop 21) si discute in questi giorni per raggiungere un accordo volto a contrastare gli effetti negativi delle attività umane sull’ambiente. Accordi tra i “Grandi” della terra. Ma cosa si può fare nel piccolo dei nostri giardini e delle nostre città? Ha davvero senso mettere a dimora alberi per aiutare il clima o è solo un’illusione?

L’albero assorbe anidride carbonica (CO2)

L’albero costruisce da sé le molecole di cui è composto: tessuti di sostegno, sostanze di riserva, organelli intracellullari, ecc. Tutto deriva dall’assunzione di acqua e sostanze nutritive dal terreno, nonché di energia dal sole e di anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera. La CO2 viene trasformata in sostanze di riserva e tessuti necessari allo sviluppo della pianta in un processo, la fotosintesi clorofilliana, che porta alla liberazione di ossigeno nell’atmosfera. Quindi l’albero sottrae in modo naturale, gratuito ed efficiente una quantità importante di anidride carbonica, molta della quale è emessa nell’atmosfera a causa del consumo di combustibili fossili (come il petrolio) da parte dell’uomo. Un albero può essere così visto come una sorta di deposito di carbonio, sottratto all’atmosfera e conservato biologicamente per numerosi decenni. Certo l’anidride carbonica non è il gas serra più pericoloso ma una sua riduzione può certo contribuire a migliorare il clima del nostro pianeta.

Alberi in città. Agronomo a Milano

Quanta anidride carbonica (CO2) assorbe un albero?

A livello teorico tutto torna. Ma a livello pratico? Gli alberi sono un mezzo efficiente ed efficace per assorbire quantità importanti di anidride carbonica?

Uno studio molto interessante ha recentemente messo il luce come l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera abbia portato a una maggiore efficienza delle piante nell’assorbire la CO2: in un certo senso, grazie a meccanismi tipici della fisiologia della maggior parte delle piante, gli alberi si sono adattati per incamerare ancora più carbonio (il 35% in più rispetto a un secolo fa), riducendo gli effetti del cambiamento climatico dovuto all’uso massiccio di combustibili fossili. Lo stesso studio ricorda che la vegetazione terrestre riesce ad assorbire un terzo delle emissioni umane in atmosfera.

Ovviamente, dal momento che nel mondo esistono migliaia di specie arboree differenti, non è possibile fornire un valore esatto circa l’anidride carbonica sequestrata da un albero. Tuttavia, un valore medio attendibile, è di circa 25 kg all’anno pari a circa 1 tonnellata di CO2 nell’arco di 40 anni di accrescimento, una durata plausibile con buona parte delle specie. È interessante notare che mentre sottrae anidride carbonica, un albero produce anche ossigeno sufficiente per due persone.

Alberi e ozono

I benefici degli alberi sul clima non si fermano certo qui. Ne voglio citare un altro, messo in evidenza da uno studio condotto in Texas: è stato dimostrato che la realizzazione di foreste periurbane permette l’assorbimento di notevoli quantità di ozono e di biossido d’azoto (circa 58 tonnellate del primo e 310 tonnellate del secondo) nell’arco di 30 anni. Un quantitativo importante.

Non è certo auspicabile sottrarre terreno prezioso all’agricoltura, tuttavia è facile immaginare quale potrebbero essere gli effetti positivi derivanti da un’ampia forestazione urbana! Pensiamo a quante aree dismesse esistono, a quanti filari alberati si potrebbero realizzare. Il tutto con enormi benefici anche per quanto riguarda microclima urbano, risparmio energetico e riduzione dell’usura del manto stradale.

Quale il ruolo dell’agronomo a Milano?

Gli alberi sono quindi grandi alleati contro i cambiamenti climatici, sia in un’ottica micro sia in un’ottica di livello planetario.

Metterli a dimora e dimenticarsene, tuttavia, non è la strada ideale.

L’ambiente urbano, per un albero, è un ambiente inospitale: il terreno è spesso di cattiva qualità, il suolo è compattato, l’irrigazione spesso assente o inadeguata, la radiazione luminosa non ottimale.

Per questo la gestione del verde urbano deve essere svolta con professionalità. La scelta delle specie, lo studio delle migliori tecniche di messa a dimora, la programmazione di una buona manutenzione ordinaria e straordinaria sono decisioni delicate e fondamentali per il successo. L’improvvisazione può portare a scelte sbagliate con conseguenze non solo sul lato ornamentale, paesaggistico ed economico ma anche ecosistemici. In altri termini, una gestione scorretta può vanificare i benefici climatici degli alberi.

Per ulteriori informazioni potete contattarmi al 333 4603805 o via email all’indirizzo studio@lucamasotto.it. Sono a completa disposizione per eventi di divulgazione ambientale.

Riferimenti bibliografici

Gli studi citati nel post sono reperibili in formato integrale ai seguenti link:

Tetti verdi Minoprio

Tetti verdi. Appunti per un verde pensile di qualità

Tetti verdi. Spunti dal progetto LifeMedGreenRoof

La progettazione e la realizzazione dei tetti verdi richiedono un’accurata selezione delle piante e dei substrati.
Molte conferme dal recente convegno tenuto presso Fondazione Minoprio.

Garden grabbing, ossia accaparramento di giardini. È questa la felice definizione di un infelice fenomeno che Antoine Gatt ha utilizzato per descrivere l’ulteriore consumo di suolo nelle aree già urbanizzate: giardini, parchi e spazi aperti sottratti ai Cittadini per costruire una maglia residenziale sempre più fitta.
Gli effetti sul microclima urbano e, quindi, sulla qualità della vita e sui costi energetici sono ormai noti, ma durante il convegno “I tetti verdi nell’ambiente mediterraneo” tenutosi presso la Fondazione Minoprio il 12 novembre 2015 sono stati forniti interessanti dettagli e riferimenti tecnico-scientifici.

Tetti verdi e microclima urbano

Il microclima urbano può differire anche in modo sensibile dalle condizioni climatiche delle zone periurbane e rurali site a pochi chilometri di distanza. Questo per una serie di ragioni tra le quali:

  • la geometria particolarmente complessa delle aree cittadine che modifica la dinamica dei venti e quindi il naturale raffrescamento;

  • le caratteristiche tecniche dei materiali da costruzione che ostacolano l’allontanamento del calore;

  • la ridotta evapotraspirazione a opera della vegetazione sia perché le aree coperte dalla vegetazione sono molto limitate, sia perché le condizioni fitosanitarie delle stesse sono spesso carenti;

  • l’albedo delle arre urbane è inferiore a quello delle aree naturali.

L’isola termica urbana comporta un elevato dispendio energetico per le operazioni di raffrescamento e riscaldamento. Si tratta di numeri importanti, se si considera che gli edifici commerciali e residenziali sono responsabili di oltre il 30% delle emissioni complessive che si registrano in città. I tetti verdi “stabilizzano” la temperatura degli edifici, attenuando le escursioni termiche estive e invernali, e aumentano l’evapotraspirazione complessiva; pertanto, una maggiore diffusione del verde pensile avrebbe riflessi positivi non indifferenti sia a livello microclimatico sia a livello di sostenibilità energetica.
Non bisogna poi dimenticare che le città sono sempre più impermeabilizzate: il terreno libero, capace di attenuare il picco di deflusso in caso di eventi atmosferici intensi, è sempre meno e questo aumenta la vulnerabilità delle aree urbane ai nubifragi. Inoltre, l’acqua che ruscella dopo avere attraversato una copertura a verde risulta depurata da una serie di inquinanti che sono trattenuti dal terreno o direttamente dalle piante. È stato calcolato che se tutte le coperture piane del centro di Manchester fossero convertite a verde pensile si avrebbe una riduzione del 2,3% del pm10 (il particolato che affligge molte città): potrebbe sembrare poco ma, se si considera che i tetti verdi per definizione sono i situati a molti metri dal piano stradale, è un risultato da non trascurare.

Le piante e i substrati per un tetto verde

La progettazione e la realizzazione di un tetto verde non può prescindere da un accurato esame del luogo. A livello di Paesi mediterranei, ma anche limitando l’attenzione alle città italiane, il clima è molto diversificato con piogge distribuite in modo molto diverso nel corso delle stagioni. Lo stesso dicasi per quanto concerne le temperature, in particolare i picchi di caldo estivo e le gelate invernali.
Per questo motivo, è fuorviante fornire indicazioni – anche se di massima – circa i materiali da usare. Di certo è bene valutare con attenzione le proposte di coloro che offrono soluzioni preconfezionate, chiavi in mano, con substrati e specie vegetali standardizzate. Al contrario la scelta delle specie, del substrato e dello spessore del pacchetto costruttivo deve essere conseguenza di uno studio attento del microclima locale.
In particolare, è bene ponderare lo spessore del substrato: se nei Paesi del centro e del nord Europa sono tollerabili substrati molto sottili (si arriva a far vivere le piante in 3 cm di substrato), nei Paesi con condizioni climatiche più estreme è bene aumentare la profondità per rendere il sistema più resiliente, ossia meno soggetto alle bizze del tempo. Inoltre, è bene valutare con attenzione il contenuto di sostanza organica dei substrati: se da una parte è auspicabile per i suoi vantaggi agronomici, dall’altra si deve considerare che si tratta di un materiale soggetto a mineralizzazione quindi a una progressiva “scomparsa”. Occorre inoltre valutare il contenuto di calcare sia per i suoi riflessi sulla nutrizione vegetale sia per le potenziali conseguenze sul sistema di smaltimento delle acque.

Tetti verdi Milano

La manutenzione dei tetti verdi

Uno dei principali fattori che determinano il successo o l’insuccesso del verde pensile è costituito dalla manutenzione o, meglio, dai costi di manutenzione. Questi possono essere molto variabili.
Una prova comparata svolta dalla dottoressa Helga Salchegger del Centro di sperimentazione agraria e forestale di Laimburg ha dimostrato come la manutenzione ridotta a un intervento all’anno sia una pratica quasi utopica. Ne segue che, per un sistema a verde estensivo, sono da considerare almeno due interventi di manutenzione annuali che aumentano nel caso in cui si vogliano soluzioni di tipo più giardinistico nelle quali la manutenzione può richiedere interventi frequenti al pari di un giardino tradizionale.
Interventi di manutenzione particolari, ossia tipici del verde pensile, sono costituiti dalla verifica dell’attecchimento delle piantine dopo i rigori invernali. Dal momento che le piante sono coltivate in vivaio in substrati di tipo vivaistico che differiscono notevolmente da quelli impiegati per la realizzazione dei pacchetti costruttivi delle coperture verdi, non è infrequente assistere a fenomeni di “espulsione” dal substrato delle piante di recente messa a dimora, fenomeni dovuti alle differenti caratteristiche fisiche dei due substrati che si comportano in modo diverso a seguito del gelo. Qualora ciò avvenisse, le piante devono essere nuovamente rimesse in sede pena una ridotta percentuale di attecchimento.
In ogni caso, al di là di casi particolari, una delle principali voci di costo è rappresentata dalla lotta alle infestanti.

Le infestanti del verde pensile

Il tetto verde può essere visto come un “giardino in movimento” alla Gilles Clement. Si tratta infatti di un ambiente estremo, sottoposto a sensibili escursioni termiche, un ambiente dove le infestanti, grazie alla loro aggressività, possono avere vita facile nei confronti delle specie più desiderabili. È bene tuttavia considerare che alcune delle infestanti che possono svilupparsi in un tetto verde non costituiscono un problema perché presentano un buon interesse ornamentale; in questo caso la loro presenza può anzi essere incentivata evitando di rimuoverle e facilitando così l’ulteriore colonizzazione del tetto verde.
Di norma le infestanti – tra le quali si annidano anche piante arbustive e arboree, basta citare
Buddleja e Ailanthus – si diffondono a opera del vento e degli animali; tuttavia nel caso del verde pensile il fattore predominante è costituito dall’uomo: buona parte delle malerbe si annida nei substrati mal conservati prima della messa in opera oppure viene portato “in quota” nel corso delle operazioni di manutenzione.

Un tetto verde di qualità

Da quanto detto, un tetto verde di qualità non può essere una soluzione preconfezionata, adatta a tutte le esigenze e latitudini.
Al di là degli aspetti paesaggistici, infatti, un tetto verde di successo deve essere studiato nei dettagli, a partire dagli aspetti microclimatici, in modo da scegliere il substrato e la stratigrafia più adatta. La scelta delle specie sarà frutto di una ricerca attenta che non si limiti alla mera copiatura di altri interventi e che eviti la diffusione dell’ormai celebre deserto di
Sedum. Anche nelle coperture a verde, infatti, è bene porre a dimora un buon numero di specie vegetali in modo da aumentare la biodiversità e con essa la resilienza del sistema verde. Una biodiversità che non si limita al mondo vegetale, ma che si spinge sino ai funghi, ai batteri e alla microfauna che popolano i substrati, micro-ospiti fondamentali per garantire il ciclo dei nutrienti e la nutrizione vegetale.

Per ulteriori informazioni sono a disposizione ai recapiti di studio: tel. 333 4603805 e email studio@lucamasotto.it
Altri approfondimenti possono essere trovati anche nel blog di Green Service Italia, dove pubblico contributi circa i tetti verdi.

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Adottare il verde pubblico: a Milano si può!

Sono sempre più numerose le Amministrazioni comunali che danno la possibilità di adottare un’aiuola pubblica a singoli cittadini o a Condomini. E sono sempre di più i cittadini e i Condomini che richiedono aree da curare, da rendere più belle e più verdi.
Un modo per prendersi cura di un pezzetto di città ma anche un’idea innovativa per rendere più decoroso l’ingresso del proprio stabile.
Non si tratta della classica sponsorizzazione che spesso caratterizza le rotonde stradali.

Adottare il verde pubblico a Milano

Adottare un’aiuola a Milano, per esempio, significa prendersi cura anche dei parterre sotto casa, spesso invasai da auto in sosta selvaggia. Infatti, anche i Condomini possono adottare un’aiuola: è sufficiente predisporre un progetto adeguato, corredato da una relazione tecnica, e presentarlo presso gli Uffici comunali entro le scadenze determinate dall’Amministrazione. La consulenza di un dottore agronomo a Milano è particolarmente utile perchè l’adozione delle aree verdi è soggetta a un bando e, pertanto, è bene che il progetto sia curato nei particolari e analizzi le caratteristiche dell’aiuola che si vuole adottare in modo da scegliere le specie vegetali più interessanti e adatte al luogo di messa a dimora.

Adottare un’aiuola in altre città

In altre città, le modalità di adozione del verde pubblico possono variare. Tuttavia, dal momento che la consapevolezza dell’importanza di vivere in città più verdi sta crescendo sempre di più, anche nelle città – e nei piccoli Comuni – che non prevedono specifiche procedure è possibile presentare progetti di adozione presso gli Uffici tecnici.

Ridurre i costi di manutenzione del verde adottato

Per ridurre al minimo i costi di manutenzione dello spazio verde adottato, è importante valutare le caratteristiche del terreno e l’esposizione, nonché scegliere specie adatte, rustiche, resistenti o tolleranti ai principali problemi fitosanitari presenti nell’area di riferimento. Risparmiare in fase progettuale può trasformarsi in un boomerang: scelte errate possono comportare costi di manutenzione elevati e vanificare in poco tempo l’economia iniziale. In particolare si dovrà prestare attenzione alla reazione del terreno (pH), alla dotazione di nutrienti, alla struttura e alla composizione granulometrica del suolo, alla disponibilità di acqua e di radiazione luminosa diretta e indiretta.