Orti urbani condominiali Milano Luca Masotto agronomo

Orti urbani a Milano Green Week 2018

Orti urbani alla Milano Green Week 2018

Orti urbani! Non solo alberi, non solo verde. La Milano Green Week ha messo in luce la voglia dei milanesi di coltivare i prodotti che si portano in tavola. Centinaia di persone hanno assistito ai laboratori e ai seminari di approfondimento che si sono susseguiti il 29 e 30 settembre all’interno della cornice di Cascina Merlata – UpTown Milano.

Milano Green Week e urban farming

Orti condominiali Milano Luca Masotto agronomo

Il fenomeno Urban farming affonda le proprie radici nella volontà di controllare ciò che si mangia, ma anche e soprattutto nella voglia di (ri)scoprire la stagionalità delle produzioni, la naturale ciclicità dei prodotti della terra.

Un fenomeno che ha una matrice culturale prima che colturale: l’orto condominiale – ma anche l’orto singolo – permette di riscoprire una socialità urbana ormai assopita, che potrà essere risvegliata da scambi di semi, di piantine, di prodotti in eccesso. I più piccoli potranno scoprire come nascono e come (e quando) si sviluppano gli ortaggi; tutti potranno apprezzare l’importanza della biodiversità vegetale, richiamo tra l’altro per farfalle e insetti pronubi.

 

Orti condominiali Milano Luca Masotto agronomo

Milano Green Week e gli orti condominiali

Una particolare attenzione è stata riservata alla possibilità di progettare e avviare orti condominiali sotto la supervisione e il monitoraggio tecnico di dottori agronomi. Si tratta di un’occasione unica per ripopolare i giardini, destinando porzioni più o meno consistenti alla coltivazione di ortaggi, ma anche per sfruttare superfici spesso abbandonate come i tetti (piani) degli edifici. Questi possono essere recuperati per produrre cibo di qualità e per costruire nuovi spazi di aggregazione sotto forma di aree di sosta e di percorsi sospesi con vista sul nuovo skyline milanese.

Prestigiose collaborazioni con partner del calibro di Ecospheris permettono di fornire soluzioni chiavi in mano: dalla progettazione alla costruzione degli orti, dal piano colturale – fondamentale per sfruttare al meglio gli spazi – alla formazione dei conduttori degli orti. Senza dimenticare l’importanza di un affiancamento tecnico continuo, in tempo reale, necessario per superare dubbi circa malattie, irrigazioni e agrotecniche.

Per qualsiasi informazione contattatemi ai recapiti di studio cell. 333.4603805 e studio@lucamasotto.it 

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Droni multispettrali e gestione del verde urbano

Droni e verde urbano

L’uso dei droni per valutare le colture in pieno campo è una pratica ormai ampiamente utilizzata, soprattutto nei Paesi dove maggiori sono le dimensioni delle imprese agricole. Parimenti i droni vengono utilizzati per monitoraggi di carattere ambientale. Pressoché inesplorato resta invece il mondo del verde urbano dove i droni, soprattutto se equipaggiati con camere multispettrali, possono fornire preziosi suggerimenti per la gestione di questa risorsa, la cui importanza viene sempre più compresa sia a livello pubblico sia a livello privato.

Droni e verde urbano: i rilievi

Per questo motivo alla fine di giugno 2018 sono stati svolti alcuni voli sperimentali in collaborazione con Drone Emotions, azienda leader nella progettazione e nella vendita di droni, e con il Comune di Concorezzo che ha messo a disposizione le aree per i rilievi.

In dettaglio sono stati esaminati:

  • un parco pubblico che vede la presenza di alberi di alto fusto in fase giovanile o di maturità a fianco di quella di un grande cedro monumentale la cui età si aggira intorno ai 200 anni,
  • un viale cittadino caratterizzato dalla presenza di tigli su entrambi i lati della carreggiata, tigli che tuttavia sono stati gestiti in modo profondamente diverso nel corso degli ultimi anni.

Sono stati eseguiti rilievi nel visibile e, particolarmente interessanti, anche con l’ausilio di camere multispettrali grazie alle quali è stato successivamente calcolato l’indice NDVI, ad oggi il più diffuso e importante indice di vigoria vegetazionale utilizzato nel mondo.

Successivamente al volo e all’elaborazione dei dati per la determinazione dell’indice di vigoria, è stato eseguito un riscontro sul campo al fine di verificare la corrispondenza dei dati raccolti tramite le camere multispettrali con le condizioni vegetazionali rilevate da due dottori agronomi.

Droni e verde urbano: i risultati

I risultati ottenuti sono molto interessanti in quanto:

  • sono state individuate precise corrispondenze tra alberi in gravi difficoltà fisiologiche e indice di vigoria calcolato,
  • l’indice di vigoria ha permesso di esaltare le possibili difficoltà vegetazionali di alcuni soggetti arborei che sarebbero passate pressoché inosservate a una valutazione ordinaria di campo,
  • sono state rilevate differenze di vigoria tra specie afferenti al medesimo genere botanico e, addirittura, sono state riscontrate differenze di vigoria tra varietà della medesima specie,
  • è stato possibile valutare la vigoria, risultata scarsa, di alcune nuove messe a dimora, evidenziando stress post trapianto da monitorare;
  • l’esame della vegetazione del viale dimostra e conferma, sebbene con risultati in parte inattesi, l’influenza della potatura sullo stato fisiologico delle piante anche a distanza di quasi due stagioni vegetative dall’intervento.

I risultati ottenuti sono certamente incoraggianti e si prestano ad essere utilizzati in chiave gestionale secondo un’ottica pluriennale. In particolare, dal momento che si tratta di piante arboree, sarebbe interessante valutare riprese aeree ottenute a distanza di 1 o 2 anni l’una dall’altra, al fine di monitorare la vigoria delle piante e la loro risposta a eventuali interventi arboricolturalì, in primis biostimolazioni radicali.

Resta confermato il ruolo del consulente dottore agronomo che, in ogni caso, deve intervenire con riscontri in campo per individuare gli interventi più corretti.

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Luca Masotto agronomo milano Intervistailsalvagente

Piante e danni da freddo: come recuperare?

Piante e freddo: intervista a Il Salvagente

Il rischio di gelate è ormai passato. Anche se qualche ritorno di freddo è ancora possibile, questo è il momento di pensare a recuperare i danni con opportuni accorgimenti.

Ho incontrato Carla Tropia, giornalista del mensile Il Salvagente, per una breve intervista che inizia così: Come ogni essere umano, ci spiega l’agronomo, le piante sono in grado di raccontarci le loro sofferenze. Bisogna però saperle osservare, valutando la chioma. I consigli per intervenire senza creare altri “guai”.

Sì, perché anche le piante hanno il loro particolarissimo modo di comunicare. Il loro alfabeto, però, è muto, fatto di segni e di segnali che occorre saper cogliere con tempestività. Arricciamenti fogliari, discolorazioni e imbrunimenti sono alcuni dei silenziosi campanelli di allarme che dovremmo notare. Importante porsi in ascolto, osservandole attentamente in modo da correre per tempo ai ripari.

Qualche pillola discussa nell’intervista:

  1. Fondamentale è la prevenzione dei danni da freddo, prevenzione che passa in primo luogo da un’accorta progettazione al fine di mettere a dimora la classica pianta giusta nel posto giusto. Inutile cercare l’esostismo a tutti i costi se abbiamo una casa in montagna, per quante attenzioni potremo riservare a una pianta, il rischio è quello di una morte ingloriosa.
  2. Per aiutare tutte le piante, anche quelle più acclimatate, è bene proteggere l’apparato radicale (soprattutto per le piante in vaso): se qualche ramo può seccare ed essere rimosso senza problemi, meno facile è ripristinare la vitalità e il corretto funzionamento delle radici che devono quindi essere adeguatamente pacciamate.
  3. Attenzione alla concimazione, evitando eccessi di concimazione azotata che favoriscono un eccessivo sviluppo vegetativo, “intenerendo” i tessuti; con l’approssimarsi della stagione fredda è bene calibrare il potassio che al contrario ha un effetto “indurente” e aiuta le piante a superare i rigori invernali.

L’intervista completa è disponibile nella copia in uscita de Il Salvagente.

progettare le potature dottore agronomo Milano

La progettazione delle potature: l’agronomo a Pavia

Agronomo a Pavia: La progettazione delle potature

La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine è il titolo dell’intervento che mi è stato affidato nell’ambito dell’evento formativo della Scuola di AltRa Amministrazione dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, evento organizzato in collaborazione con i Comuni di Borgarello e Torre d’Isola (Borgarello, Villa Mezzabarba, 6 aprile 2018).

In fondo alla pagina è reperibile la presentazione proiettata nel corso dell’intervento. Di seguito alcune note per facilitarne la comprensione.

Perché potare?

Gli alberi esistono da molti milioni di anni prima che l’Uomo facesse la propria comparsa sulla Terra e si sono evoluti sino a pochi secoli or sono senza la necessità di essere regolarmente potati. In assenza di interventi umani, gli alberi si autoregolano secondo il fenomeno cosiddetto di autopotatura che consente loro di conservare un equilibrio energetico e morfofisiologico e che consiste nell’abbandonare (lasciandoli seccare e quindi cadere al suolo) i rami inefficienti dal punto di vista energetico.

In un contesto antropizzato, ovviamente, occorre gestire il rischio e, quindi, giocare di anticipo rispetto all’autopotatura per evitare danni a cose e persone. Occorre inoltre gestire i conflitti tra piante e costruito. Tutto questo, tuttavia, non deve tradursi in scompensi energetici e morfofisiologici per gli alberi poiché altrimenti si innesca una spirale di interventi frequenti con maggiori costi e minori servizi ecosistemici.

Dal calendario al cronoprogramma

Di norma, in ambito pubblico (ma anche in contesti privati), le potature sono eseguite “a giro” ossia a intervalli pressochè regolari dettati dalle esigenze di bilancio. Di solito, quindi, il fattore limitante è fornito dal bilancio finanziario il quale regola il numero di potature che vengono eseguite nel corso della stagione.

Se in luogo delle disponibilità di cassa si ponesse al centro un bilancio arboricolturale, associato a una valutazione del rischio delle singole aree verdi, si andrebbero a definire le effettive necessità di cure colturali su base progettuale. In altri termini, si interverrebbe solo laddove necessario, lasciando liberi gli alberi di esprimere la propria architettura vegetale (e gli eventuali fenomeni di autopotatura) ogni volta che questo non incide sul rischio fruitivo e sul costruito.

Una visione di insieme

Per ottenere questi risultati occorre svolgere un’accurata ricognizione territoriale al fine di mappare – anche per via qualitativa – il verde comunale nelle sue e di valutare l’effettivo livello di fruizione delle aree verdi.

Sulla base di questi dati è possibile stilare una scala delle priorità, ossia individuare le aree che richiedono interventi urgenti rispetto a quelle nelle quali le cure colturali possono essere procrastinate.

Una progettazione di dettaglio

Il livello di approfondimento deve essere aumentato nel momento in cui si passa alla progettazione esecutiva, tanto più se l’incarico non include la direzione dell’esecuzione del contratto. In questa sede, per ogni albero, deve essere individuata la lavorazione da eseguire, valutando attentamente le possibilità tecniche (arboricolturalmente corrette) e stimando il più probabile decorso fisiologico di breve periodo. Quest’ultimo aspetto è molto utile in un’ottica di ottimizzazione delle risorse in quanto consente di evitare investimenti su alberi privi di prospettive.

Dal dire al fare: la Direzione dei lavori

La Direzione dell’esecuzione del contratto è di fondamentale importanza – ed è auspicabile sia sempre assegnata a un dottore agronomo competente in materia – per trasferire sul campo le indicazioni arboricolturali progettate.

La Direzione dei lavori deve garantire una presenza puntuale in cantiere in modo da correggere in corso d’opera ogni eventuale errore di intervento: le cosiddette piante campione non sono sempre sufficienti. Ogni soggetto arboreo, infatti, rappresenta un caso a sé stante e come tale deve essere trattato.

Esempio 1. Comune di Concorezzo (MB)

La metodologia sopra brevemente descritta è stata applicata nel caso della progettazione delle potature del triennio 2017-2019 del Comune di Concorezzo. Rispetto alla cifra inizialmente messa a disposizione dal Comune (150 mila euro di potature sul triennio), sono stati progettati interventi per circa 123.000 euro con un risparmio di 27.000 euro. In realtà, a parità di perimetro, il risparmio sarebbe stato ancora maggiore in quanto i 123.000 euro comprendono anche interventi extra (es. biostimolazioni radicali). Se si considera che la parcella per progettazione e direzione dei lavori ammonta a circa 8.000 euro, ne segue che il risparmio complessivo è di 19.000 euro (27.000 – 8.000) con un ritorno dell’investimento pari al 238% (19.000/8.000). In altri termini, ogni euro speso in progettazione e direzione dei lavori ha generato 2,38 euro di risparmi.

Agronomo Monza risparmi Concorezzo

Esempio 2. Comune di Lodi Vecchio (LO)

Analogamente a quanto esposto per le potature a Concorezzo, anche a Lodi Vecchio è stata eseguita un’attenta progettazione delle potature da realizzare all’interno dei complessi scolastici cittadini. A fronte dei 40.000 euro che sarebbero stati spesi in assenza di progettazione, il computo metrico estimativo si è assestato su 21.500 euro con un risparmio del 46% e un ritorno dell’investimento pari al 1133% (ogni euro speso in progettazione e direzione dei lavori ha generato 11,33 euro di risparmi). A onore del vero, in questo caso, la parcella era sottostimata in quanto si trattava di un’estensione di un altro incarico. Tuttavia, anche ipotizzando un raddoppio della parcella il ritorno dell’investimento avrebbe superato il 550%.

Agronomo Lodi risparmi Lodi Vecchio

Benefici duraturi

Un intervento ben progettato e bene eseguito allunga i tempi di ritorno ossia il periodo di tempo che intercorre tra una potatura e la successiva. Il motivo risiede nel rispetto delle esigenze energetiche e morfofisiologiche di un albero che si traduce in un’architettura più regolare e in minori riscoppi vegetativi. Ne segue che i benefici della progettazione si estendono per un periodo di tempo molto superiore a quello dell’incarico. Tra i benefici duraturi sono da annoverare anche quelli derivanti dalla “scelta di non fare”, ossia, per esempio, dalla volontà progettuale di non intervenire (se non necessario) su alberi non ancora potati in modo da non alterare l’equilibrio che ne governa lo sviluppo.

Riprendendo i dati esposti in precedenza per le potature a Concorezzo e ipotizzando cautelativamente un allungamento dei tempi di ritorno medi tra due potature successive dai 4 anni (in assenza di progettazione e DL) ai 6 anni (in presenza di progettazione e DL), si otterrebbe un costo medio annuo delle potature pari a 30.000 euro circa rispetto ai 50.000 euro/anno stanziati dal Comune. Un risparmio netto del 40% che, se considerato in un’ottica poco più che decennale, consentirebbe di riqualificare profondamente un parco cittadino.

Agronomo Brianza risparmi potature Concorezzo

Verde e qualità della vita

Al di là degli indubbi risparmi finanziari, una corretta gestione del verde urbano consente di ottenere benefici di carattere non monetario (paesaggio, servizi ecosistemici, regolazione microclimatica e idraulica, adsorbimento degli inquinanti, ecc.) che in buona sostanza si traducono in qualità della vita dei cittadini, senza dimenticare la trasversalità del verde urbano: investire nel verde significa fornire aree dove bambini e ragazzi possono esercitare attività ludico-sportive, dove le famiglie possono giocare con i figli, dove gli studenti possono confrontarsi e gli anziani rinfrescarsi all’ombra degli alberi.

Scarica la presentazione cliccando qui sotto

Luca Masotto dottore agronomo Progettare le potature

Agronomo Pavia

Verde urbano. Soluzioni a portata di buone prassi.

L’Agronomo a Pavia: La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine, esempi virtuosi di razionalizzazione

Venerdì 6 aprile 2018, presso Villa Mezzabarba (via Principale 2, Borgarello PV), si terrà il convegno “Soluzioni per un uso efficiente delle risorse, salvaguardia e gestione del patrimonio arboreo”. Un incontro formativo all’insegna della gestione del verde con eccellenze a confronto e comunità che si contaminano per risolvere, al meglio, problemi.
L’incontro sarà organizzato dai Comuni di Borgarello e Torre d’Isola, insieme all’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi.

Avrò il piacere di proporre un intervento circa La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine, esempi virtuosi di razionalizzazione dove citerò anche recenti lavori pubblici che ho seguito come esempio di risparmi finanziari derivati da un’allocazione delle risorse guidata da elementi tecnico-arboricolturali.

PROGRAMMA COMPLETO

6 APRILE 2018

Ore 8.30 – Registrazione partecipanti

Ore 9.00 – Saluti della Associazione Nazionale Comuni Virtuosi e dei Sindaci

Ore 9.30 – Prof. Sartori – Il parco di Villa Mezzabarba e il progetto di recupero

Ore 9.45 – Dott. Agr. Gianni Azzali – PAN, la normativa per l’uso dei prodotti fitosanitari in aree pubbliche

Ore 10.15 – Dott. Agr. Mattia Marchesi – Controllo del contratto di manutenzione ordinaria del verde

Ore 10.35 – Silvestro Acampora – Gestione delle alberature urbane: esempi dalla città di Milano e cenni normativi

Ore 11.15 – Dott. Agr. Andrea Marin – la valutazione della stabilità delle alberature, la valutazione del rischio e Cenni sulle metodologie di analisi

Ore 11.35 – Dott. Agr. Luca Masotto – La progettazione degli interventi di potatura delle alberature cittadine, esempi virtuosi di razionalizzazione

Ore 12.00 – Dott. Ivana Casciano – Paderno Dugnano, il recupero ambientale di aree degradate. L’esempio del Parco Lago Nord

Ore 12.30 – Dibattito tra pubblico e relatori

Ore 13.00 – Pranzo a buffet

Ore 13.15 – Banco informativo – L’utilizzo del drone in arboricoltura urbana

Ore 14.00 – A. Zanin ETW, soci AIPV: esempi di potatura in tree climbing e cestello Dott. Agr. Marin e Dott. Agr. Masotto esempio di valutazione di stabilità delle alberature

Ore 16.00 – Chiusura lavori

Droni e verde urbano agronomo Milano

Droni multispettrali: un supporto per la gestione del verde urbano

L’impiego di droni nell’ambito del verde urbano è un ottimo punto di partenza e di completamento per tutti quegli interventi che mirano al contenimento dell’impiego di prodotti chimici e alla gestione del rischio associato alla presenza di alberi.

 

Un nuovo strumento per l’agronomo di città

È ormai di moda parlare di dati. Qualunque sia l’obiettivo di un progetto, la raccolta e l’esame di una grande quantità di dati è un elemento imprescindibile per una consulenza moderna ed efficace. Parlare di dati, quindi, non è un fenomeno passeggero, bensì un vero e proprio cambio di paradigma: con l’avanzare della tecnologia, ogni tipo di consulenza sta modificando il proprio approccio tanto che gli aspetti quantitativi stanno assumendo un peso predominante rispetto a quelli qualitativi. Ovviamente, nessuna macchina – per quanto sofisticata – potrà mai prendere il posto del professionista nell’ambito dell’analisi di sistemi complessi (soprattutto se “aperti” come il caso di un ecosistema urbano). Ma se ben utilizzate, le tecnologie di ultima generazione possono aiutare le consulenze libero professionali a compiere un notevole salto di qualità.

Il Progetto Parco di Villa Zoia a Concorezzo (Monza)

È per questo che ha preso avvio il Progetto Zoia che prevede la raccolta di grandi quantità di dati spaziali e puntuali al fine di una loro successiva analisi per comprendere nei minimi dettagli lo stato di fatto relativo a un parco cittadino della bassa Brianza. In questi giorni è stato svolto un rilievo tramite drone per la mappatura tridimensionale del Parco che permetterà di ottenere un modello digitale del terreno. Questo, a sua volta, consentirà di approfondire le dinamiche idrauliche con tutte le conseguenti implicazioni in materia di irrigazione, fitopatologia, nutrizione.

Droni e riprese multispettrali

Ma la restituzione dei dati raccolti nel campo del visibile è solo il primo passo per una conoscenza completa dell’ecosistema urbano. In primavera, una volta che le piante avranno rimesso completamente le foglie, si procederà a uno o più voli di completamento, volti alla raccolta di dati multispettrali: speciali camere rileveranno la quantità di radiazione riflessa a particolari lunghezze d’onda. I dati, rielaborati da appositi algoritmi in fase di affinamento, metteranno in evidenza la naturale variabilità di condizione fisiologica in funzione della specie, del luogo di messa a dimora, dell’esposizione nei confronti dei punti cardinali. Sulla base di successivi sopralluoghi di validazione in campo, si potranno individuare sul nascere le difficoltà fisiologiche o patologiche della vegetazione, intervenendo in modo rapido, mirato ed efficace.

Uno strumento, tante applicazioni

In ultima analisi, quindi, l’impiego di droni nell’ambito del verde urbano è un ottimo punto di partenza e di completamento per tutti quegli interventi ad alto contenuto consulenziale che mirano al contenimento dell’impiego di prodotti chimici e alla gestione del rischio associato alla presenza di alberi. Si pensi, per esempio, alla possibilità di individuare tempestivamente eventuali difficoltà radicali di alberi di alto fusto, introducendo programmi di lotta biologica nonché verifiche di stabilità con strumenti avanzati quali la prova dinamica di tenuta dell’apparato radicale.

Droni e verde urbano agronomo Milano

Per qualsiasi informazione sono a disposizione al numero 333.4603805 o all’indirizzo di posta studio@lucamasotto.it
I rilievi sono stati realizzati grazie alla collaborazione dei tecnici agrosurvey.farm

Labirinto di Mezzago

Tra i labirinti del paesaggio

Tra i labirinti del paesaggio

Perdersi tra piante, percorsi e simboli

Architetto e scultore, Dedalo è conosciuto principalmente per essere l’ideatore del celebre labirinto del Minotauro. Non è quindi un caso se il suo nome è ancora oggi considerato sinonimo di “labirinto”, costruzione architettonica dell’antichità caratterizzata da uno sviluppo planimetrico così articolato da rendere quasi impossibile l’orientamento e l’uscita dall’edificio.

Entrata labirinto parco della preistoria

Non è nemmeno un caso se uno dei primi labirinti in ambito giardinistico sia stato denominato “Maison Dedalus”, casa di Dedalo, quando venne realizzato all’interno delle proprietà del castello di Hedsin in Francia. Oggi di questo primo labirinto vegetale – risalente al quattordicesimo secolo – non rimane traccia alcuna, sebbene della sua esistenza via siano svariate prove scritte. Si trattava in ogni caso di una struttura molto simile al cosiddetto “labirinto dell’amore”, tipicamente organizzata secondo cerchi concentrici di siepi, al centro dei quali sorgeva un edificio, di norma un padiglione. Nel mezzo dell’edificio, poi, era messo a dimora un albero, che riassumeva simbolicamente una ricca schiera di riti e celebrazioni pagane legate alla ciclica rinascita della natura, allo scorrere del tempo e delle stagioni con il loro volgere di nascite, crescite, decessi e rinascite. Il legame con i miti della fecondità è evidente e, da questo, deriva l’allusione erotica e amorosa. Ma il labirinto dell’amore non è solo luogo fisico dove ricercare una più o meno fugace avventura lontano da occhi indiscreti, bensì anche simbolo della frequente difficoltà e dell’ambiguità di molte storie d’amore.

L’albero al centro del labirinto era anche evidente richiamo dell’albero della vita presente nel giardino dell’Eden. Le coppie che – passeggiando, rincorrendosi e chiacchierando – cercavano di raggiungere il centro del labirinto percorrevano quindi la stessa metaforica strada della coppia primigenia dell’Eden, una strada volta alla conoscenza ma anche al peccato. Su queste basi, in epoca medievale, si innestavano quindi numerose e variegate discussioni di carattere teologico e filosofico che poco hanno tuttavia a che vedere con gli aspetti squisitamente paesaggistici.

Forse anche per questo, nei secoli successivi, venne un po’ meno l’interesse per il labirinto. In effetti non ne furono più costruiti con regolarità almeno sino al diciottesimo secolo, anzi molti furono rimossi per dare spazio a nuove forme di assetto paesaggistico.

Villa Pisani

Proprio a cavallo tra Seicento e Settecento nacque l’architetto e poeta Gerolamo Fragimelica, autore dello splendido labirinto di Villa Pisani a Stra in provincia di Venezia. Il labirinto era una delle attrazioni del magnifico parco che si estendeva per oltre 11 ettari nei dintorni della Villa, tra gallerie di glicine, scuderie, broderies con grandi statue che si ispiravano ai modelli francesi di Andrè Le Notre a Versailles. Il labirinto di Villa Pisani ha comunque mantenuto la struttura originale settecentesca: nove cerchi concentrici costituiti da siepi, un tempo di carpino, oggi di bosso. Al centro del labirinto venne costruita una torretta dotata di due scale elicoidali esterne, ennesimo stratagemma per confondere i visitatori giunti al termine dell’esplorazione del dedalo verde. Solo in cima a questa torre, quindi, sarebbe giunta al termine la rincorsa amorosa del cavaliere che, finalmente, poteva incontrare la sua dama.

Castello di Schönbrunn

Alla stessa epoca risale il labirinto del castello viennese di Schönbrunn dove un tempo passeggiava l’imperatore e la sua famiglia. Costruito a partire dal 1698, questo labirinto era costituito da quattro sezioni di forma diversa e da un padiglione centrale rialzato dal quale era possibile osservare l’intero tracciato. Nel tempo il labirinto è stato lentamente abbandonato e solo da una ventina di anni circa è stato ripristinato: oggi è possibile seguire i suoi percorsi e immergersi in quasi 2.000 metri quadrati di dedalo. Non troppo distante sorge un altro labirinto, più recente e meno “classico”, dotato di giochi tattili ed enigmi matematici: dedicato ai più piccoli, ospita al centro un grande caleidoscopio che consente di osservare i visitatori da un punto di vista decisamente insolito.

Il parco de Horta

Si deve al marchese de Llupià, de Poal i d’Alfarràs la costruzione del parco de Horta. Uomo molto illuminato, il marchese incaricò l’architetto Domenico Bagutti di progettare un paro all’interno della propria tenuta, successivamente realizzato – all’inizio del diciannovesimo secolo – dal giardiniere francese Delvalet, supervisionato da Jaume Valls, direttore lavori catalano. La proprietà del parco rimase alla famiglia Desvalls sino agli anni Settanta del Novecento quando, destino comune a molti parchi privati, passò in gestione alla Città di Barcellona che ne fece un parco pubblico molto particolare tanto che, dopo il profondo restauro avviato nel 1994, il parco ha assunto la forma di “giardino museo”. Spettacolare attrazione del parco è certamente il labirinto che, circondato da maestose quinte vegetazionali di leccio, pino e farnia, assume una connotazione raccolta e tranquilla. L’arte topiaria è certamente padrona di questo scorcio di parco che, per altri versi, assume caratteristiche più eclettiche e informali, frutto della sua evoluzione in costante dialogo con le tendenze paesaggistiche dei decenni successivi la costruzione.

Castello di Donnafugata

Non sempre però i labirinti sono realizzati tramite la messa a dimora di piante. Anzi, talvolta, l’uso di materiale morto permette un maggiore dialogo con il paesaggio circostante. È il caso notevole del labirinto del Castello di Donnafugata in provincia di Ragusa, costruito con muretti a secco di pietra bianca ragusana e il cui ingresso era attentamente sorvegliato da un soldato in pietra. Si trattava di uno dei passatempi che allietavano la corte e i suoi ospiti, altrimenti balia della noia inattiva del caldo torrido estivo. La pianta di questo dedalo ragusano ha un particolare disegno trapezoidale, derivato – si potrebbe dire “copiato” – dal labirinto della tenuta inglese di Hampton Court Palace, il più antico labirinto di siepi del Regno Unito.

Labirinto castello di Donnafugata

Passeggiare nel “pirdituri” di Donnafugata, al pari di girovagare per il circostante parco di 8 ettari, era quindi un modo per godere del paesaggio circostante, costringendo gli ospiti a uscire dalle fresche stanze del castello per perdersi nei corridoi all’aperto ornati di rose rampicanti.

Labirinto di Mezzago

Un altro modo, molto più recente, per invitare la gente a lasciare le proprie case ed esplorare le campagne è quello che vede protagonista la cittadina di Mezzago, a pochi passi da Monza, nota per la produzione del rinomato asparago rosa. Qui si lasciano parchi e giardini per addentrarsi in un contesto di respiro ancora maggiore che vede protagonista l’ambiente rurale tramite opere di land art. Ideato dall’artista di origine tedesca Maria Mesch, ormai trapiantata in Italia, il labirinto di Mezzago viene realizzato annualmente in un appezzamento di mais di circa un ettaro. Un’opera d’arte (con)temporanea dal momento che, per sua natura, il mais deve essere raccolto dopo pochi mesi dalla semina. Tempo breve, è vero, ma sufficiente per permettere ai visitatori di godere di un’esperienza unica, a contatto con una coltura fortemente radicata nel territorio.

Labirinto di Mezzago

Un’opera che è realizzata per (di)segnare il territorio, per farne luogo facilmente – anche se temporaneamente – riconoscibile, per dare valore identitario a uno dei tanti, anonimi, campi di mais disseminati nella pianura padana. Al contempo, passeggiare all’interno del mais, consente di rallentare, riflettere, chiacchierare.

In altri termini, perdersi per ritrovarsi, ma questo vale un po’ per tutti i labirinti.

 

Articolo (M. Fabbri, L. Masotto) pubblicato originariamente sul numero 4/2017 del periodico dell’Associazione Senza Frontiere Onlus

Drone e verde urbano

Sperimentazione e innovazione: droni e verde urbano

Impiego di droni nel verde urbano

“Singolare studio quello che vuole mettere in atto l’agronomo Luca Masotto”

Così apre l’articolo del Giornale di Vimercate del 31 ottobre 2017 a firma di Rodrigo Ferrario che ringrazio per la chiacchierata.
In effetti, lo studio, svolto in collaborazione con Agrosurvey – brand di Drone Emotions specializzato nell’agricoltura di precisione – è decisamente innovativo e mira a introdurre l’uso di droni nel campo della gestione del verde urbano. Lo scopo è quello di valutare lo stato fisiologico delle piante di alto fusto in due aree della città di Concorezzo aventi caratteristiche stazionali molto diverse:

  • Parco di Villa Zoia, ottimo banco di prova grazie alle oltre 200 piante di alto fusto appartenenti a svariate specie e varietà;
  • Via Kennedy, dove vi è un filare di tigli in parte potato a inizio 2017 in parte potato diversi anni or sono.

Droni: nuova frontiera nella gestione degli alberi

Gli esami – già autorizzati dalla Giunta comunale – saranno svolti grazie a droni (ad ala fissa o ad ala rotante) in grado di trasportare fotocamere ad alta risoluzione per lo sviluppo di modelli tridimensionali del terreno e camere multispettrali capaci di leggere lunghezze d’onda invisibili all’occhio umano. A seconda dello stato fitosanitario e fisiologico, infatti, le piante presentano caratteristiche di riflettanza differenti: i sensori delle camere multispettrali catturano le onde elettromagnetiche riflesse dalle foglie e li inviano a un computer. I dati raccolti saranno quindi elaborati tramite particolari algoritmi dai quali si otterranno indici di vigoria sotto forma di mappe in falsi colori. Per avere un’idea della mappa in falsi colori, l’immagine seguente riporta i risultati di uno studio in campo agricolo recentemente svolto insieme ad Agrosurvey in provincia di Latina.

Droni e verde urbano

 

I dati rilevati ed elaborati in falsi colori dovranno essere successivamente validati da indagini agronomiche e arboricolturali di campo.
In questi giorni sono in via di definizione i piani di volo in attesa delle condizioni operative e stagionali più adatte per dare il via alla sperimentazione.

Per qualsiasi informazione o approfondimento potete contattarmi ai recapiti di Studio: mob. 333 4603805 o email studio@lucamasotto.it

Lo studio è svolto in stretta collaborazione con Agrosurvey, azienda specializzata nell’agricoltura di precisione (www.agrosurvey.farm)

Giornale di Vimercate

 

Milano Progettazione del verde

L’importanza del verde nel contesto urbano: intervista a Pronto Pro.

Oggi ho avuto il piacere di rilasciare un’intervista al blog di ProntoPro.
Una chiacchierata veloce a proposito dell’importanza del verde nel contesto urbano: dalla regolazione del microclima urbano al ruolo del verde pensile, dalla valutazione di stabilità degli alberi e dei rischi loro connessi alla divulgazione ambientale.
L’intervista completa alla pagina internet del blog di ProntoPro disponibile al seguente link: https://www.prontopro.it/blog/ecco-come-il-verde-puo-migliorare-la-qualita-della-nostra-vita/

QTRA Aboricoltore Milano Agronomo

Arboricoltore Milano: dall’analisi di stabilità alla valutazione del rischio

L’arboricoltore a Milano: dall’analisi di stabilità alla valutazione del rischio

Siamo spesso abituati a gestire gli alberi in funzione delle loro condizioni intrinseche. Hanno difetti strutturali? Hanno problemi fisiologici o malattie fungine?
Soprattutto, di solito, vogliamo scongiurare schianti o sbrancamenti, quasi fosse automatico il nesso tra caduta di un albero (o di una branca) e danni a persone e cose. Se la branca cadesse proprio mentre passa qualcuno? Se quell’albero inclinato cedesse proprio mentre sta uscendo qualcuno con l’automobile?

Arboricoltore Milano

Valutazione di stabilità degli alberi. Una scienza evoluta

La valutazione di stabilità degli alberi ha fatto notevoli progressi negli ultimi decenni. Metodi, prassi e protocolli hanno affinato le procedure di indagine.
Sofisticati strumenti tecnologici permettono oggi di indagare la consistenza dei tessuti legnosi in modo poco o per nulla invasivo.
Tuttavia solo ora si sta affacciando in Italia un approccio diverso alla coesistenza degli alberi con le attività umane.

QTRA. Un approccio quantitativo all’esame di stabilità degli alberi

Si tratta della valutazione del rischio associato alla presenza di alberi. Uno degli approcci più diffusi è il QTRA (Quantified tree risk assessment); si tratta di una valutazione quantitativa del rischio, quindi indipendente da ragionamenti di carattere qualitativo, talvolta emotivo, che sono tradizionalmente applicati alla materia.
Il metodo QTRA si basa su solide basi statistiche capaci di calcolare la probabilità che un albero possa provocare danni nel corso dei successivi 12 mesi. I parametri da valutare sono lo stato morfofisiologico e biomeccanico degli alberi, la frequentazione della potenziale area di schianto, le condizioni meteoclimatiche locali, le sollecitazioni cui l’albero è sottoposto e la probabile evoluzione dei fattori precedenti.
In questo modo viene stimata una probabilità di danno traducibile in termini monetari in modo da valutare se il costo degli eventuali interventi arboricolturali (potature, abbattimenti, ecc.) sia giustificabile o meno.

Valutazione del rischio degli alberi. I vantaggi

La valutazione del rischio degli alberi, in ultima analisi, può quindi essere vista come una razionalizzazione degli interventi in grado di allocare al meglio le risorse finanziarie destinate alla cura del verde, tanto in ambito pubblico quanto in ambito privato.

Luca Masotto è registered user per l’applicazione del metodo QTRA in Italia. Per maggiori informazioni è possibile inviare una email all’indirizzo studio@lucamasotto.it oppure contattarmi direttamente al 333 4603805.
La metodologia QTRA è descritta in dettaglio sulla pagina ufficiale www.qtra.co.uk