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Orti urbani condominiali Milano Luca Masotto agronomo

Orti urbani a Milano Green Week 2018

Orti urbani alla Milano Green Week 2018

Orti urbani! Non solo alberi, non solo verde. La Milano Green Week ha messo in luce la voglia dei milanesi di coltivare i prodotti che si portano in tavola. Centinaia di persone hanno assistito ai laboratori e ai seminari di approfondimento che si sono susseguiti il 29 e 30 settembre all’interno della cornice di Cascina Merlata – UpTown Milano.

Milano Green Week e urban farming

Orti condominiali Milano Luca Masotto agronomo

Il fenomeno Urban farming affonda le proprie radici nella volontà di controllare ciò che si mangia, ma anche e soprattutto nella voglia di (ri)scoprire la stagionalità delle produzioni, la naturale ciclicità dei prodotti della terra.

Un fenomeno che ha una matrice culturale prima che colturale: l’orto condominiale – ma anche l’orto singolo – permette di riscoprire una socialità urbana ormai assopita, che potrà essere risvegliata da scambi di semi, di piantine, di prodotti in eccesso. I più piccoli potranno scoprire come nascono e come (e quando) si sviluppano gli ortaggi; tutti potranno apprezzare l’importanza della biodiversità vegetale, richiamo tra l’altro per farfalle e insetti pronubi.

 

Orti condominiali Milano Luca Masotto agronomo

Milano Green Week e gli orti condominiali

Una particolare attenzione è stata riservata alla possibilità di progettare e avviare orti condominiali sotto la supervisione e il monitoraggio tecnico di dottori agronomi. Si tratta di un’occasione unica per ripopolare i giardini, destinando porzioni più o meno consistenti alla coltivazione di ortaggi, ma anche per sfruttare superfici spesso abbandonate come i tetti (piani) degli edifici. Questi possono essere recuperati per produrre cibo di qualità e per costruire nuovi spazi di aggregazione sotto forma di aree di sosta e di percorsi sospesi con vista sul nuovo skyline milanese.

Prestigiose collaborazioni con partner del calibro di Ecospheris permettono di fornire soluzioni chiavi in mano: dalla progettazione alla costruzione degli orti, dal piano colturale – fondamentale per sfruttare al meglio gli spazi – alla formazione dei conduttori degli orti. Senza dimenticare l’importanza di un affiancamento tecnico continuo, in tempo reale, necessario per superare dubbi circa malattie, irrigazioni e agrotecniche.

Per qualsiasi informazione contattatemi ai recapiti di studio cell. 333.4603805 e studio@lucamasotto.it 

Milano Progettazione del verde

L’importanza del verde nel contesto urbano: intervista a Pronto Pro.

Oggi ho avuto il piacere di rilasciare un’intervista al blog di ProntoPro.
Una chiacchierata veloce a proposito dell’importanza del verde nel contesto urbano: dalla regolazione del microclima urbano al ruolo del verde pensile, dalla valutazione di stabilità degli alberi e dei rischi loro connessi alla divulgazione ambientale.
L’intervista completa alla pagina internet del blog di ProntoPro disponibile al seguente link: https://www.prontopro.it/blog/ecco-come-il-verde-puo-migliorare-la-qualita-della-nostra-vita/

Agronomo Milano Orto giardino

Orto giardino, utile e dilettevole

Orto giardino: perché rinunciare ai piaceri del giardino se si vuole fare l’orto?

L’orto giardino è sempre più diffuso, vuoi per la crescente passione verde degli italiani, vuoi per gli spazi ridotti che costringono a concentrare tutto in pochi metri quadrati. L’orto giardino è una delle tendenze del verde contemporaneo, spazi aperti (anche terrazzi) dove lo svago e la contemplazione sono associati all’utilità di coltivare ortaggi, frutti e aromi. Da una parte ci sono i proprietari di giardini – numerosissimi – che vogliono arricchire il giardino di piante a uso culinario, dall’altra ci sono i conduttori dei tradizionali orti che desiderano aumentare la valenza estetica e paesaggistica della proprietà grazie all’introduzione di specie ornamentali.

Occorre ripensare gli spazi, scombinare i percorsi, abbandonare le rigide geometrie delle aree coltivate, aprire il giardino a piante “insolite”. Non si deve avere paura di sbagliare perché, come spesso si dice, nel giardinaggio non esistono errori, solo esperimenti.

Un orto giardino non è la semplice commistione tra i due tradizionali assetti vegetazionali: non è sufficiente inserire pomodori in un’aiuola! È importante (ri)disegnare le varie zone in modo che queste possano accogliere in modo armonico e ragionato le diverse specie vegetali al fine di ricreare uno spazio fruibile e, al contempo, utile dal punto di vista produttivo.

Laddove lo spazio dovesse essere esiguo, tuttavia, il consiglio è quello di segmentare la proprietà in due zone funzionalmente distinte con l’area a giardino, di norma, posta nei pressi dell’ingresso e quella a orto in una posizione più defilata. La separazione tra le due zone potrà essere realizzata con piante aromatiche opportunamente scelte al fine di rendere graduale la transizione tra gli ambienti: lavanda, elicriso, salvia (in tutte le sue infinite varietà) e rosmarino – anche nella forma prostrata, ossia ricadente – sono le specie che fanno al caso nostro. In alternativa, si può optare per separare in modo netto le due aree funzionali, per esempio con una piccola recinzione colorata oppure con una siepe bassa di aromatiche oppure ancora – come ho scelto di fare a casa mia – con vasi di recupero riverniciati ad hoc. Nel mio caso, le fioriere riciclate hanno il triplice scopo di delimitare l’orto, di creare geometrie lineari in contrasto con le curve morbide delle aiuole ornamentali e di individuare una serie di accessi informali all’area coltivata.

Se abbiamo a disposizione spazi regolari e importanti – nell’ordine di alcune centinaia di metri quadrati – possiamo aspirare a risultati ancora più interessanti. In questo caso, l’orto e il giardino potranno essere espressione di un unico ambiente dove il disegno di aiuole floreali e commestibili deve essere unitario. Perché non sviluppare l’orto lungo un percorso profumato di aromatiche? Un orto da coltivare, da guardare, da “passeggiare”. Così, dopo il raccolto, porteremo in casa non solo pomodori e zucchine ma anche margheritone colorate, fiori di ortensia e steli di hemerocallis con i quali rallegrare gli interni dell’abitazione.

L’importante è non concedere troppo alla fantasia, pena la perdita di funzionalità e fruibilità dell’orto giardino. In particolare, se lo spazio ce lo consente, dobbiamo ricordarci di ritagliare due elementi fondamentali per la vita all’aperto: un’area relax destinata al gioco, alla tintarella o alla lettura di un buon libro e un’area da pranzo dove intrattenere gli ospiti con pietanze leggere e saporite a base dei frutti dell’orto. Un pergolato rustico o hi-tech con una vite da tavola, alcune piccole piante da frutto e, sullo sfondo, file ordinate di pomodori – da cogliere al volo – nonché melanzane e peperoni da grigliare al momento. Il tutto immersi nel profumo di rosmarino, santoreggia, timo, salvia, origano e maggiorana.

Per i più grandi una foglia di menta cade in un bicchiere da cocktail pestato (ottima la varietà ‘Yerba Buena’ ma… attenzione al caldo!), per i più piccoli, la stessa menta potrà aromatizzare un rinfrescante tè freddo.

E le vacanze iniziano prima ancora di lasciare casa!

(Articolo redatto per il numero 8/2016 del mensile RatioFamiglia, www.ratiofamiglia.it)

Vedi anche l’articolo “L’orto terrazzo, coltivare fino al cielo

Progettazione giardini Milano

Estate a tutto colore!

Progettazione giardini Milano: le piante giuste per dipingere balconi e terrazzi.

L’estate si avvicina, il caldo inizia a farsi sentire, il pensiero corre veloce ai pomeriggi e alle serate passate in giardino o sul terrazzo in compagnia di ospiti e amici. In queste occasioni non è infrequente che l’argomento cada sulle piante che ci circondano e allora… come possiamo fare bella figura? Quali piante scegliere per avere una fioritura continua nel corso dell’estate?
Le possibilità non mancano! Sono molti gli arbusti e le specie erbacee perenni che possiamo utilizzare, ricordando che prima di qualsiasi acquisto è bene verificare sia le caratteristiche del terreno sia l’esposizione dell’aiuola o del vaso, altrimenti la tanto desiderata fioritura potrebbe risolversi in ben poca cosa. Le fioriture, infatti, sono condizionate in modo rilevante dal “benessere” della pianta e, soprattutto, dalla radiazione luminosa che possono intercettare: anche la più fiorifera delle rose farebbe scena muta se posta in un angolo buio.
La potentilla, per esempio, è un arbusto dimenticato. Minuta e caducifoglia, di forma tondeggiante, da maggio ai primi freddi produce una grande quantità di fiori a coppa di colore variabile tra il giallo, il rosso e il rosa a seconda delle varietà. Sebbene la fioritura non sia particolarmente appariscente, ha il vantaggio di essere continua e duratura: un ottimo sfondo per altre piante da fiore.
La tamerice, invece, è un arbusto o piccolo albero che si prodiga in una fioritura vaporosa e leggera, di colore rosa, che si manifesta in primavera, in estate o in autunno a seconda delle specie. Se vogliamo stupire i nostri ospiti con una nuvola rosa estiva, allora dobbiamo orientarci su Tamarix pentandra, ottima anche per i giardini “dimenticati” – magari nelle seconde case al mare – perché sopporta bene sia l’aria salmastra sia le condizioni di aridità.
Se poi vogliamo avventurarci nel mondo pressoché sconfinato delle piante erbacee allora le possibilità di scelta aumentano considerevolmente.
Una delle prime specie che vengono alla mente pensando all’estate è Rudbeckia fulgida, un’asteracea dal tipico aspetto di “margheritona” dove l’infiorescenza è costituita da grandi capolini con “petali” di colore giallo intenso, riuniti attorno a un bottone scuro. Rudbeckia occupa lentamente le aree circostanti a quelle dove è messa a dimora, un ottimo rimedio per contrastare le infestanti estive. Il rovescio della medaglia, così come per le altre erbacee di cui si dirà, è che in inverno secca e deve essere recisa; ma la primavera successiva tornerà senza indugio, preceduta da un letto di foglioline verdi.
Con varietà che sfoggiano colori compresi tra il verde pallido e il giallo intenso, tra il rosa tenue e il rosso fuoco, il genere Hemerocallis è una vera e propria macchina da fiori. Sul mercato sono disponibili centinaia di varietà, alcune delle quali sempreverdi o semisempreverdi (ossia le foglie sopravvivono alla stagione fredda se l’inverno non è troppo rigido). I fiori non durano molto ma vengono prodotti in continuazione.
Rudbeckia e, soprattutto, Hemerocallis sono erbacee già abbastanza diffuse e che possono essere trovate con relativa facilità nei vivai. Un po’ più insolite, invece, sono le ultime due piante che vi presento: Kniphofia e Crocosmia. La prima è un fiammeggiante punto esclamativo in giardino, originario dei climi caldi sudafricani ma ottimamente adattata anche alle nostre temperature. Crocosmia è invece una delle più eleganti tuberose da fiore, ottima anche come fiore reciso, le cui foglie, in primavera, tagliano l’aria fresca del mattino con raffinatissime pennellate di colore verde intenso.

Articolo pubblicato originariamente su RatioFamiglia del 13 giugno 2016 (www.ratiofamiglia.it)

Luca Masotto, dottore agronomo Milano n. 1212, si occupa di progettazione e gestione di giardini e terrazzi a Milano e in tutta la Lombardia.

Tetti verdi Minoprio

Tetti verdi. Appunti per un verde pensile di qualità

Tetti verdi. Spunti dal progetto LifeMedGreenRoof

La progettazione e la realizzazione dei tetti verdi richiedono un’accurata selezione delle piante e dei substrati.
Molte conferme dal recente convegno tenuto presso Fondazione Minoprio.

Garden grabbing, ossia accaparramento di giardini. È questa la felice definizione di un infelice fenomeno che Antoine Gatt ha utilizzato per descrivere l’ulteriore consumo di suolo nelle aree già urbanizzate: giardini, parchi e spazi aperti sottratti ai Cittadini per costruire una maglia residenziale sempre più fitta.
Gli effetti sul microclima urbano e, quindi, sulla qualità della vita e sui costi energetici sono ormai noti, ma durante il convegno “I tetti verdi nell’ambiente mediterraneo” tenutosi presso la Fondazione Minoprio il 12 novembre 2015 sono stati forniti interessanti dettagli e riferimenti tecnico-scientifici.

Tetti verdi e microclima urbano

Il microclima urbano può differire anche in modo sensibile dalle condizioni climatiche delle zone periurbane e rurali site a pochi chilometri di distanza. Questo per una serie di ragioni tra le quali:

  • la geometria particolarmente complessa delle aree cittadine che modifica la dinamica dei venti e quindi il naturale raffrescamento;

  • le caratteristiche tecniche dei materiali da costruzione che ostacolano l’allontanamento del calore;

  • la ridotta evapotraspirazione a opera della vegetazione sia perché le aree coperte dalla vegetazione sono molto limitate, sia perché le condizioni fitosanitarie delle stesse sono spesso carenti;

  • l’albedo delle arre urbane è inferiore a quello delle aree naturali.

L’isola termica urbana comporta un elevato dispendio energetico per le operazioni di raffrescamento e riscaldamento. Si tratta di numeri importanti, se si considera che gli edifici commerciali e residenziali sono responsabili di oltre il 30% delle emissioni complessive che si registrano in città. I tetti verdi “stabilizzano” la temperatura degli edifici, attenuando le escursioni termiche estive e invernali, e aumentano l’evapotraspirazione complessiva; pertanto, una maggiore diffusione del verde pensile avrebbe riflessi positivi non indifferenti sia a livello microclimatico sia a livello di sostenibilità energetica.
Non bisogna poi dimenticare che le città sono sempre più impermeabilizzate: il terreno libero, capace di attenuare il picco di deflusso in caso di eventi atmosferici intensi, è sempre meno e questo aumenta la vulnerabilità delle aree urbane ai nubifragi. Inoltre, l’acqua che ruscella dopo avere attraversato una copertura a verde risulta depurata da una serie di inquinanti che sono trattenuti dal terreno o direttamente dalle piante. È stato calcolato che se tutte le coperture piane del centro di Manchester fossero convertite a verde pensile si avrebbe una riduzione del 2,3% del pm10 (il particolato che affligge molte città): potrebbe sembrare poco ma, se si considera che i tetti verdi per definizione sono i situati a molti metri dal piano stradale, è un risultato da non trascurare.

Le piante e i substrati per un tetto verde

La progettazione e la realizzazione di un tetto verde non può prescindere da un accurato esame del luogo. A livello di Paesi mediterranei, ma anche limitando l’attenzione alle città italiane, il clima è molto diversificato con piogge distribuite in modo molto diverso nel corso delle stagioni. Lo stesso dicasi per quanto concerne le temperature, in particolare i picchi di caldo estivo e le gelate invernali.
Per questo motivo, è fuorviante fornire indicazioni – anche se di massima – circa i materiali da usare. Di certo è bene valutare con attenzione le proposte di coloro che offrono soluzioni preconfezionate, chiavi in mano, con substrati e specie vegetali standardizzate. Al contrario la scelta delle specie, del substrato e dello spessore del pacchetto costruttivo deve essere conseguenza di uno studio attento del microclima locale.
In particolare, è bene ponderare lo spessore del substrato: se nei Paesi del centro e del nord Europa sono tollerabili substrati molto sottili (si arriva a far vivere le piante in 3 cm di substrato), nei Paesi con condizioni climatiche più estreme è bene aumentare la profondità per rendere il sistema più resiliente, ossia meno soggetto alle bizze del tempo. Inoltre, è bene valutare con attenzione il contenuto di sostanza organica dei substrati: se da una parte è auspicabile per i suoi vantaggi agronomici, dall’altra si deve considerare che si tratta di un materiale soggetto a mineralizzazione quindi a una progressiva “scomparsa”. Occorre inoltre valutare il contenuto di calcare sia per i suoi riflessi sulla nutrizione vegetale sia per le potenziali conseguenze sul sistema di smaltimento delle acque.

Tetti verdi Milano

La manutenzione dei tetti verdi

Uno dei principali fattori che determinano il successo o l’insuccesso del verde pensile è costituito dalla manutenzione o, meglio, dai costi di manutenzione. Questi possono essere molto variabili.
Una prova comparata svolta dalla dottoressa Helga Salchegger del Centro di sperimentazione agraria e forestale di Laimburg ha dimostrato come la manutenzione ridotta a un intervento all’anno sia una pratica quasi utopica. Ne segue che, per un sistema a verde estensivo, sono da considerare almeno due interventi di manutenzione annuali che aumentano nel caso in cui si vogliano soluzioni di tipo più giardinistico nelle quali la manutenzione può richiedere interventi frequenti al pari di un giardino tradizionale.
Interventi di manutenzione particolari, ossia tipici del verde pensile, sono costituiti dalla verifica dell’attecchimento delle piantine dopo i rigori invernali. Dal momento che le piante sono coltivate in vivaio in substrati di tipo vivaistico che differiscono notevolmente da quelli impiegati per la realizzazione dei pacchetti costruttivi delle coperture verdi, non è infrequente assistere a fenomeni di “espulsione” dal substrato delle piante di recente messa a dimora, fenomeni dovuti alle differenti caratteristiche fisiche dei due substrati che si comportano in modo diverso a seguito del gelo. Qualora ciò avvenisse, le piante devono essere nuovamente rimesse in sede pena una ridotta percentuale di attecchimento.
In ogni caso, al di là di casi particolari, una delle principali voci di costo è rappresentata dalla lotta alle infestanti.

Le infestanti del verde pensile

Il tetto verde può essere visto come un “giardino in movimento” alla Gilles Clement. Si tratta infatti di un ambiente estremo, sottoposto a sensibili escursioni termiche, un ambiente dove le infestanti, grazie alla loro aggressività, possono avere vita facile nei confronti delle specie più desiderabili. È bene tuttavia considerare che alcune delle infestanti che possono svilupparsi in un tetto verde non costituiscono un problema perché presentano un buon interesse ornamentale; in questo caso la loro presenza può anzi essere incentivata evitando di rimuoverle e facilitando così l’ulteriore colonizzazione del tetto verde.
Di norma le infestanti – tra le quali si annidano anche piante arbustive e arboree, basta citare
Buddleja e Ailanthus – si diffondono a opera del vento e degli animali; tuttavia nel caso del verde pensile il fattore predominante è costituito dall’uomo: buona parte delle malerbe si annida nei substrati mal conservati prima della messa in opera oppure viene portato “in quota” nel corso delle operazioni di manutenzione.

Un tetto verde di qualità

Da quanto detto, un tetto verde di qualità non può essere una soluzione preconfezionata, adatta a tutte le esigenze e latitudini.
Al di là degli aspetti paesaggistici, infatti, un tetto verde di successo deve essere studiato nei dettagli, a partire dagli aspetti microclimatici, in modo da scegliere il substrato e la stratigrafia più adatta. La scelta delle specie sarà frutto di una ricerca attenta che non si limiti alla mera copiatura di altri interventi e che eviti la diffusione dell’ormai celebre deserto di
Sedum. Anche nelle coperture a verde, infatti, è bene porre a dimora un buon numero di specie vegetali in modo da aumentare la biodiversità e con essa la resilienza del sistema verde. Una biodiversità che non si limita al mondo vegetale, ma che si spinge sino ai funghi, ai batteri e alla microfauna che popolano i substrati, micro-ospiti fondamentali per garantire il ciclo dei nutrienti e la nutrizione vegetale.

Per ulteriori informazioni sono a disposizione ai recapiti di studio: tel. 333 4603805 e email studio@lucamasotto.it
Altri approfondimenti possono essere trovati anche nel blog di Green Service Italia, dove pubblico contributi circa i tetti verdi.